Ferrari Driver Academy? No, grazie. O Forse no?

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Se il tuo obiettivo è la Formula Uno, non passare per l’accademia Ferrari: sembra essere questo il commento che può sorgere da un appassionato medio interessato al motorsport in tutte le sue forme. Domenica scorsa, sul podio del GP di Ungheria, c’erano tre piloti nati e cresciuti in RedBull, e con Verstappen quarto sotto la bandiera a scacchi, facevano quattro bibitari ai primi quattro posti. Se si guardano i risultati dei piloti passati dalla FDA (Ferrari Driver Academy, ndr) invece, potremmo notare come nessuno di loro ha mai inciso nettamente, non solo nella massima serie, ma neanche nelle categorie minori, mentre piloti italiani, sostenuti solo da loro stessi e dai propri sponsor, sono comunque riusciti a portare a casa anche qualche titolo.

Tanto tempo fa, era il 2005, in una galassia lontana, Luca Filippi vinse il campionato italiano di F3000. Passò, vincendo, in GP2 e dimostrando di poter lottare alla pari con un certo Grosjean, mentre più recentemente ha ottenuto degli ottimi piazzamenti in Indycar. Vedi il podio nella recente gara di Toronto. Nel “lontano” 2008, è stato l’indipendente Giorgio Pantano a vincere il campionato GP2. Nel 2010 Edoardo Mortara si è laureato Campione europeo Formula 3 e, non supportato da nessun team o programma giovani, è stato catapultato dall’Audi nel DTM dove si è potuto togliere molte soddisfazioni, divenendo pilota ufficiale della Casa. Davide Valsecchi è forse però il caso emblematico di un talentuoso pilota tricolore, che pur dimostrando stoffa da vendere come i sopracitati Pantano, Filippi e Mortara e nonostante la conquista dei titoli GP2 Asia e GP2 ‘main’, si è ritrovato alla fine a fare il giornalista, dato che nessun team di livello ha voluto o potuto scommettere su di lui. Ma questa è un’altra storia. Questo è solo un piccolo e frettoloso elenco, vero, ma basta a dimostrare che i talenti dalle nostre parti non sono mai mancati e non mancano tutt’ora: Luca Ghiotto sta correndo con le sue forze nel campionato GP3 ed è attualmente  primo in campionato, davanti a quell’Antonio Fuoco facente parte della FDA. Notizia degli ultimi giorni, Ghiotto è stato invitato dalla RedBull per un test conoscitivo. Un altro italiano in testa ad un campionato è Antonio Giovinazzi, che nel FIA Formula 3 European, la categoria che ha lanciato Verstappen, sta sbalordendo tutti.

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Luca Ghiotto, Gp3. Flickr Immagini

Ci si aspetterebbe come minimo, che piloti scelti –sottolineiamolo, scelti, e non estratti a sorte – e addestrati con l’esperienza e le risorse della Ferrari possano stare nelle prime posizioni fin da subito o quasi, riuscendo – e dovendo – ad aver la meglio su avversari con molte meno possibilità di crescita. Ma spesso così non è. Così arriviamo subito al nocciolo della questione: come mai un team esperto – il più esperto, aggiungerei – non riesce a produrre talenti come invece è accaduto con le Academy di McLaren e Red Bull? Non è di certo la questione economica, come alcuni affermano, che frena il programma della Rossa. Il logo del cavallino rampante è riconosciuto come uno tra i brand più forti al mondo. La tempistica è forse una scusante? Il programma FDA è nato solo nel 2009 e forse non tutti gli ingranaggi sono ancora ben oliati, ma le altre scuole dei team avversari non sono certo nate con la scoperta del motore a scoppio. La Red Bull ha creato un campione come Sebastian Vettel, e ha portato in F1 molti altri promettenti piloti come Ricciardo, Kvyat, Sainz e Verstappen, anche se il merito su quest’ultimo va diviso equamente con la Mercedes a cui è stato ‘sottratto’ lo scorso anno a stagione in corso. La McLaren, da parte sua, “ha dato alla luce” un certo Lewis Hamilton, un altro incredibile fenomeno, e ha altri giovani pronti a entrare nella massima serie.

Per quando riguarda la FDA, invece, sono solo due i piloti che sotto le effige dell’academy del Cavallino sono poi arrivati in Formula 1: Sergio Perez (che prima arriva in F1 e solo dopo entra in FDA…), capace di concludere al secondo posto la GP2 nel 2010 grazie al supporto della Telmex, e il compianto Jules Bianchi, unico vero pilota, al momento, cresciuto in FDA e arrivato in F1. Se per Perez la storia è alquanto particolare, arrivato in F1 con i soldi di Carlos Slim, entrato poi in FDA a fare il…test driver senza test e quindi ‘venduto’ alla McLaren dove ha probabilmente vissuto la stagione peggiore della sua carriera, per quanto riguarda Bianchi bisogna ammettere che non ha mai inciso fino in fondo nei campionati propedeutici alla F1 – il titolo nell’EuroF3 è arrivato prima dell’entrata in FDA –  e la sua morte prematura ci ha portato via la possibilità concreta di poterlo valutare su una vettura quantomeno decentemente competitiva, come ad esempio la Sauber di quest’anno che, a sentir Domenicali, attendeva Jules come anticamera della Ferrari al posto di Raikkonen.

Vincere titoli non è certo l’unico modo per decretare un buon pilota da un driver lento, ma onestamente, eccezion fatta per la piccola e fugace impresa di Bianchi a Montecarlo nel 2014, quando arrivò a punti con la Marussia, e del modo con cui Jules vinse la gara GP2 in Inghilterra, nessuno dei due ha fatto impazzire le folle. Anche perché, va bene ricordarlo, Perez non ha MAI corso in F1 come FDA e quindi le sue belle gare con la Sauber vanno archiviate come ‘indipendente’, se così si può dire, mentre Bianchi in F1 ha sempre avuto auto buone a chiudere gli schieramenti. E anche qui, qualche dubbio sulla FDA…

Chi sono ora i piloti sotto l’ala di mamma Ferrari? Zhou, 16enne cinese, Stroll, che nel dubbio ha anche comprato la Prema, il già menzionato Fuoco, ma soprattutto Raffaele Marciello. E’ sul casertano trapiantato in Svizzera che sono puntati gli occhi, e le sperenze, di tutti: Campione 2013 del FIA Formula 3 European Championship, quest’anno Lello corre in GP2 con il team italiano Trident ed è terzo pilota della Sauber, team che da anni ha uno strettissimo rapporto con Maranello. Marciello, in questi ultimi due anni di GP2, ha mixato incredibili risultati a prestazioni poco convincenti, condite in alcuni casi anche da errori grossolani. La speranza di tutti è certamente quella di vederlo in Formula 1, in un team che gli possa permettere di maturare e dimostrare, riportando così nel Circus ‘uno dei nostri’.

Certamente non è facile trovare un talento, farlo crescere, metterlo nel team giusto e trasformarlo in un Campione, ma come ci sono riuscite nel e da tempo McLaren e RedBull, perché non dovrebbe riuscirci la Ferrari? E’ forse disinteressata a lanciare astri nascenti? Non si fida dei suoi ‘piccoli’? Per rispondere a questi quesiti, dobbiamo porci una domanda principale: a cosa serve davvero il Ferrari Driver Academy? Il dubbio sollevato da più addetti ai lavori è che la FDA non sia solo esclusivamente un driver academy in senso stretto, ma sia costretto o voglia ragionare anche e soprattutto in termini economici, girando piloti ad altre squadre con accordi di mutuo interesse. Di certo programmi come l’FDA non costano poco, ma un “Vettel” cresciuto in casa, ‘sfruttato’ a costo – relativamente – quasi zero e venduto a peso d’oro, vale l’investimento?

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Raffaele Marciello, Sauber F1 2015. Flickr Immagini

 

Alla luce di tutto ciò, per Marciello la strada per un 2016 in F1 rischia di farsi dura. Sedili buoni per un’eventuale stagione rischiano di non essercene molti per diversi motivi.  Girare Raffaele alla lentissima – o veloce quanto una GP2 sigh! – Manor motorizzata Ferrari non porterebbe grossi risultati. Ammesso che il team ci sia l’anno prossimo. In Sauber al momento prevale la necessità di piloti dotati di grandi sponsor come Nasr ed Ericcson, mentre Marciello potrebbe portare in dote solo la possibilità di avere qualche sostanzioso sconto sui motori e qualche attenzione in più. Dall’altro lato, però, l’arrivo di Marciello in F1 ridarebbe un senso ad un Academy che fin qui ha fatto il pieno di critiche portando ben pochi risultati.

Andrea Emanuele Aprile