F1, Schettino…..ehm…Montezemolo torni a bordo!

Luca-di-Montezemolo

Non so voi, ma ieri, vedendo Montezemolo lasciare anzitempo la pista mentre il Gp del Bahrain era ancora in corso di svolgimento, non ho potuto fare a meno di pensare alla (tristemente) celeberrima telefonata tra il capitano De Falco e il comandante Schettino nelle quale il primo ordinava al secondo di risalire a bordo della Costa Concordia.

Non nascondiamoci dietro ad un dito, quella di ieri è stata un’autentica disfatta per la Ferrari.

Grandi aspettative accompagnavano questa stagione: i ritorni di Allison e Raikkonen, una coppia di piloti da “dream team”, un regolamento tecnico che ridimensionava in parte il ruolo dell’aerodinamica per far tornare protagonista i motori (non era questo che chiedeva Montezemolo?), il graduale ritorno dei test (altro cavallo di battaglia del presidente), una galleria del vento finalmente tornata in funzione dopo i lavori di adeguamento e ammodernamento.

E invece, dopo test invernali passati a rincorrere la favola del “ci siamo nascosti”, le prime due gare avevano già chiarito che questo 2014 sarebbe stato l’ennesimo anno in salita.

Ma la gara di ieri ha definitivamente e clamorosamente evidenziato tutti gli attuali limiti della F14T.

A preoccupare non sono solo o tanto le posizioni finali (Alonso nono, Raikkonen decimo), ma i distacchi abissali rimediati sia sulla distanza (tenuto conto anche dell’intervento della safety car) che sul giro veloce (2.3 secondi il divario a parità di mescola tra Hamilton e Raikkonen, 2.7 secondi quello tra l’inglese ed Alonso!), tanto che il secondo abbondante rimediato dal finlandese in qualifica dal poleman Rosberg è sembrato addirittura il male minore.

Questa Ferrari ha problemi di usura di gomme (come già accaduto in Malesia i ferraristi sono stati tra i primi a fermarsi e sono stati obbligati alla tattica delle tre soste, a differenza di Mercedes, Red Bull e Force India che hanno potuto fermarsi solo due volte), ha nella frenata un elemento critico (mai visto Alonso e Raikkonen bloccare talmente tante volte nella loro carriera) e costringe i due piloti a continui controlli al limite.

Semplicemente imbarazzante la facilità con cui i motorizzati Mercedes (e parliamo di Force India, Williams e McLaren, non dell’ “astronave” W05) sverniciavano i due ferraristi, che, a dirla tutta, sono sembrati in difficoltà anche nei duelli con le due Red Bull.

Si perché c’è un altro punto da discutere: come power unit Mercedes è superiore (e su questo non ci piove), ma ci viene il forte sospetto che anche il motore Renault sia davanti al Ferrari o che comunque il telaio della Red Bull sia cosi’ superiore a quello della Rossa da controbilanciare un’eventuale gap di potenza del motore Renault.

E in tutto questo il presidente che fa? Distintosi nei giorni e nelle settimane precedenti per dichiarazioni forti contro l’attuale format della F1 (definita categoria per tassisti) e scagliatosi contro il sound dei nuovi turbo, la complessità delle regole e la cosiddetta formula-consumo, dopo aver incontrato Ecclestone e Todt per chiedere cambiamenti e correttivi, Montezemolo ha pensato bene di abbandonare anzitempo il circuito affidando a Sky le seguenti dichiarazioni: “”Vado via, non c’è molto da vedere. Manca però ancora qualche giro, Alonso ha le gomme nuove e speriamo bene.
La macchina non ha abbastanza potenza in rettilineo, c’è molto da lavorare. Forse per oggi mi aspettavo qualcosa in più”.

Le polemiche del pre-gara, le accuse a questa formula noia (clamorosamente smentite dalla gara di ieri) sono apparse -a maggior ragione- alibi o scuse di chi non ha saputo sfruttare questa rivoluzione per tornare finalmente a vincere e/o a rappresentare il riferimento della categoria.

Le accuse di Montezemolo appaiono ancor di più sterili e vuote se pensiamo al fatto che la Ferrari non è vittima di un sistema che ha imposto in maniera dittatoriale questi cambiamenti tecnici, ma al contrario è un team che è stato coinvolto in un processo decisionale come -e forse di più- delle altre squadre.

Insomma la Ferrari (e quindi Montezemolo) hanno approvato o comunque non si sono opposti a questa rivoluzione, del resto come sottolineavamo prima alcune delle istanze del presidente sono state accolte (notizia di oggi l’abbandono del budget cup) e la Ferrari stessa non ha opposto il suo diritto di veto.

Fa semplicemente sorridere sentire Montezemolo preoccuparsi dei tifosi che vanno in tribuna e rimangono delusi dal sound dei nuovi motori: da quando chi paga il biglietto in pista rappresenta una priorità per lui?

Gran Premi in posti sempre più esotici e lontani dalla vera passione e cultura del motorsport, perdita della gara di Imola, prezzi esorbitanti, paddock chiuso, ma che dico, blindato, macchine e piloti sempre più lontani dalla gente….beh se Montezemolo aveva davvero a cuore gli spettatori ha fatto di tutto per indurci a pensare il contrario.

E gli spettatori a casa disorientati, a dire di Montezemolo, dalla complessità delle nuove regole? Gentile a preoccuparsi adesso per noi, ma avremmo apprezzato altrettanto zelo da parte sua per scongiurare il passaggio della F1 alle tv a pagamento dopo le vuote promesse degli anni precedenti.

Ovviamente non siamo nati ieri, sappiamo benissimo che nessuno, men che meno la Ferrari, è in F1 per beneficenza: è assolutamente normale e legittimo che ognuno persegua i propri interessi e tiri acqua al suo mulino.

Qui si vuole solo sottolineare che certi proclami reiterati nel tempo offendono l’intelligenza di chi li ascolta e smascherano la partigianeria ruffiana di chi non ne evidenzia l’ipocrisia.

Perché, come si dice dalle mie parti, “Qua nessuno è fesso” e non si può non avere la sgradevole sensazione che Montezemolo parli per nascondere o peggio giustificare i problemi attuali della Ferrari.

Ieri abbiamo assistito ad una gara bellissima, un vero spot per la F1, uno spot dal quale la Mercedes ha ricavato un ritorno d’immagine incredibile, sia per il dominio delle sue macchine e dei suoi motori, sia per la scelta coraggiosa di lasciare i suoi piloti liberi di lottare, una scelta che troppe volte in passato la Ferrari non ha saputo o voluto assumere andando incontro a clamorosi autogol come quello di Austria 2002.

I risultati di Montezemolo sono innegabili: i bilanci della Ferrari fanno registrare record su record e in F1 ha raccolto, prima da giovane team manager e poi da presidente, tanti successi.

Chi scrive è convinto da sempre che la F1, come ogni altro sport, viva di cicli. Il ritorno di Ron Dennis alla guida della McLaren è stato salutato dall’approvazione generale come primo passo per il ritorno del team inglese al successo, eppure Dennis era al timone anche nei periodi di magra (per esempio dal 1992 al 1997 e dal 2000 al 2007). E allora perché tanto clamore per il suo ritorno?

Evidentemente perché le qualità di Dennis, il suo carisma, superano e fanno dimenticare gli anni delle inevitabili sconfitte (non si può pretendere di vincere sempre, specie in uno sport ipercompetitivo come la F1, ecco perché prima parlavamo di cicli).

Siamo (eravamo?) convinti che un discorso analogo possa valere anche per Montezemolo ed è proprio per questo che abbiamo trovato fuori luogo il suo lasciare anzitempo “la nave che affonda”: bisognava e bisogna rimanere li’ a metterci la faccia, fino alla fine, senza cercare alibi, senza proclami, a lottare fino alla bandiera a scacchi.

P.S. Andando via Montezemolo ha parlato solo di Alonso, ma in pista c’era anche Raikkonen, anche lui con gomme nuove. Disattenzione o dimenticanza rivelatrice? Per Montezemolo la Ferrari è prima di tutto Alonso? Solo Alonso? Se non rivoleva Raikkonen, se non lo considera nemmeno, perché l’ha ripreso?