Ferrari: Domenicali si è dimesso, al suo posto Mattiacci

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Stefano Domenicali si è dimesso! Il manager imolese si congeda dalla Ferrari lasciando il ruolo di Direttore della Gestione Sportiva (che ricopriva dal 2008).

Domenicali, 48 anni, era in Ferrari dal 1991. Inizialmente si è occupato dei rapporti con Fiat, poi, passato alla Gestione Sportiva, ha seguito lo sviluppo del circuito del Mugello per poi assumere nel 1995 il ruolo di capo del personale.

Di qui la scalata che lo ha portato a diventare Team Manager, poi capo della Logistica, quindi Direttore Sportivo (dal 2002 al 2007) e infine Direttore della Gestione Sportiva.

Il 2 aprile Domenicali dichiarava: “Ci sono tante persone che puntano al mio posto…. Dite a tutte quelle persone gelose che vorrebbero il mio posto che dovranno conquistarselo”.

Ora queste dimissioni, confermate dallo stesso Domenicali che ha voluto salutare la Ferrari con queste parole: “Ci sono particolari momenti nella vita professionale di ognuno di noi in cui ci vuole il coraggio di prendere decisioni difficili e anche molto sofferte. E’ ora di attuare un cambiamento importante. Da capo, mi assumo la responsabilità, come ho sempre fatto, della situazione che stiamo vivendo. Si tratta di una scelta presa con la volontà di fare qualcosa per dare una scossa al nostro ambiente e per il bene di questo gruppo, a cui sono molto legato. Ringrazio di cuore tutte le donne e gli uomini della squadra, i piloti e i partner per il magnifico rapporto avuto in questi anni. A tutti auguro che presto si possa tornare ai livelli che la Ferrari merita. Infine, vorrei fare l’ultimo ringraziamento al nostro Presidente per avermi sempre sostenuto e un saluto a tutti i tifosi con il rammarico di non aver raccolto quanto duramente seminato in questi anni”.

Esattamente come accade nel calcio (dove l’allenatore è il primo a pagare, spesso per colpe non sue o non solo sue), anche in F1 una delle prime figure professionali a saltare quando le cose vanno male è quella del Team Principal (in tempi recentissimi è capitato anche in McLaren con Whitmarsh).

E che le cose non vadano bene in Ferrari è sotto gli occhi di tutti. Sotto la gestione Domenicali la casa di Maranello ha conquistato solo un titolo costruttori nel 2008 (perdendo in extremis quello piloti in tre occasioni: 2008, 2010 e 2012).

Scriviamo “solo un titolo costruttori” perché quando ti chiami Ferrari hai l’obbligo (e la pressione…) di vincere sempre e il secondo posto non è un punto d’onore ma solo una bruciante sconfitta.

Certo, poi, non ha giovato questo difficilissimo avvio di 2014 culminato nel disastroso Gp del Bahrain.

Una svolta può essere positiva e salutare per dare una scossa all’ambiente, a patto però che si prenda atto di alcune evidenze: non facendolo si correrebbe il rischio di non comprendere la lezione e di rendere inutile questa fase di passaggio, replicando nuovamente gli stessi errori e ripiombando in quella fase di caos che ha preceduto l’era di Todt.

Seppure non esente da responsabilità (non progettava la macchina, non elaborava le strategie, non guidava le monoposto, ma ha scelto gli uomini chiave o comunque non si è opposto al loro ingaggio), Domenicali non è certamente l’unico colpevole di questa situazione e forse paga, come capro espiatorio, non solo la mancanza di risultati, ma anche il clima che si è venuto a creare in squadra.

L’esempio di Costa (silurato nel 2011 ed oggi responsabile del progetto della Mercedes ammazza-campionato) deve essere illuminante.

Forse non è (solo) questione di uomini, ma anche di organizzazione, strutture, mentalità, progetti e pianificazione.

Qui non abbiamo mai risparmiato critiche a Domenicali e alla sua gestione e non ci atteggeremo certo da oggi a paladini della sua causa, ma gli vogliamo rendere atto del coraggio della sua scelta: si dice sempre che l’Italia è il paese dove non si dimette nessuno, bene in questa occasione Domenicali ha smentito questo luogo comune.

A suo posto arriva Marco Mattiacci: 42 anni, in Ferrari dal 1999, Mattiacci ha iniziato a lavorare nell’area vendite America e Medio Oriente passando poi, nel 2001, in Maserati Nord America.

Dal 2002 al 2006 è stato vice presidente di Ferrari Nord America, dal 2006 al 2010 ha guidato Ferrari Asia Pacific e dal 2011 ad oggi è tornato in Ferrari Nord America (da presidente).

Ovviamente aspettiamo di vederlo all’opera per giudicarlo, ma per il momento non possiamo non evidenziare la sua mancanza di esperienza nel motorsport.

I tifosi (e non solo loro) forse si aspettavano qualcosa di diverso per il dopo-Domenicali: una figura tecnica di spicco (Ross Brawn?), un ex pilota con esperienze e capacità direttive (Berger?), un manager di lungo corso (Briatore?) o un ‘assunzione di responsabilità da parte di Montezemolo con un ruolo più diretto e partecipe.

L’auspicio è che a Mattiacci sia data la possibilità di lavorare e che nel team tutti remino nella stessa direzione mettendo da parte manovre “politiche” e sterili personalismi, bisogna però essere consapevoli del fatto che la Ferrari necessita di una vera ristrutturazione che non può certo limitarsi alla sostituzione del Team Principal, ma che deve necessariamente passare attraverso il rafforzamento e ammodernamento delle strutture e delle risorse umane, specialmente nel campo della progettazione e dello sviluppo (sia telaio che motore).