F1, Opinioni a confronto: Ricciardo ha “smitizzato” Vettel? Si perchè…

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Il bello di Motorsportrants è che anche tra di noi possiamo avere idee diverse e ciò, oltre a confermare il fatto che ci esprimiamo in piena libertà, crediamo siamo un motivo di arricchimento dei nostri contenuti, perché ci consente di analizzare i vari temi a 360 gradi, presentando punti di vista diversi.

Oggi vogliamo provare a rispondere all’interrogativo: con le prestazioni di questo inizio 2014, Ricciardo ha “smitizzato” Vettel? Qui Peppe1981 presenterà la risposta affermativa, nel post successivo (leggi qui) Riccardo Turcato argomenterà la risposta negativa.

Ricciardo ha “smitizzato” Vettel? Si perché….

Alzi la mano chi, prima dell’inizio del mondiale di F1, avrebbe pronosticato uno scenario del genere: ad 1/3 del campionato Ricciardo punti 79, Vettel punti 60, Ricciardo 3 podi (senza la squalifica dell’Australia sarebbero 4….) Vettel 2 podi, Ricciardo 1 vittoria Vettel 0.

Noi, sinceramente, avremmo fatto fatica ad immaginarlo. E forse,chissà, persino lo stesso Ricciardo ogni tanto prova a darsi un pizzicotto, cosi’ tanto per verificare che non si tratta di un sogno.

Si perchè, anche se la differenza di età è contenuta (Seb è 2 anni più grande), curriculum e considerazione generale sono (erano?) fortemente sbilanciati a favore del tedesco (e infatti il tedesco guadagna 16 milioni di euro all’anno a fronte dei 2.5 dell’australiano).

Del resto uno è un quattro volte campione del mondo, capace di battere record su record, sia assoluti che di precocità, l’altro è un ragazzo che, prima di questo scorcio di 2014, veniva considerato un pilota certamente promettente, ma in fondo, per dirla alla Pirandello, ancora “un personaggio in cerca d’autore”, quasi sicuramente destinato ad essere battuto dal ben più blasonato compagno di squadra e quindi ad essere relegato dalla pista al ruolo di “secondo”.

Poichè la memoria, in questo mondo che gira cosi’ veloce, tende ad essere un pò corta, giova forse ricordare che appena 7 mesi fa che il “plutonico” tedesco metteva a segno una striscia record di successi di fila (9) e raggiungeva Prost a quota 4 titoli mondiali scatenando addetti ai lavori, esperti ed appassionati in paralleli e confronti da far girare la testa.

In tantissimi lo hanno accostato come grandezza a Senna e Schumacher, alcuni (tra questi Ecclestone) lo hanno definito il pilota più forte della storia della F1.

Altri ancora (e noi, nel nostro piccolo, tra questi) in maniera più prudente hanno suggerito che forse prima di lanciarsi in affermazioni tanto ardite bisognava aspettare di vedere all’opera il tedesco in contesti diversi (fermo restando che la “patente” di fuoriclasse andava comunque riconosciuta a Seb senza se e senza ma).

Ricciardo, invece, si giocava il posto in Red Bull con Vergne, per altro senza schiacciare il francese in maniera cosi’perentoria (in due anni di convivenza l’australiano ha ottenuto un solo punto in più del francese), tanto che la stessa promozione in Red Bull aveva lasciato qualche dubbio, visto che in lizza per il sedile lasciato libero da Webber c’era anche Kimi Raikkonen e la scelta dell’australiano, se da un lato era perfettamente coerente con il programma giovani della Red Bull, dall’altra parte sembrava funzionale all’intento di non affiancare a Vettel un compagno di squadra scomodo in termini di esperienza e di blasone.

Oggi la pista e il cronometro hanno fugato questi dubbi e queste perplessità e il rendimento di Ricciardo è andato finora aldilà di ogni più rosea aspettativa: gli stessi vertici della Red Bull si sono detti sorpresi e, prima ancora del successo canadese, all’australiano era stato assegnato il Trofeo Bandini, ad ulteriore testimonianza del credito sempre crescente riconosciuto a Daniel.

Il rovescio della medaglia è che le prestazioni di Ricciardo stanno in qualche modo, non vogliamo dire ridimensionando (sarebbe ingiusto, ingeneroso e inopportuno), ma quantomeno “smitizzando” la figura di Vettel.

Certo, ci sono alcune doverose precisazioni da fare: il tedesco ha avuto diversi problemi di affidabilità in questo inizio di mondiale (ma i mancati arrivi sono due a testa per entrambi i piloti della Red Bull ,quindi l’impatto sulla classifica è simile) e soprattutto il suo feeling con questa Rb10 non è sicuramente ideale.

Lo stile di guida del tedesco, esaltato dalle monoposto della generazione precedente, pare sposarsi un pochino di meno con questa F1 frutto della grande rivoluzione tecnica imposta dei nuovi regolamenti, con i nuovi motori turbo ma soprattutto con le pesanti limitazioni aerodinamiche che hanno ridotto il carico di queste vetture.

Ma proprio queste considerazioni rendono “più umano” Vettel, lo riportano coi piedi per terra (agli occhi degli altri, perchè lui ha mantenuto sempre un approccio umile), aprono uno “strappo nel cielo di carta” del tedesco, sempre per restare a Pirandello.

Il pilota perfetto è solo un’utopia. Ogni pilota ha le sue caratteristiche, i suoi punti di forza e i suoi difetti (o aree in cui è meno forte).

Certamente ci sono piloti più completi di altri, ma è veramente difficile, se non impossibile, che un pilota conservi lo stesso standard di rendimento in ogni condizione.

Caratteristiche dei motori, delle macchine, della pista (intesa sia come disegno del tracciato, che come aderenza, che come condizioni climatiche), delle gomme, l’esperienza, l’età, la motivazione sono solo alcune delle variabili che influiscono sulle prestazioni del pilota.

Sarebbe un errore imperdonabile sminuire ora Vettel e siamo sicuri che il tedesco saprà reagire da grande campione quale è (anzi è molto probabile che nel resto della stagione ribalti il confronto interno a proprio favore), ma oggi scopriamo che in determinate condizioni anche lui è battibile, anche lui è vulnerabile, anche lui può essere messo in difficoltà dal suo compagno di squadra, che, detto con il massimo rispetto e la massima considerazione, si chiama Daniel Ricciardo, non Lewis Hamilton o Fernando Alonso.

A dirla tutta, non è che lo scopriamo proprio oggi. Per esempio potremmo ricordarci del 2012, anno in cui un Sebastian Vettel ,già due volte campione del mondo, fino a metà campionato in classifica era dietro al tanto criticato Webber, per poi prendere il volo nella seconda parte della stagione, anche grazie ad uno sviluppo della vettura che, per stessa ammissione di Horner, si era meglio adattato allo stile di guida di Vettel.

Ma oggi possiamo (col senno del poi, è ovvio) rivalutare le difficoltà, gli sforzi e perfino gli sfoghi di chi negli anni scorsi si è quasi sempre battuto in condizioni di inferiorità tecnica e il buon Seb (con onestà intellettuale davvero encomiabile) sembra essere il primo a riconoscerlo, tanto che non più tardi di qualche giorno fa dichiarava che “se la macchina non va, puoi essere il miglior pilota del mondo ma difficilmente la vittoria potrà arrivare”.

Del resto la sua genuinità lo aveva portato a dichiarare prima dell’inizio del mondiale, conscio dell’inferiorità tecnica con cui Red Bull (o Renault?) approcciavano il campionato, di voler fare “come Alonso nel 2012”, rivolgendo un riconoscimento non da poco allo spagnolo.

Ma prima di dare l’assalto al mondiale, ammesso che ciò sia ancora possibile, il tedesco è chiamato a confrontarsi con una concorrenza interna sorprendentemente insidiosa.

Nelle qualifiche del Canada Seb ha dovuto sfoderare un giro definito “eccezionale” da gran parte della critica per mettersi dietro Ricciardo di appena 41 millesimi (!).

In Austria la Red Bull introduce la versione b della sua monoposto: aiuterà Vettel a ritrovare definitivamente e completamente il suo “swing”?