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Formula (NO)rmal(I)t(A)’

Formula Noia o Formula Normalità? Come definireste il Gp di Austin di domenica scorsa?
Qui non parliamo del dominio del binomio Vettel-Red Bull, ma della (presunta) mancanza di azione –e quindi di spettacolo- in pista.

La risposta alle domande di cui sopra non è scontata, ma dipende dall’idea stessa che ognuno di noi ha della F1, o meglio di come dovrebbe essere la F1.

Mario Donnini, il “cuore da corsa” di Autosprint, quando fu ospite di Retrobox ci chiari’ molto bene il suo punto di vista: ciò che per altri è “noia” in realtà è un elemento che ha sempre fatto parte della F1, persino nel suo periodo “eroico”.

Non stà scritto da nessuna parte che la F1 (o qualsiasi altra gara motoristica) debba regalare emozioni o colpi di scena ad ogni giro, anzi è preferibile che non lo faccia se, per ottenere quel risultato, debba essere costretta a tradire il senso più autentico e profondo del motorsport.

Si tratta del parere autorevole di un grande appassionato e di un professionista straordinario,ma non tutti sono dell’avviso di Donnini visto che,spulciando tra giornali,siti,blog,forum e social network si legge molte volte l’aggettivo “noioso” (boring in inglese) a proposito del Gp di domenica scorsa.

Di più: c’è chi come il direttore di Autosprint si spinge oltre e “quantifica la noia” (ad Austin, escluso il primo giro si sono registrati appena 12 sorpassi, appena 2 in più di Montecarlo, un dato molto lontano dalla media abituale: senza kers e drs non avremmo avuto neanche quelli) e ce ne illustra puntualmente le cause (particolare conformazione del circuito e scelta conservativa da parte della Pirelli).

A proposito di questo ultimo punto qualcuno potrebbe obiettare che in realtà la scelta della Pirelli sarebbe da applaudire più che da biasimare, visto che ha consentito un avvicinamento alla normalità, dove per normalità si intende una gara caratterizzata da poche soste (18 piloti su 22 ha fatto un solo pit). E si parla di semplice avvicinamento alla normalità e non di ritorno completo, dato che per far funzionare la tattica dell’unica sosta i piloti sono stati costretti a gestire le gomme per buona parte della gara, anziché tirare al massimo delle loro possibilità come si aspetta chi ha una certa idea di come dovrebbe essere una gara “sprint”.

Non c’è niente da fare, gira che ti rigira ritorniamo al punto iniziale: tutto dipende dal concetto di F1 che ognuno di noi ha in testa.

Cosa aspettarci per il futuro? Per quello immediato, anche in Brasile la Pirelli si è voluta mantenere sul sicuro e, rischio pioggia a parte, potremmo vedere una gara con 1-2 pit stop.

Ad Interlagos,inoltre, Pirelli porterà anche i prototipi delle gomme 2014 (capito Newey?), che saranno testate nei turni di libere.

E pare proprio che il costruttore italiano, stanco delle critiche ricevute e conscio dei mille punti interrogativi posti dalla rivoluzione regolamentare del 2014 (preoccupa soprattutto l’impatto della maggior coppia dei nuovi propulsori), abbia scelto un approccio molto prudenziale anche per la nuova generazione di pneumatici.

Ammesso e non concesso che ciò sia un male, niente paura lo “spettacolo” sarà salvo. O almeno è ciò che sostiene Ross Brawn: le sfide introdotte dalle nuove regole (affidabilità e gestione del carburante in primis) garantiranno suspance ed emozioni.