F1, Le pagelle dell’Ungheria

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Vettel: 7+. Trovo sintomatico il fatto che in qualifica, per mettersi dietro Ricciardo di neanche due decimi, ormai deve tirar fuori un giro capolavoro. In gara le sue possibilità sono compromesse dal timing della prima safety car e soprattutto dal testacoda in pieno rettilineo che gli fa perdere tempo, posizioni e lo costringe poi ad un lungo stint con le medie, scarsamente performanti a Budapest.

Ricciardo: 10. E’ lui l’ammazza-Mercedes della F1, nel senso che finora ha capitalizzato tutte e due le occasioni in cui le frecce d’argento, per qualsiasi motivo, sono apparse vulnerabili. E dire che venerdi era abbastanza in difficoltà. Ma ha lavorato bene, si è qualificato non lontano da Vettel e, dall’ingresso della prima safety car in poi, non ha sbagliato niente: strategia, gestione delle gomme, sorpassi e chi più ne ha più ne metta.

Hamilton: 10. Conquista il podio partendo dalla pit lane. Il rimescolamento delle carte per via della pioggia e delle safety car lo hanno aiutato, controbilanciando almeno in parte l’ennesimo problema tecnico patito in prova, ma il risultato è strameritato considerate la determinazione e la classe messe in pista (vedi il sorpasso a Vergne e la resistenza a Rosberg nell’ultimo giro). A mio avviso ha fatto bene a non ascoltare l’invito del muretto a dare strada al team mate.

Rosberg: 8.5. Sembrava un week end in discesa dopo il problema di Hamilton al sabato. E lui, del resto, aveva colto benissimo l’occasione, stabilendo la pole e involandosi nei primi giri. L’ingresso della safety car (e il tempo perso da quest’ultima per lasciar passare la medical car) gli rendono la vita più difficile.. Complice un problema ai freni, perde un paio di posizioni e non riesce ad avere la meglio su Vergne. E’ in quel frangente che perde la chance di un piazzamento migliore, visto che, nella fase dell’ordine di scuderia dato ad Hamilton, non è mai nella posizione di costruire un vero e proprio tentativo di sorpasso ai danni dell’inglese. Sorpasso che non gli riesce neanche nell’ultima tornata, nonostante fosse tre secondi più veloce al giro.

Alonso: 10. Gare come quella di domenica scorsa rafforzano la mia convinzione che lo spagnolo sia il punto di forza -e non il problema- della Ferrari.

Raikkonen: 8. Ha tutta la mia comprensione quando dice che in qualifica aveva chiesto più volte di uscire di nuovo (e quindi l’errore è 100% del team), ma bisogna anche sottolineare che a parità di gomme e di tentativi in Q1 aveva buscato sette decimi da Alonso. Detto questo, Iceman ha risposto con la miglior gara dell’anno, rimontando sino al sesto posto finale.

Grosjean: 5. Conclude la sua gara con un brutto errore in regime di safety car (!!) che ci riporta alla mente i tempi di Crashjean.

Maldonado: 5.5. L’ennesimo problema di affidabilità lo costringe a partire ultimo. In gara si segnala solo per una manovra stile kamikaze ai danni di Bianchi.

Button: 7- -. Sembrava perso nelle prove libere, visto che si sprecavano i team radio in cui lamentava carenza di grip e l’inefficacia delle varie soluzioni che venivano provate per rimediare. Poi, però, una volta guadagnato l’eccesso in q3, si è qualificato bene, al via ha recuperato due posizioni e, viste le condizioni miste in cui lui è maestro, sembrava davvero la domenica giusta per dedicare un bel podio al papà John. Purtroppo la scelta di montare di nuovo le intermedie si è rivelata errata e il persistere della prima safety car (rimasta in pista più a lungo a causa dell’incidente di Grosjean) di certo non lo ha aiutato.

Magnussen: 5.5. Appare decisamente più a suo agio di Button nelle libere e nei primi due segmenti della qualifica. Poi in q3 l’errore che gli ha in gran parte rovinato il week end, visto che lo ha costretto a partire dai box. Si assume la responsabilità della scelta (sbagliata) di non passare subito alle slick e questo gli fa onore.

Hulkenberg e Perez: 5. Prestazione insufficiente del duo della Force India: entrambi i piloti sono stati autori di errori che li hanno costretti al ritiro. Il messicano ha fatto tutto da solo, il tedesco (che era stato più veloce in qualifica) per poco non buttava fuori anche il compagno di squadra.

Sutil: 6.5. Finalmente una bella prestazione del tedesco, che sfiora il primo piazzamento a punti della stagione.

Gutierrez: 6. Peccato il ritiro in una gara in cui il messicano si era anche affacciato nella top ten.

Vergne: 7.5. Ottima qualifica, ma l’highlight del suo fine settimana è quel secondo posto (frutto anche delle strategie e delle safety car, certo) che il francese ha cercato di mantenere il più a lungo possibile prima di scivolare progressivamente indietro, come era anche normale che fosse.

Kvyat: 5.5. Battuto in qualifica da Vergne, la sua Toro Rosso si pianta al via del giro di ricognizione e deve partire dalla pit lane. Non riesce a risalire granchè, visto che si mette alle spalle solo le Marussia.

Massa: 7+. Ritorna a marcare punti con un quinto posto che, però, lascia un pò di amaro in bocca in casa Williams visto che la scelta delle medie si è rivelata errata.

Bottas: 8. Spettacolare la sua qualifica (dove rifila quasi nove decimi a Massa) e molto bene in partenza e nei primi giri (quando prima sopravanza e poi tiene dietro Vettel). E’ uno dei quattro piloti penalizzati dal timing della prima safety car, in più nel suo caso ci si mettono anche le scelte del muretto Williams, che opta per le medie e pure per una sosta in più rispetto a Massa.

Bianchi:7. Il voto gli vale per il gran giro del sabato con cui ottiene l’accesso in Q2. La sua gara è condizionata negativamente dai danni subiti nel duro contatto con Maldonado, nel quale il francese è esente da colpe.

Chilton: 6-.Non commette errori, vede le bandiera a scacchi ed è già qualcosina. Comunque non avvicina mai le prestazioni velocistiche del compagno di squadra.

Kobayashi: 6 d’incoraggiamento. Poteva vincere la sfida contro le Marussia, ma è costretto al ritiro.

Ericsson: 4.5. Fuori per un suo errore come capitato ad altri in Ungheria. Nel suo caso c’è l’aggravante di un distacco abissale rimediato in qualifica da Kobayashi (addirittura un secondo e mezzo, che su una pista come l’Hungaroring è un’eternità).