F1, Con Brembo alla scoperta di Silverstone

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Ci avviciniamo al giro di boa della stagione e la F1 fa tappa a Silverstone, per uno degli appuntamenti cult del calendario: il Gp d’Inghilterra, l’unico insieme a quello d’Italia, sempre presente nella storia del mondiale (capito Ecclestone?).

Il circuito di Silverstone ospiterà per la quarantottesima volta il gp britannico: la storia del tracciato ricavato dall’ex aeroporto della RAF si lega in maniera indissolubile al destino di questo sport (qui si corse il primo Gp della storia della F1, il 13 maggio 1950, con il successo di Farina su Alfa Romeo), e della Ferrari (prima vittoria del Cavallino Rampante in F1 proprio a Silverstone nel 1951).

Oggetto di varie modifiche nel corso dei decenni, nella sua configurazione attuale la pista misura 5891 metri (la distanza di gara è di 52 tornate, pari a 306.332 km), gira in senso orario e presenta 18 curve (10 a destra e 8 a sinistra): il record sul giro in gara appartiene a Mark Webber, che lo scorso anno stampò il crono di 1.33.401 (Hamilton aveva ottenuto la pole con il tempo di 1.29.607).

Il tracciato inglese si caratterizza per una serie di curve veloci (mitica la sequenza Maggots/ Becketts / Chapel) che esaltano le doti telaistiche e aerodinamiche delle monoposto. Le curve medio-lente introdotte nel corso degli anni per spezzare il ritmo e abbassare le medie cronometriche hanno via via reso Silverstone un circuito dove anche trazione e guidabilità rivestono una grande importanza.

La somma di questi fattori rende Silverstone una delle piste più impegnative per le gomme (ricordiamo il disastro dello scorso anno), per questo Pirelli ha optato per la combinazione medie-dure.

Due le zone di attivazione del Drs: la prima tra la curva 5 (Arena) e la curva 6 (Brooklands), con detection point prima della curva 3 (Village), e la seconda tra la curva 14 (Chapel) e la curva 15 (Stowe) -rettilineo Hangar Straight-, con detection point prima della curva 11 (Maggots).

Nigel Mansell, vincitore nel Gp di casa 4 volte (1986 a Brands Hatch e 1987, 1991 e 1992 a Silverstone), sarà il commissario aggiunto.

Brembo, che al solito ringraziamo per la disponibilità, ci informa che Silverstone è il tracciato forse meno impegnativo per l’impianto frenante con appena l’8% del tempo sul giro speso in frenata.

Si tratta, infatti, di un circuito molto “guidato” dove i curvoni veloci determinano generalmente frenate poco impegnative. Nel caso di condizioni climatiche avverse, viste le basse energie in gioco, si possono verificare problemi legati all’eccessivo raffreddamento e alla cosidetta “vetrificazione” (glazing) del materiale d’attrito.

Il carbonio con cui sono realizzati dischi e pastiglie, infatti, a temperature di esercizio troppo basse non garantisce la corretta generazione dell’attrito pregiudicando le performance in frenata.

Le frenate in totale sono 9 per ogni giro: la più impegnativa è quella della curva 3 (Village): vi si arriva a 290 km/h e si decelera fino a 105 km/h in uno spazio di frenata di 90 metri (pari a 1.68 secondi), applicando un carico massimo al pedale del freno di 115 kg, per una decelerazione massima di 4.7 g.

Nel dettaglio tutte le frenate di Silverstone:

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