Speciale F1 Weekly – Essere Nico Hülkenberg: quando la chiamata di un top team tarda ad arrivare

“Nico Hülkenberg? Il miglior compagno di squadra che abbia mai avuto”. Parola di Sergio Perez, che nel 2016 dividerà per la terza stagione consecutiva il box del team Force India con il vincitore della 24 Ore di Le Mans edizione 2015.

Paolo Gallorini, firma di Motorsport Rants, analizza il percorso del talentuoso driver tedesco dalle vittorie nelle formule addestrative all’approdo in Formula Uno divenuto realtà nel 2010 da portacolori di una Williams alla ricerca di una nuova identità. Fino ad arrivare a oggi, con un Hülkenberg comprensibilmente desideroso di imporsi anche in un Gran Premio di Formula Uno.

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Hülkenberg contiene gli attacchi di Raikkonen a Silverstone 2015: la Ferrari è un obiettivo tangibile? (© Force India)

 

Tra i piloti che attualmente militano nella massima serie automobilistica a ruote scoperte, sicuramente il tedesco Nico Hülkenberg  può essere annoverato tra i più talentuosi. Eppure, la prossima stagione sarà la sesta in Formula Uno per il pilota della Force India e, a conti fatti, il suo palmarès non può fregiarsi nemmeno di un podio. A 28 anni suonati (ne compirà 29 il prossimo 19 agosto) sembra che la carriera di Nico sia arrivata a un punto morto nonostante, per svariate stagioni, a detta del paddock sia stato sempre considerato un pilota dal futuro promettente se non addirittura un predestinato.

HULKENBERG, PILOTA VERO

Hülkenberg non è sicuramente venuto fuori dal nulla. Egli non appartiene a quella cerchia di piloti paganti che, molto spesso, abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni. La carriera se l’è costruita partendo dai successi nei kart da ragazzino e dalle vittorie nei vari campionati minori come quelle ottenute in Formula BMW, A1 Grand Prix, Formula 3 Euro Series fino all’approdo in GP2, dove si laureò campione al primo tentativo nel 2009. Questi successi gli permisero di guadagnarsi il ruolo di seconda guida alla Williams dove affiancò Rubens Barrichello nel 2010. Nella stagione d’esordio, Nico conseguì uno dei suoi migliori risultati in Formula Uno: la pole position nel Gp del Brasile. Ed è lì che iniziò a manifestarsi una serie di episodi sfortunati che avrebbero condizionato, sino ad oggi, il cammino del pilota tedesco: nonostante gli apprezzamenti di Frank Williams e di altri team manager, nel 2011 Hülkenberg dovette accontentarsi del ruolo di terzo pilota alla Force India, dal momento che la scuderia di Grove, attanagliata da difficoltà economiche, dovette preferirgli Pastor Maldonado, supportato dal gruppo petrolifero venezuelano PDVSA. L’anno seguente, Nico venne finalmente promosso al ruolo di prima guida del team diretto dal magnate Vijay Mallya.

Il 2012 è stato l’anno che probabilmente sintetizza meglio la sua carriera in Formula Uno: nella seconda parte del campionato la Force India risultò essere più competitiva e questo permise a Hülkenberg di esprimersi al meglio. Nel corso dell’ultimo round, in Brasile, il tedesco riuscì a guadagnare la testa della corsa e sembrava poterla mantenere fino alla bandiera a scacchi. Probabilmente la vittoria avrebbe cambiato la sua carriera: con quella performance un contratto da parte di un top team non sarebbe tardato ad arrivare. Tuttavia, “Hülk” commise un errore che gli costò la prima piazza e, nel tentativo di recuperarla, arrivò al contatto con Lewis Hamilton. Nico riuscì, comunque, a chiudere il Gp del Brasile al quinto posto: un buon risultato per il suo team, un’amara sconfitta personale per il suo ego. Quell’episodio, probabilmente, costò caro al pilota di Emmerich am Rhein: unanimemente valutato alla stregua di un ottimo pilota ma mai preso seriamente in considerazione dai top team del Circus. Negli anni successivi in Sauber e, fino ai giorni nostri, in Force India, Nico ha disputato ottimi campionati, ma mai con un vero exploit che gli premettesse di concretizzare l’atteso salto di qualità.

TRA I TOP TEAM IL MERCATO E’ CONGELATO

Hülkenberg coinvolto in un incidente con la Sauber di Ericsson nel GP Russia 2015 (© Getty Images)

 

E’ anche vero che da molti anni il mercato piloti, per quanto riguarda le scuderie di prima fascia, è sostanzialmente congelato. La Red Bull, team di riferimento fino a poco tempo fa, ha giustamente proseguito con il suo programma d’inserimento di giovani piloti provenienti dal proprio vivaio in Toro Rosso. La Mercedes, con l’addio di Schumacher e l’arrivo di Hamilton non si è mai dovuta preoccupare di ricercarne altri. La McLaren, da qualche stagione, ha iniziato una parabola discendente che l’ha portata a uscire dalla cerchia dei team d’alta classifica e dispone comunque di due campioni del mondo del calibro di Alonso e Button.

L’unica vera occasione per Hülkenberg si è paventata nel 2015 con la Ferrari: i risultati sottotono di Kimi Raikkonen e la sua imminente scadenza di contratto hanno indotto la dirigenza della scuderia di Maranello a guardarsi intorno, sondando diverse soluzioni. Una di queste, presumibilmente la più “calda”, conduceva proprio a Nico. Ciononostante, forse per ragioni commerciali, il team italiano ha preferito continuare ancora un anno con il pilota finlandese. Questa finestra, però, è destinata a riaprirsi: quella del 2016 potrebbe essere l’ultima stagione per il campione del mondo 2007 e, viste le inefficienze del programma Ferrari Driver Academy, Sergio Marchionne e i suoi collaboratori avranno tutto il tempo per prendere una decisione. Ammesso e non concesso che Hülkenberg riesca a fare il definitivo salto di qualità nel corso di questo campionato, potrebbe essere lui il nuovo alfiere del Cavallino Rampante? La concorrenza è serrata: da Verstappen a Grosjean, passando per Bottas, tutti quanti ambiscono a ottenere quel sedile, non escludendo, inoltre, altre sorprese pronte a palesarsi sulla base dell’andamento del Mondiale 2016.

“SOGNARE LA ROSSA PUO’ ESSERE PERICOLOSO”

L’esultanza di Hülkenberg dopo il trionfo alla 24 Ore di Le Mans 2015 (© Getty Images)

 

Hülkenberg, nel corso di un’intervista rilasciata nei giorni scorsi a Motorsport.com, ha dichiarato: “Il mio obiettivo per il 2016 sarà quello di salire finalmente almeno una volta sul podio e battere il mio compagno di squadra. Ho deciso di rinnovare il contratto con la Force India: tutti si impegnano molto e io mi godo questo momento. Faccio un lavoro fantastico e non voglio essere ossessionato dal sogno di arrivare a guidare per un top team. Può essere pericoloso, soprattutto se la scuderia in questione è quella colorata di rosso”. La filosofia di Nico è quella giusta: scoraggiarsi perché la tanto agognata chiamata tarda ad arrivare, potrebbe danneggiare in modo irreparabile la carriera di un pilota. Il tedesco ha poi aggiunto: “Siamo un team in crescita e il nostro obiettivo è quello di chiudere il gap con la Williams. Per noi ottenere dei piazzamenti a punti è come conquistare una vittoria, anche se correre per le prime posizioni è un’altra cosa”.

A Nico Hülkenberg manca il sapore della sfida per le prime posizioni, emozioni che ha potuto però provare nel corso di quest’anno. Il pilota tedesco, infatti, ha preso parte alla 24 Ore di Le Mans al volante della Porsche 919 Hybrid, cogliendo un clamoroso successo. Vincere una delle manifestazioni motoristiche più importanti del mondo è stata, senza dubbio, una grandissima iniezione di fiducia per Nico. L’alternanza tra la Formula Uno e il Mondiale Endurance, di fatto impossibile nella prossima stagione a causa della scellerata concomitanza tra il Gp di Baku e Le Mans, è una scelta ben precisa che riporta alla memoria le imprese dei grandi piloti del passato che, per amore del motorsport e dell’adrenalina agonistica, prendevano parte sia all’uno che all’altro campionato, quantomeno alle tappe più blasonate.

ETERNE PROMESSE E CAMPIONI SBOCCIATI IN RITARDO

Badoer su Ferrari nelle qualifiche del GP Belgio 2009 (© Getty Images)

 

Hülkenberg deve però evitare di imboccare la parabola di alcuni piloti del passato, eterne promesse che mai hanno saputo concretizzarsi. Ne sono esempi Stefano Modena che, nei primi anni ’90, era considerato tra i talenti della Formula Uno, anche se non ebbe mai un’occasione per correre con un top team. Per non parlare di Pierluigi Martini, legatosi, forse troppo, alla Minardi. Per restare sul suolo italico, per Luca Badoer la chiamata dalla Ferrari arrivò, ma nel momento sbagliato: chiamarlo a rimpiazzare Massa nel 2009 non fu la decisione migliore partorita dalla scuderia di Maranello. Forse sarebbe stato più saggio convocarlo dieci anni prima, nel 1999, per sostituire l’infortunato Michael Schumacher, quando invece gli si preferì Mika Salo.

Numerosi i piloti che non hanno avuto grandi chances per dimostrare tutto il loro potenziale: Paul di Resta, Kamui Kobayashi, Timo Glock, Jean-Eric Vergne e Jaime Alguersuari, per rimanere in tempi recenti. E per dirla tutta, anche Kevin Magnussen e lo stesso Sergio Perez non si può dire abbiano avuto grandi occasioni, in quanto è vero che corsero per un team di grido, la McLaren, ma in stagioni a dir poco complicate per la casa di Woking. Per non parlare poi di Nick Heidfeld, il pilota con maggior numero di podi e piazzamenti nei punti a non aver mai vinto un Gran Premio di Formula Uno. C’è poi chi è sbocciato tardi e ha comunque scritto la storia della specialità, vedi il caso del “Leone” Nigel Mansell, che dopo una serie di stagioni difficili riuscì a salire nell’Olimpo dei grandi. Anche Keke Rosberg fu protagonista di annate sottotono prima dell’inaspettato iride su Williams del 1982. Considerazioni simili possono essere fatte per Damon Hill, che arrivò a essere compagno di squadra di Prost dopo aver superato abbondantemente le trenta primavere.

Keke Rosberg in azione su McLaren nel GP Monaco 1986 (© Getty Images)

 

Per arrivare ai tempi moderni, chi prima del marzo 2009 avrebbe pronosticato Button campione del mondo? Eppure l’inglese ha centrato il bersaglio grosso, pur al volante della stellare Brawn GP, dimostrando anche negli anni seguenti di essere un pilota in grado di competere alla pari con i top players di questo sport, rendendo dura la vita a compagni di squadra come Lewis Hamilton prima e Fernando Alonso poi, obiettivi non proprio alla portata di tutti. E’ chiaro però che in uno sport dove gli scenari mutano continuamente, bisogna avere la fortuna di trovarsi al posto giusto al momento giusto. Questo concetto è stato fatto proprio da Heikki Kovalainen, pilota non eccelso che ha avuto la fortuna (e l’abilità) di trovarsi a guidare, sin da subito, una vettura estremamente competitiva come la MP4-23, togliendosi diverse soddisfazioni non senza lo sfizio di un successo insperato a Budapest 2008. Hülkenberg non ha ancora avuto un’occasione vera, nonostante sia tra quelli che, maggiormente, la meriterebbe. Chissà se, in un futuro non troppo lontano, lo vedremo competere con gli assi di questa disciplina e non più relegato nelle sabbie mobili di metà schieramento.

Paolo Gallorini