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Formula 1

F1, L’analisi delle prove libere di Abu Dhabi.

Ancora all’insegna di Vettel e della RedBull il venerdi’ di prove libere del Gp di Abu Dhabi, diciottesimo appuntamento del mondiale 2012.
Il bicampione del mondo in carica ha chiuso in testa la seconda sessione precedendo di 168 millesimi Lewis Hamilton, che era risultato il più rapido nel primo turno.
Terzo Button, quarto Webber, poi le Lotus di Grosjean e di Raikkonen davanti alle Ferrari di Alonso e Massa (lo spagnolo è ad 8 decimi da Vettel, il brasiliano ad oltre un secondo). Maldonado e Perez chiudono la top ten.
Le squadre si sono concentrate sulla valutazione di alcune novità tecniche (la Ferrari presentava una nuova ala posteriore) e del comportamento della vettura e delle gomme con diversi carichi di benzina.
La Pirelli ha portato pneumatici di mescola media e morbida, in pratica la combinazione più utilizzata nel corso di questa stagione in quanto già vista in Australia (successo di Button), in Cina (vittoria di Rosberg), in Bahrein (trionfo di Vettel), a Valencia (affermazione di Alonso) e in Ungheria (dove prevalse Hamilton).
Molto variabili le condizioni di temperatura e di grip: se nella prima sessione si sono registrati 33 gradi (aria) e 45 gradi (asfalto), nella seconda (disputata con le ombre della sera) i valori sono scesi, rispettivamente, a 29 e 30 gradi.
I tempi, comunque, sono rimasti ben lontani dai quelli ottenuti nelle libere dello scorso anno: l’ 1.41.751 di Vettel (miglior crono di oggi) è distante oltre due secondi dall’ 1.39.586 fatto segnare lo scorso anno da Lewis Hamilton.
Dato che anche la scorsa stagione qui si usavano medie e morbide il gap si può spiegare in parte con l’abolizione degli scarichi soffiati e in parte con condizioni della pista non ancora ottimali.
Come abbiamo ricordato in precedenza, Hamilton ha chiuso in testa il primo turno (nel quale nessuno ha utilizzato gomme soft), precedendo il compagno di squadra Button, con Vettel terzo e staccato di oltre sette decimi da Lewis.
Il prossimo pilota della Mercedes è sembrato molto in forma anche nel secondo turno,nel corso del quale è risultato il più veloce con gomme medie: a parità di coperture Vettel era secondo a 527 millesimi, Button terzo a 547 millesimi, Alonso quinto con un gap di poco inferiore al secondo.
Quando tutti hanno montato le soft, però, il duo McLaren ha ottenuto un miglioramento poco significativo (Hamilton ha guadagnato 176 millesimi, Button 230), al contrario dell’accoppiata RedBull (Vettel ha tolto 871 millesimi, Webber 541).
Anche Alonso ha limato 480 millesimi, mentre il passo avanti più importante è stato quello delle Lotus (Raikkonen e Grosjean hanno migliorato addirittura di un secondo e due decimi e sono balzati davanti alle Ferrari).
Ovviamente non possiamo sapere quanto benzina avessero a bordo i piloti citati, ma ipotizzando carichi simili possiamo svolgere due considerazioni. La prima è che sembra confermata la tendenza vista in India: la McLaren predilige coperture più dure, con le quali è molto più competitiva di quanto non riesca ad essere con le morbide, che, invece, la RedBull sfrutta con maggior profitto.
La seconda è che, dato che le Toro Rosso sono staccate di 2.5 secondi nella lista dei tempi e il miglioramento ottenuto dai suoi piloti con le gomme soft è di circa un secondo, i top team dormiranno sonni tranqulli in q1 potendo agevolmente qualificarsi con le medie. Addirittura, almeno in base alle evidenze delle libere, McLaren e RedBull supererebbero anche la Q2 con le medie, la Ferrari, invece, sarebbe veramente al limite.
Seconda sessione problematica sia per Alonso che per Webber. L’asturiano, distante dalla vetta sia con le medie che con le soft, ha sacrificato parte del lavoro sui long run per effettuare diverse conparazioni aerodinamiche, che, però, non sembrano aver portato i frutti sperati: Vettel è primo e quel che è peggio per Alonso è che tra i due ci sono le McLaren, l’altra RedBull e finanche le due Lotus.
Turno difficile anche per Webber: l’australiano ha soffero un problema per certi versi simile a quello che è capitato a Vettel in India. La sua monoposto spanciava vistosamente producendo scintille, il team lo ha richiamato ai box dove si è verificata un’evidente perdita di liquido dalla zona inferiore della vettura. Mark ha provato a proseguire il turno, ma è dovuto rientrare ai box dopo appena un giro e il suo turno è finito li’, senza possibilità di provare sulla lunga distanza.
A proposito di passo-gara, per avere un’idea più precisa delle forze in campo esaminiamo i long run più significativi dal punto di vista del numero di giri inanellati e dei riscontri cronometrici. Per questo abbiamo scelto Vettel, Button, Massa, Grosjean, Maldonado e Perez.
Vettel percorre con le soft un run di 8 giri: fa segnare 1:49.213; 1:48.742, poi fa riposare le coperture e si rilancia per ottenere prima 1:48.434 e 1:48.510, poi ancora due giri di rallentamento e ancora 1:48.084 e 1:47.896. A questo punto si ferma ai box per montare le medie, con le quali, però ha il tempo di percorrere un solo passaggio in 1:47.636.
Sicuramente più lineare il long run di Button, interamente percorso con le morbide e sviluppatosi nell’arco di 15 giri, tra i quali uno solo di “riposo”.
Di seguito la sequenza di Button:
1:48.802
1:48.823
1:48.321
1:48.159
1:48.272
1:48.111
1:48.115
1:47.884
1:48.350
1:48.196
1:47.868
1:47.702
1:47.558
1:51.018
1:47.432

Long run di 12 giri per Massa (tra i quali uno di “riposo”), anche per lui gomme soft:
1:48.351
1:48.633
1:49.239
1:48.894
1:48.080
1:47.997
1:47.671
1:47.987
1:47.786
1:51.800
1:47.568
1:47.473

Più corta (ma senza giri di rallentamento) la sequenza di Grosjean: sette giri con gomme soft. Di seguito:
1:48.499
1:48.469
1:48.419
1:48.361
1:48.949
1:48.890
1:48.782

Maldonado effettua un run di 13 giri con gomme morbide veramente interessante. Questi i suoi tempi:
1:49.733
1:48.981
1:48.915
1:54.023
1:48.409
1:48.360
1:48.149
1:48.122
1:48.573
1:48.020
1:47.678
1:47.738
1:48.190

Infine Perez percorre 7 passaggi con le morbide, poi 4 con le dure:

1:48.897
1:48.544
1:48.344
1:48.860
1:48.965
1:48.407
1:47.863
pit stop per montare le dure e quindi:
1:47.730
1:47.340
1:47.585
1:47.477

Anche qui vale la considerazione fatta in precedenza: non conosciamo il quantitativo di carburante dei protagonisti. Però l’impressione è che il passo-gara di Ferrari e McLaren sia interessante, più difficile capire il vero potenziale della RedBull.
Sul fronte delle strategie lo scorso anno Hamilton, Alonso e Button (cioè i piloti che salirono sul podio) effettuarono due soste con sequenza morbide-morbide-medie (prima sosta al giro 16, seconda tra il giro 35 e il giro 43); non pagò, invece, la tattica delle tre soste adottata da Webber.
Quest’anno non è fantascienza pensare che qualcuno possa provare a fare una sola sosta,anche tra i piloti di testa. Una tattica del genere presuppone un primo stint con gomme soft di almeno 22-25 giri, per poi chiudere con le medie (i giri totali sono 55): abbiamo visto dall’analisi precedente che Button ha portato avanti un ottimo long run di 15 giri, tutto stà nel verificare quando accade il cosiddetto drop-off della gomma.
Possibile anche la sequenza inversa (prima dure, poi morbide, con primo stint più lungo) per chi parte oltre la decima posizione (come successe a Perez a Monza) o per chi pur entrando nella top ten rinuncia al tentativo o si qualifica direttamente con le dure.
Infine un’ultima annotazione che può essere molto rilevante ai fini della qualifica: il tempo con le gomme morbide non si ottiene al primo tentativo.
Vettel,Webber,Button,Hamilton,Alonso e Maldonado quando hanno provato le soft hanno fatto segnare un primo riferimento cronometrato, poi hanno fatto riposare le gomme per un giro, si sono rilanciati e hanno migliorato tutti di tre-quattro decimi il riscontro precedente.
Addirittura Perez ha ottenuto il suo miglior tempo al quarto “time attack”, intervallando un giro veloce ad uno lento. Fanno eccezione, invece, i piloti Lotus,che hanno ottenuto il loro miglior crono al primo tentativo.