Speciale F1 Weekly – Corto circuito, le accuse di Raikkonen aprono il dibattito sugli autodromi senza personalità

I circuiti di nuova generazione sono tutti uguali? Perché la definizione di “tilkodromo” è diventata sinonimo di tracciato noioso? E’ vero che tutelando gli autodromi storici si proteggono anche gli interessi degli appassionati e i loro portafogli?

Paolo Gallorini, firma di Motorsport Rants, ha condotto un’indagine a tutto campo a partire dalle recenti esternazioni del ferrarista Kimi Raikkonen sulla pochezza, fatte salve alcune eccezioni, delle nuove frontiere battute dalla Formula Uno in termini di circuiti.

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Raikkonen alza la voce contro gli autodromi disegnati da Tilke (© Getty Images)

 

E’ ormai da tempo che sentiamo parlare di una Formula Uno noiosa, impoverita dal punto di vista dello spettacolo e, di conseguenza, poco emozionante per gli spettatori. A questa situazione si aggiunge poi il problema dei prezzi dei biglietti estremamente elevati, a qualsiasi Gran Premio si abbia intenzione di assistere. Sicuramente, nella Formula Uno moderna, non tutto sta funzionando alla perfezione. Di seguito andiamo ad analizzare diversi pregi e criticità di questo sport proponendo metodi e soluzioni in grado, almeno sulla carta, di smuovere un po’ le acque nell’ottica di un miglioramento comunque possibile.

RAIKKONEN LANCIA L’ALLARME: “I TRACCIATI NUOVI SONO TUTTI UGUALI”

Kimi Raikkonen è uno dei veterani della Formula Uno. Sono passati quindici anni dal suo esordio nel Circus iridato e in questo lasso di tempo il campione finlandese ha avuto l’occasione di correre su moltissimi circuiti. L’inizio della sua carriera è stato contraddistinto dall’inserimento nel calendario dei “tilkodromi”, gli autodromi che sono sorti dalla mano dell’architetto austriaco Hermann Tilke. Il pilota della Ferrari è stato recentemente intervistato dal quotidiano del suo Paese Turun Sanomat. Nel corso del colloquio, Kimi si  così espresso in merito ai circuiti di nuova generazione: “I nuovi tracciati sono tutti molto simili tra loro. Con questo non intendo dire che non siano validi, ma molto spesso sembrano uguali. Ogni pista è ovviamente un po’ diversa dalle altre, ma in definitiva, i tracciati più recenti sono composti tutti dalle tipiche curve concepite da Tilke. Oggi andiamo a correre in mezzo al deserto, vedi Abu Dhabi che, con la Corea, è forse il tracciato più brutto in cui abbiamo finora gareggiato. A me piaceva competere a Magny-Cours, sia per l’asfalto che per la diversità delle curve che presentava. Mi esaltava moltissimo Imola per l’atmosfera. Correre in mezzo alla foresta di Spa Francorchamps è molto più bello che farlo in mezzo al nulla”.  E’ chiaro, quindi, come il pilota di Espoo apprezzi maggiormente i circuiti “classici” rispetto a quelli di nuova generazione. Inoltre, i pochi progetti interessanti sono spariti dal calendario, come l’Istanbul Park, probabilmente il migliore autodromo dell’era moderna. Anche tra i piloti, così  come tra i tifosi, regna il malumore per le decisioni partorite dalla FIA.

LA FORMULA UNO NON E’ WRESTLING

Gli iridati Wolff e Hamilton premiati da Ecclestone e Todt alla tradizionale cerimonia FIA (© Getty Images)

 

Spesso si sente dire che in Formula Uno manchi lo spettacolo. Eppure non è così. Le ultime stagioni sono quelle che hanno riscontrato il maggior numero di sorpassi nella storia di questo sport, anche grazie a sistemi come il DRS che, indubbiamente, rendono più semplici le azioni in pista. Nel 2012 si sono avuti sette diversi vincitori nelle prime sette gare: se questo non è spettacolo… E’ chiaro che in stagioni come quelle appena passate, dove un solo team è al comando e in concreto non esistono competitors, tutto può risultare più noioso, ma questa situazione di supremazia è semplicemente riconducibile a un ciclo tecnico-sportivo. La Mercedes è stata la scuderia migliore nello sviluppare la power unit e ora può godere di un periodo di dominio così come, fino a pochi anni fa, aveva fatto la Red Bull. E la Formula Uno del periodo Schumacher? Nel 2007, nel 2008, nel 2010 e nel 2012 abbiamo assistito a stagioni incredibili, con finali che sembravano essere stati scritti dai migliori sceneggiatori di Hollywood. A pensarci bene, il team che ora domina incontrastato, fino a tre anni fa era considerato una squadra di serie B che finiva i mondiali al quinto posto, proprio come la Force India di oggi, nonostante le differenti disponibilità economiche. Per non parlare della Red Bull che, prima del 2009, faticava persino a entrare in zona punti. La McLaren è passata, in poco tempo, da essere un top team a lottare per superare la prima fase delle qualifiche. La Ferrari ormai non vince un titolo da otto anni. Trovare un altro sport che ha questi stravolgimenti di stagione in stagione è davvero difficile. C’è chi a volte rivanga i mitici anni ’80-’90 non ricordando che, anche in quel periodo, alcune stagioni erano appiattite dall’egemonia di alcuni team. Quello che non deve fare la Formula Uno è ostinarsi nella ricerca forzata della spettacolarizzazione a tutti i costi, perché le corse non sono uno show fine a se stesso, bensì uno sport altamente competitivo con tutti i pro e i contro del caso.

QUALI I PROBLEMI DELLA FORMULA UNO?

Accantonato il capitolo “Formula noia”, è ora di focalizzarsi su quali sono i reali problemi del Circus. In questa sede ci soffermeremo solo sugli aspetti che riguardano le infrastrutture, le scelte e i costi di gestione dei circuiti, oltre a tutte le criticità che i tifosi incontrano quando decidono di recarsi in autodromo. Verranno tralasciati, pertanto, tutti gli aspetti tecnici che richiederebbero una trattazione a parte.

Circuiti

La partenza del GP Turchia 2009 (© Getty Images)

 

E’ corretto voler espandere il business della Formula Uno verso altri lidi, quello che è sbagliato è che i tracciati siano disegnati sempre dalla stessa persona, perché il rischio è quello di piombare nella monotonia. Ci sono piste (o c’erano), molto belle come l’Istanbul Park, Sepang e Shanghai, ma avere mezzo calendario occupato da circuiti simili tra loro non fa di certo l’interesse dello sport.  Gli autodromi che riescono ancora oggi a raccogliere molto pubblico sono quelli dove la tradizione motoristica è radicata nella cultura dei Paesi che li ospitano, come ad esempio l’Inghilterra, l’Italia, la Francia, la Germania e la Spagna. Eppure tutti questi Stati, negli ultimi anni, sono finiti al centro di una serie di vicissitudini che hanno portato alla possibilità concreta della cancellazione dell’evento. E’ già accaduto con Magny-Cours e Imola, pare in modo definitivo, e con Spa, Nuerburgring e Hockenheim in alcune edizioni. Rimanendo in Europa ci si può chiedere che fine abbia fatto il Valencia Street Circuit; la pista semi-permanente, che si snoda all’interno del porto della città spagnola, tra gli hangar realizzati per l’America’s Cup del 2007, una volta uscita dal calendario è stata pressoché abbandonata al suo destino. Il ponte mobile da migliaia di euro che collegava le due banchine al termine del primo settore è in rovina, lasciato al degrado. Le colpe sono da attribuire alla crisi economica: il governo locale ha dichiarato di non essere più in grado di sostenere gli alti costi per ospitare la Formula Uno.

Il Valencia Street Circuit utilizzato dalla F1 fino al 2012 (© Getty Images)

 

I Paesi in via di sviluppo vedono la Formula Uno come una possibilità per aumentare la propria notorietà a livello mondiale, favorendo il flusso turistico locale e creando nuovi posti di lavoro. Purtroppo molto spesso i nuovi autodromi vengono realizzati in località isolate, talvolta sottraendo terre ai contadini locali, con misure non sempre lecite e trasparenti. E’ il caso, ad esempio, del Buddh International Circuit di New Delhi, uscito successivamente dal calendario per ragioni finanziarie e burocratiche che sembrano di difficile soluzione. Per non parlare del triste Gp di Corea nelle sperdute campagne di Yeongam dove, per arrivare all’autodromo, occorrono ore ed ore di macchina con un’offerta ricettiva a dir poco pessima anche per gli addetti ai lavori del Circus. Capitolo a parte meritano poi le vie di fuga in asfalto: davvero si vuole rendere più sicura una corsa automobilistica adottando queste soluzioni? Non solo i circuiti di nuova generazione, ma anche quelli storici come Monza, Spa o Silverstone hanno assistito impotenti, con il passare del tempo, alla sostituzione di ghiaia ed erba a bordo pista che non perdonavano errori, con l’asfalto che, invece, permette ogni leggerezza. A tal proposito, proprio in questi giorni, anche l’Hungaroring di Budapest sta subendo questo genere di (discutibile) “ritocco”.

Tifosi

Le tribune gremite di appassionati per il ritorno del GP Messico nel 2015 (© Getty Images)

 

Ultimamente l’Europa ha visto ridurre drasticamente il numero di Gran Premi e questo è dovuto alle esorbitanti cifre che Ecclestone chiede agli organizzatori: decine e decine di milioni di euro ogni anno per poter ospitare una tappa del Circus iridato sono troppi per molti, in tempi di crisi. Queste cifre, estremamente elevate, si ripercuotono poi sul pubblico. I promoters sono obbligati a fissare prezzi sempre più elevati in modo da rientrare delle spese. E in tutto questo bailamme, a rimetterci sono i tifosi: oggi per poter assistere ad un gara di Formula Uno occorrono, in media, almeno 140 euro per un posto nelle tribune più periferiche. Una famiglia composta da padre, madre e due bambini è chiamata a spendere circa uno stipendio mensile per poter godere dello spettacolo, pertanto c’è chi preferisce rinunciare e destinare i propri risparmi a qualche altra attività. I prezzi pro-capite lievitano perché al costo del biglietto si devono aggiungere il trasporto, il pernottamento e i pasti che all’interno del circuito sono carissimi. Si dice poi che la Formula Uno avrebbe bisogno di un ricambio generazionale di tifosi, eppure non si muove nulla nemmeno in questo senso. Non esistono biglietti ridotti per gli under 25 e rare sono le iniziative da parte degli organizzatori. Una di queste eccezioni è rappresentata dalla politica adottata dai promoters di Spa che dal 2015 hanno allestito una tribuna a prezzo ridotto dedicata ai più giovani. Se i vecchi circuiti sono dislocati lontano dai centri urbani, oggi la tendenza dovrebbe essere quella di realizzare impianti che godano di agevoli collegamenti con il centro città, in modo da incentivare le persone a recarsi in autodromo. E’ riconducibile a queste ragioni il grande e forse inaspettato successo del Gran Premio di Città del Messico.

Altro problema è l’impossibilità quasi totale di poter avvicinare i piloti e le vetture che si danno battaglia sulle piste di tutto il mondo. E’ vero, esistono le sessioni di autografi e i “walk-about”, tuttavia si tratta di finestre molto brevi, collocate in una giornata a parte del weekend di gara (tendenzialmente al giovedì pomeriggio), spesso male organizzati come a Monza. Non solo, di anno in anno sono state applicate forti misure restrittive: se fino a qualche stagione fa, per poter visitare la pit-lane il giovedì, si doveva disporre di un biglietto valido per la giornata di venerdì, data in cui si tengono le prove libere, oggi è invece obbligatorio, in quasi ogni pista, disporre del pass weekend, a costi decisamente più elevati. Fondamentale è fornire ai tifosi un contorno adeguato: oltre agli stands di merchandising delle varie scuderie, da tempo è stato allestito il cosiddetto “F1 Village”, un’area preparata dai main sponsor dove si può assistere a spettacoli, piccoli concerti e sperimentare una serie di attività connesse al mondo della Formula Uno. Un’iniziativa molto bella, tuttavia quest’area risulta spesso troppo angusta e quindi poco vivibile per accogliere degnamente le decine di migliaia di tifosi che decidono di assistere a un Gran Premio.

In conclusione, quello che occorre a questo sport è in primo luogo la volontà di fornire al tifoso che decide di seguire la Formula Uno dal vivo un pacchetto completo sotto ogni profilo: dai trasporti, allo spettacolo in pista e fuori, alla possibilità di avvicinare i propri beniamini. Se si è ancora disposti a pagare più di 400 euro a testa per poter assistere a un Gran Premio, è chiaro come la fede e il richiamo alle corse non si siano assopite. E’ però necessario attuare al più presto della modifiche sostanziali per non disperdere intere generazioni di tifosi.

Paolo Gallorini