F1: Pirelli-stone?

Andiamo verso Pirelli “alla Bridgestone”? Sembrerebbe di si, almeno a giudicare dalla tendenza degli ultimi tre Gran Premi nei quali la tattica di una sola sosta è tornata prepotentemente in auge, proprio come ai tempi in cui la Bridgestone era il fornitore unico del mondiale nel 2010.
In questo senso il passaggio alle Pirelli nel 2011 era stato “traumatico”, con gare caratterizzate dalla necessità di dover operare tre o in qualche caso addirittura quattro pit-stop in ossequio ai dettami imposti dall’alto di “vivacizzare” i Gran Premi tramite questa via.
Gradualmente, però, la situazione è evoluta nella direzione di una maggior durata globale delle coperture italiane, tanto che, come già ricordato in precedenza, in India, ad Abu Dhabi e ad Austin la strategia più utilizzata è stata quella della fermata unica e lo stesso scenario potrebbe ripetersi anche domenica prossima in Brasile (in caso di gara asciutta), visto che la scelta è caduta su gomme dure e medie (la stessa di Austin).
Un’obiezione puntuale potrebbe essere che questa tendenza è dovuta a situazioni contingenti (asfalto poco abrasivo in India ed Abu Dhabi, scelta prudenziale delle mescole ad Austin ed Interlagos), allora per provare a capire qualcosa in più analizziamo nel dettaglio scelta di gomme e strategia vincente (cioè la strategia del pilota che vinto) Gran Premio per Gran Premio nell’ultimo anno di monofornitura Bridgestone e nei primi due di monopolio Pirelli.


Note: * contrassegna i Gran Premi disputati in condizioni metereologiche variabili con utilizzo di gomme da asciutto e da bagnato; ** Gran Premio disputato ad Hockenheim; ***Gp disputato al Nürburgring.

Analizziamo il prospetto concentrandoci innanzitutto sul confronto tra 2011 e 2012: da questo parallelo escludiamo in primo luogo Germania, Bahrein e Stati Uniti (nel primo caso il Gran Premio si è svolto su piste diverse, nel secondo caso la gara non si disputò nel 2011, nel terzo caso la gara non era ancora presente in calendario nel 2011).
Ebbene su un totale di 17 gare, nel 2012 la Pirelli in 10 casi ha confermato la stessa scelta di gomme operata l’anno precedente: tra queste, escludendo Malesia, Canada ed Inghilterra (non confrontabili in quanto in almeno un’edizione la gara si è svolta in condizioni meteorologiche miste), in 5 casi su 7 a parità di tipologia di gomme nel 2012 la strategia del pilota che ha vinto la gara prevedeva una sosta in meno rispetto a quella dell’anno precedente.
In 7 casi (sempre su 17) la Pirelli non ha confermato la scelta di gomme operata nel 2011: in queste 7 occasioni il fornitore italiano ha optato 5 volte per mescole più dure rispetto all’anno precedente, mentre per 2 volte ha preferito mescole più morbide in confronto alla stagione 2011.
Escludiamo l’Ungheria (non confrontabile in quanto nel 2011 la gara si svolte in condizioni miste asciutto/bagnato) e il Brasile (la gara non si è ancora disputata): in 3 casi su 3 quando la Pirelli ha portato mescole più dure rispetto all’anno precedente i pit-stop sono diminuiti (come era logicamente lecito attendersi).
Più sorprendente è constatare come nei 2 casi in cui la Pirelli ha scelto gomme più morbide rispetto alla stessa gara dell’anno precedente i pit stop o non sono aumentati (Australia) o sono addirittura diminuiti (Cina).
Nella scelta degli pneumatici nel 2011 la Pirelli aveva optato 7 volte per il salto di mescola (cioè per mescole non contigue), mentre quest’anno lo ha fatto solo 4 volte.
In generale nel 2012 (su 12 gare confrontabili con il 2011, escluse cioè le gare non ancora disputate, disputate in condizioni meteorologiche diverse, su tracciati diversi o non presenti in calendario)
in ben 8 occasioni il numero dei pit stop di cui si componeva la strategia del pilota che ha vinto è diminuito rispetto al valore corrispondente del 2011.
Inoltre, concentrandoci sul solo 2012, da Montecarlo in poi il pilota che ha vinto la gara non ha mai fatto più di 2 pit stop, anzi in 6 occasioni ha effettuato solo una sosta.
L’analisi, dunque, conferma il trend generale della riduzione del numero dei pit-stop, trend che evidentemente non è frutto solo di scelte talora più conservative dal parte del fornitore (abbiamo visto, infatti,che le soste diminuiscono anche quando la scelta delle mescole è la stessa del 2011 e finanche quando vengono scelte mescole più morbide rispetto al 2011), ma può e deve essere spiegata anche da altri fattori, quali un’effettiva evoluzione della durata delle gomme ed una maggiore comprensione e quindi un miglior sfruttamento delle stesse da parte delle scuderie.

La tendenza sembra quindi quella di un graduale “ritorno alla normalità”, cioè al 2010 quando, come si vede dal prospetto, la strategia del pit stop unico era la regola che godeva di pochissime eccezioni. Ma c’è una grossa incognita: la Pirelli ha annunciato cambiamenti importanti per la prossima stagione in termini sia di costruzione che di mescole e già ad Interlagos nelle prove libere ai team sarà data l’opportunità di testare alcune gomme già in configurazione 2013.
Queste novità confermeranno la tendenza in atto o la invertiranno?