Ferrari: dentro la speranza Vettel, fuori l’incompatibile Alonso

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Il segreto di Pulcinella è stato svelato, signori e signore con grande sorpresa di tutti la Ferrari annuncia l’arrivo di Vettel al posto del consensualmente silurato Alonso.

Nando va via dopo un anno e mezzo di polemiche mal celate con la squadra, a suo dire incapace di costruire un’auto competitiva e di leggere al meglio le varie fasi di gara. I team radio, puntualmente smentiti, in cui lo spagnolo esprimeva tutto il suo disappunto verso il team si sono sprecati, e che il clima era teso l’aveva sancito già lo scorso anno il cazziatone contenuto nella lettera dell’ex Presidente Montezemolo al suo pilota di punta: “A tutti i grandi campioni che hanno guidato per la Ferrari è sempre stato chiesto di anteporre gli interessi della squadra a quelli personali. Questo è il momento di rimanere calmi, evitare polemiche e dare con umiltà e determinazione il proprio contributo, stando vicino, in pista e fuori, alla squadra e ai suoi uomini”

Formula One - 2014 Testing - Day Three - Circuito de JerezNon che Alonso avesse tutti i torti, negli ultimi anni la Ferrari non ha brillato e spesso, quando ha potuto, ha sbagliato. Però è altrettanto vero che Alonso non è stato immune da errori, che però la squadra non gli ha mai, pubblicamente, addossato. Nando ci ha spesso messo del suo alla guida, ottenendo risultati difficilmente ottenibili facendo il semplice compitino e i confronti con i compagni lo hanno spesso dimostrato. E’ considerato uno dei migliori piloti al mondo, probabilmente a ragione, ma rischia di soffrire in un certo senso della sindrome di Max Biaggi. Pilota forte, fortissimo ma poco capace di fare squadra, se non a determinate condizioni. Dalla McLaren se ne andò sbattendo la porta e spiattellando al mondo quello che sapeva, e che fino ad allora aveva allegramente taciuto, del copy-gate, dalla Ferrari se ne senza sbattere la porta, ma con una vena polemica non da meno.

Ora torna, o almeno dovrebbe a meno di clamorosi divorzi in Mercedes o di ancor più clamorosi anni sabbatici\ipotesi WEC, in McLaren, fortemente voluto dalla Honda, molto meno dal titolare Ron Dennis, a cui non è mai andato giù l’improvviso pentimento di Alonso sul copy-gate, che è costato a Woking 100 milioni di multa dalla FIA. Tra l’altro Alonso rischia di trovarsi nella stessa situazione del 2007, quando come compagno di squadra c’era il debuttante Lewis Hamilton, rookie si ma nato – sportivamente parlando – e cresciuto a Woking e quindi fortemente sponsorizzato nella politica interna – tanto cara allo spagnolo – al team. Ora Hamilton è in Mercedes – e da li non dovrebbe muoversi, salvo i clamorosi divorzi detti sopra – ma in McLaren Nando potrebbe trovare Kevin Magnussen, che non pare avere le stesse qualità di Lewis, ma come l’inglese è un pilota interno del team. Ricomincia l’incubo?

Non è forse un caso allora il fatto che Alonso preferisca Button al figlio d’arte, ma se queste sono le premesse…

sebastian-vettel-prova-la-ferrari-1988-di-gerhard-berger-al-red-bull-ringIn Ferrari arriva invece Vettel che “porta con sé uno spirito di squadra fondamentale”. Sicuramente – ma anche no – un caso che Mattiacci faccia leva proprio su questo punto nel suo discorso di benvenuto. Seb, nonostante i quattro titoli, in un certo senso è all’anno zero, quello della verità. Per lui, dopo un anno e mezzo di Toro Rosso e 6 di RedBull è la prima volta in cui non è il pilota “cocco di mamma”. Non che in Ferrari nessuno lo voglia, anzi, ma è un pò diverso dall’essere il wonder boy in ToroRosso e il pilota vivaio RedBull capace di dominare il mondiale proprio con chi gli ha permesso di arrivare in F1. In un certo senso, un pò quello che è accaduto quest’anno, dove forse per la prima volta le attenzioni RedBull si sono spinte anche verso l’altro pilota di casa, quel Ricciardo capace poi di fare una stagione straordinaria. Vettel è alla prima occasione del “vediamo cosa sei capace di fare fuori dalla RedBull”, come se la vittoria ottenuta con una ToroRosso a Monza, più dei 4 titoli mondiali consecutivi, non avesse ancora chiarito di che pasta è fatto il ragazzo. Seb dovrà scrollarsi di dosso l’annus horribilis 2014, dove nella prima parte di stagione le ha prese di sacrosanta ragione dal compagno ma poi si è ripreso, prestazioni alla mano, da metà anno in poi. Se i maligni hanno ragione, il tetracampione quest’anno ha scontato tutti gli arretrati di sfiga delle scorse stagioni (Interlagos 2012 parla da se), prendendo in pieno il posto che fu di Mark Webber.

Meglio così, magari dal prossimo anno i conti col destino tornano in pari e la stagione in rosso partirà col piede giusto. La Ferrari continua quindi con la tattica dei due – presunti – galli nel pollaio. Se con Vettel si va, si spera, alquanto sul sicuro, da Kimi ci si aspetta un salto di qualità deciso e macroscopico. Il finlandese quest’anno è apparso spento, rinunciatario, alle prese con una vettura che non hai mai digerito. A Interlagos ha dato segni di ritrovata vitalità, ad Abu Dhabi scopriremo se si è trattato di giornata di grazia o di quel click mentale che serviva ad Iceman per tornare quel pilota che, solo 12 mesi fa, faceva faville con una Lotus che non era propriamente un missile di guerra. Marciello con ogni probabilità ripeterà la GP2, in cerca di quella costanza che gli è mancata quest’anno non sempre per colpa sua, ma per il 2016 potrebbe essere una spina del fianco del finlandese.

A Maranello hanno rinunciato così ad uno dei piloti più talentuosi del circus, incapace però di entrare nelle piene grazie della squadra – e dei tifosi – e che non ha saputo indirizzare la squadra verso il giusto sviluppo della vettura. Non che sia esclusivamente colpa sua, sia chiaro. Dalla RedBull arriva Vettel, che a 27 anni e 4 titoli mondiali ha magari quella capacità, e possibilità, di aspettare un anno per mettere a punto la vettura, magari travasando qualche piccolo segreto dei bibitari, che quest’anno non avranno la macchina migliore del lotto, ma migliore della rossa forse si. Alonso se ne va dopo 5 anni in cui ha ottenuto 11 vittorie e 44 podi che gli sono valsi 3 “titoli” di vicecampione e tanto fegato amaro per aver visto visto i suoi migliori anni volare via senza riuscire a concretizzare l’assalto al titolo. Ci è arrivato un paio di volte molto vicino, ma alla fine non è mai riuscito a mettere le mani sulla corona iridata, quella stessa corona di cui si sono cinti i suoi due compagni di squadra Raikkonen e Massa (ok, 7 secondi, ma sono 7 secondi in più di Alonso). Una beffa atroce per chi ha sonoramente e ripetutamente battuto i suddetti ferraristi a parità di macchina. Una nemesi del destino, forse, per colui che era riuscito a interrompere lo stradominio rosso di Schumacher.

Australian F1 Grand Prix - Race

Con la speranza che Raikkonen ridia un segno di vita e che Vettel riesca a rifare gli stessi numeri (burnouts a fine gara compresi) già mostrati in RedBull, la Ferrari si presenta ai nastri di partenza 2015 con ben 5 mondiali di F1 al volante delle sue vetture, due in più rispetto a quest’anno. Almeno da questo punto di vista è già un passo in avanti.

Massimiliano Palumbo