Guido Forti scompare all’età di 72 anni: il motorsport italiano perde una delle sue più grandi icone

  281336_389197784498786_1213099436_nGuido Forti se n’è andato oggi, all’Ospedale di Alessandria. Questo 72enne team manager sarà probabilmente un signor nessuno per i più giovani, e per chi segue le gare un pò più distrattamente.
Per quelli un pò più attempati, o veraci, Forti era invece forse uno degli ultimi, insieme a Giancarlo Minardi, a credere in un automobilismo diverso, sognatore. A credere nelle capacità dei piloti italiani. Un romantico delle corse che si è scontrato a muso duro con la realtà di un automobilismo per ricchi.

Con il suo team, la Forti Corse, aveva corso e vinto un pò ovunque in F3, facendo del campionato italiano sua personale riserva di caccia dall’85 al ’90. Buoni risultati li ottenne anche in F3000, quando ancora era un campionato libero e aperto alla concorrenza e non il monomarca GP2 che abbiamo oggi. Quando ancora gli sviluppi e le capacità contavano qualcosa, Guido Forti riuscì a stare tra i migliori della serie cadetta.

Era riuscito ad arrivare fino in F1, disputando una stagione e mezza nel mondiale tra il ’95 e il ’96 e mettendo sul ponte di comando ai box persino Cesare Fiorio. Nel 1995 schierò l’esperto Roberto Moreno e Pedro Paulo Diniz, cresciuto con il team in F3000, che assicurava un consistente budget. Ma la vettura nacque pesante e lenta, e i risultati non arrivarono. Qualche miglioramento si cominciò a vedere nel 1996 con Badoer e Montermini, perché allora qualcuno che schierava e credeva nei nostri c’era ancora ma il budget, sempre lui, era finito e a metà stagione dovette salutare la compagnia, complice anche una lunga diatriba con lo Shannon Group che si era impossessato delle quote del team.

Fine dei giochi per la Forti Corse, ma il patron Guido rimase nel mondo delle corse fino al 2003, nella F3000 Europea.

Con lui se ne va un pezzo importante del motorsport italiano, di quello che negli anni 90 voleva conquistare il mondo credendo nei propri mezzi. Grazie a Forti, molti piloti italiani come Morbidelli, Badoer, Naspetti, Larini giusto per fare qualche nome, hanno potuto farsi notare e diventare professionisti in un mondo in cui di solito invece si paga per correre.

Una persona che, nonostante fosse arrivata in F1, era rimasta semplice, cristallina, umile con tutti. Schietta e mai banale. Gentiluomo d’altri tempi con una precisa idea in testa e tutte le capacità per raggiungerla. Tranne forse quelle finanziarie. Il disastrato motorsport italiano da oggi è, se possibile, ancora un pò più povero. Anche perché, di nuovi Giancarlo Minardi, di nuovi Guido Forti, in giro non se ne vedono tanti. E forse questo ci farà sentire ancor di più la sua mancanza.

Buon riposo Guido, ci mancherai.