Speciale F1 Weekly – Schumi from the block, le fondamenta dello strapotere Mercedes?

Paolo Gallorini, nuova firma di Motorsport Rants, pone sotto la lente di ingrandimento il “Kaiser” più vicino a noi, quello “from the block” per rendere l’idea della passione viscerale per le corse alla base del suo ritorno in pista: dallo sfaccettato triennio vissuto alla Mercedes al contributo dato dal pluricampione tedesco nella crescita di una squadra capace di dominare le ultime due stagioni di Formula Uno grazie alla classe cristallina di Lewis Hamilton.

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Schumacher si prepara a prendere il via del GP Bahrain 2010: il ritorno in F1 dopo tre anni di assenza (© Getty Images)

 

Del ritorno alle corse di Michael Schumacher, maturato nel periodo 2010-2012 complice l’accordo con il team Mercedes, reo di essere subentrato alla Brawn GP al top con Jenson Button nel Mondiale di Formula Uno 2009, si è discusso in lungo e in largo e non sempre con la dovuta cognizione di causa. Spesso i principali media, italiani e non, hanno infatti criticato aspramente gli ultimi tre anni di carriera del pilota tedesco; un atteggiamento miope e per molti versi inaccettabile. L’incidente sugli sci a Meribel, sulle nevi della Svizzera, ha forse fatto dimenticare quelle stagioni e, in particolar modo, quei commenti, frutto di un’analisi precipitosa. A tre anni dal definitivo ritiro dalle corse di Schumacher è ora di fare chiarezza sull’ultima parentesi della sua carriera nel Circus iridato.

PROLOGO

Nell’estate del 2009 la Ferrari è in cerca di un pilota in grado di rimpiazzare Felipe Massa per le restanti gare della stagione, a causa del terribile incidente di Budapest che lo aveva messo temporaneamente fuori gioco. Il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, si lascia forse prendere dalla nostalgia: Michael Schumacher ha ancora una collaborazione in essere con Maranello, la sua passione per le corse è immutata, così come l’amore dei tifosi. Michael, alla richiesta del suo presidente su un possibile coinvolgimento nel team italiano, a partire dal Gp di Spa-Francorshamps, risponde affermativamente. Prima di prendere la decisione definitiva, però, vuole compiere una serie di test al Mugello. Al termine delle sessioni di prova, il pilota riscontra un grave problema: sono gli effetti dell’incidente avvenuto nel febbraio di quell’anno a Cartagena, in Spagna, mentre gareggiava in sella a una superbike. Per questo motivo il sogno di rivedere Michael al volante di una Ferrari F1 svanisce all’improvviso. Eppure qualcosa è cambiato nella testa del sette volte campione del mondo. Forse nel 2006 non aveva preso la decisione giusta, doveva continuare a correre e a vincere. Tornare nell’arena all’età di 41 anni significherebbe mettere in discussione un’intera carriera, peraltro non più al volante della Ferrari, la quale ha appena ingaggiato Fernando Alonso ed è in attesa di notizie positive dalla convalescenza dello sfortunato Felipe Massa. Qualcosa però si paventa all’orizzonte, incredibilmente: dal 2010 la Mercedes tornerà come costruttore “totale” con un proprio team, al comando Ross Brawn. In molti, a Stoccarda, non si dicono entusiasti del ritorno alle corse della Casa della Stella, lo ritengono un investimento molto rischioso ma, con un geniale colpo di marketing, vengono messi a tacere: Michael Schumacher il 23 dicembre 2009 firma un contratto faraonico che lo legherà al team tedesco per i successivi tre anni.

SCHUMI IS BACK

Il sette volte campione del mondo in gara a Sakhir nel 2010 (© Getty Images)

 

Il rientro in Formula Uno di Michael Schumacher non è certamente da attribuire ai soldi. Certo, più di venti milioni a stagione farebbero gola a tutti, ma sicuramente, se nel 2006 il pilota tedesco aveva deciso di smettere, era per dedicarsi a tempo pieno alla sua famiglia e godersi la vita. Quello che ha spinto Michael a tornare è stata sicuramente la voglia insaziabile di competizione che è intrinseca nel suo Dna. In secondo luogo, Ross Brawn, compagno di innumerevoli trionfi, gli aveva assicurato una vettura performante da subito. L’obiettivo della Mercedes era infatti quello di competere per il titolo mondiale nel giro di tre anni. Tuttavia, la monoposto di Stoccarda non si rivelò mai molto competitiva. Uno dei punti deboli era rappresentato dall’usura eccessiva degli pneumatici Pirelli, una costante che si presentò anche negli anni successivi. Le cifre di Michael nelle stagioni 2010, 2011 e 2012 appaiono impietose e persino poco realistiche considerato il nome coinvolto: un solo podio conquistato per il vecchio e mai domo “Kaiser”, troppo poco per uno del suo calibro. Eppure non si può ridurre il ritorno di Schumi in Formula Uno a una ridda di fredde statistiche.

ANALISI

Schumacher in lotta con la Lotus di Raikkonen nel GP Brasile 2012 (© Daimler/Hoch Zwei)

 

Tornare a correre nella Formula Uno moderna, all’età di 41 primavere, dopo addirittura tre anni di inattività, ed essere competitivo, sarebbe per chiunque un’impresa davvero ardua. Michael, innanzitutto, ha deciso di tornare per la passione che nutre nei confronti del motorsport e che mai si esaurirà. L’opinione pubblica di matrice ferrarista, tra il 2010 e il 2012, si è scagliata subito contro di lui, additandolo talvolta come “traditore”, per il solo fatto di essere al volante delle Frecce d’Argento. I risultati, come detto, non sono arrivati, troppo acerbo il progetto Mercedes per ottenere riscontri alle prime uscite. Ma allora anche Fernando Alonso, oggi, può essere considerato un pilota finito? E perché non parlare di Lewis Hamilton versione 2013? Bisogna capire che, purtroppo, se in questo sport non si dispone di una vettura altamente competitiva, difficilmente si riusciranno ad ottenere risultati degni di nota, a prescindere che ci si chiami Schumacher o Senna.

Nel 2010 Nico Rosberg era un pilota giovane e impaziente di mettersi in mostra. Arrivava da stagioni promettenti al volante dell’allora modesta Williams. Negli anni in cui ha diviso il box con Michael lo ha sempre preceduto in classifica finale. C’è da dire, però, che quello stesso Rosberg, nel 2013 è riuscito a vincere più gare di un certo Lewis Hamilton e, nel 2014, non è arrivato poi molto lontano dal vincere il titolo mondiale. Ciò significa che il primo rivale di Schumacher non era certo un pilota di serie B, come, frettolosamente, è stato da alcuni ipotizzato. Il ritorno alle corse della Leggenda, inoltre, è stato non di rado compromesso da un’enorme dose di sfortuna: molto spesso le performances di Schumacher sono state vanificate da problemi meccanici o errori del team, che non gli hanno permesso di concretizzare quanto di buono aveva fatto in pista. Come dimenticare l’incredibile errore del muretto box del team anglo-tedesco quando, nelle qualifiche di Spa 2011 (dove il Campionissimo celebrava i suoi 20 anni di Formula Uno), i meccanici non avvitarono il dado ruota alla Mercedes numero 7, costretta a fermare la propria corsa dopo qualche centinaio di metri. Partito dal fondo della griglia, in ventiquattresima posizione, Schumacher fu autore di una formidabile rimonta che lo portò a concludere la gara addirittura al quinto posto. L’altro episodio emblematico e analogo a quello appena descritto si ebbe durante il Gp di Shanghai nella stagione successiva: per la prima volta la Mercedes appariva competitiva, al punto tale da poter ottenere una doppietta. Il pit-stop di Rosberg filò liscio, tanto che il figlio di Keke poté lanciarsi verso un meritato successo. Sulla vettura di Michael, anche in quest’occasione, non venne avvitata correttamente una ruota; l’ex ferrarista fu dunque costretto al ritiro, dovendo rinunciare, come minimo, a un facile piazzamento sul podio in compagnia del giubilante Nico.

Durante questo triennio abbiamo anche avuto l’occasione di assistere a qualche exploit da parte di Schumacher, che da appassionati di corse ci ha fatto gioire come all’epoca delle vittorie a ripetizione del periodo Ferrari. Canada 2011, il Gran Premio più lungo della storia della Formula Uno, 4 ore 4 minuti e 40 secondi, caratterizzato da condizioni meteorologiche avverse che hanno permesso al sette volte campione del mondo di rispolverare il suo estro alla guida di una monoposto sul bagnato. Fintanto che il tracciato era rimasto bagnato, il passo di Michael era sensazionale e sembrava poter addirittura puntare alla vittoria. La sua rimonta è stata condita da numerosi sorpassi al limite, come quelli sulle McLaren o il doppio sorpasso alla chicane su Massa e Kobayashi. Purtroppo, non appena le condizioni dell’asfalto sono migliorate, sulle MGP W02 sono ricomparsi i problemi di usura eccessiva degli pneumatici e Schumacher ha dovuto accontentarsi di un quarto posto che ha lasciato a molti l’amaro in bocca. Il 2011 poi ha consegnato a Michael un piccolo record: è il pilota che ha ottenuto il maggior numero di sorpassi in una sola stagione, ben 116.

La Mercedes di Schumacher vola verso il miglior tempo nelle qualifiche del GP Monaco 2012 (© Getty Images)

 

L’esultanza di Schumi dopo la pole position di Montecarlo 2012 (© Getty Images)

Il 2012 è l’anno che probabilmente ha riservato più emozioni. Magico è stato il momento in cui, nel’ultima fase delle qualifiche del Gp di Montecarlo, si è vista arrivare una Freccia d’Argento con un casco rosso che spuntava sulla linea del traguardo cristallizzando il favoloso tempo di 1:14:301, 80 centesimi più veloce di Mark Webber. E’ pole position, la folla è in visibilio, chi di Formula Uno se ne intende capisce che quella è l’ultima volta, a Monaco, in cui si potrà inneggiare il nome di Michael. Le tribune, dal Tabaccaio alle Piscine, fino alla Rocca, sono in piedi per tributargli un’ovazione. Schumacher esulta, è la prima vera soddisfazione dopo una serie di sacrifici e sfortune. Gli uomini del muretto Mercedes sono sinceramente commossi e lo stesso Michael sembra provato per l’impresa, perché davvero, a 43 anni suonati, conquistare una pole position con quella Mercedes è impresa da leggende. Partire “dal palo” nelle stradine di Monaco significa mettere una seria ipoteca sulla vittoria. Troppo bello per essere vero: sulle ambizioni di un galvanizzato Schumacher grava infatti una penalità di 5 posizioni, comminata nel corso del precedente Gp. Due gare dopo, a Valencia, il Kaiser coglie il suo primo podio dal giorno del suo rientro nel Circus: per un gioco del destino i tre gradini sono occupati dall’allora presente della Ferrari, Fernando Alonso, e dal passato, con Kimi Raikkonen e Michael a scambiarsi complimenti sul palco d’onore. Qualche settimana dopo, Schumi conquista a Hockenheim, in Germania, il suo 77° giro più veloce.

E’ ANCHE A SCHUMACHER CHE SI DEVONO GLI ATTUALI SUCCESSI DELLA MERCEDES?

Ross Brawn in mezzo ai suoi pupilli Rosberg e Schumacher (© Getty Images)

 

Oggi la Mercedes è il team “best in class”, il punto di riferimento per qualsiasi squadra che ambisca a vincere il titolo mondiale in Formula Uno. La scuderia anglo-tedesca può sì contare su risorse finanziarie pressoché illimitate ma arrivare a vincere, anzi, a dominare in soli cinque anni dal ritorno alle corse, è un impresa sensazionale. I motivi degli attuali successi potrebbero trovare spiegazione, almeno in parte, nella qualità principale di Michael Schumacher, la sua formidabile maestria nel riuscire a sviluppare la vettura. Lo si può capire andando ad analizzare la stagione 2013, l’ultima dei motori termici. La Mercedes, in quell’anno, si posizionò al secondo posto nella classifica costruttori, solamente dietro l’imprendibile Red Bull. E’ chiaro che quel progetto sia stato messo a punto anche grazie alle proverbiali capacità di Michael nello sviluppo della macchina, nel corso degli anni precedenti. E da quelle caratteristiche e suggerimenti, si arriva in breve ai giorni nostri dove le Frecce d’Argento dominano incontrastate. Un altro paragone simile lo si può fare tornando indietro alle stagioni 2007 e 2008. I successi della F2007 e della F2008 si devono in gran parte, ancora una volta, alle qualità e al lavoro di fino svolto da Schumi nelle stagioni precedenti.

Ross Brawn, intervistato per un documentario tedesco della ARD, sembra essere di quest’idea: “Quando Michael è tornato nel 2010 aveva la stessa dedizione degli anni in Ferrari, le corse erano ancora nel suo cuore. Nessuno dovrebbe sottovalutare quanto il lavoro di Michael in quegli anni abbia influito sugli attuali successi della Mercedes”. L’ingegnere britannico ha, infine, difeso la decisione della famiglia del “Kaiser”, determinata a custodire ferocemente la privacy sulle sue condizioni di salute: “Esiste una forte differenza tra il Michael che si relaziona con il pubblico e i giornalisti e il Michael nella vita privata, sono due persone completamente diverse”. Schumacher ha sempre difeso strenuamente la privacy della sua famiglia, in particolar modo quella dei suoi figli. Tanto per fare un esempio concreto, il suo secondogenito, Mick, ha sempre corso nel karting con il cognome della madre, in modo da non subire eccessive pressioni, salvo poi ricorrere al cognome paterno una volta materializzato l’esordio in monoposto nella Formula 4 tedesca. C’è da augurarsi che colui che ha saputo riscrivere tutti i record della Formula Uno, Michael Schumacher, riesca a ottenere un’altra vittoria, non la numero 92, quella ormai non conta più, bensì un successo ancora più grande, da conseguire nella difficile corsa della vita. Keep fighting Michael!

Paolo Gallorini