Hamilton-Rosberg, un classico incidente di gara

hamilton-rosberg-2Nelle corse, come nella vita, è molto più facile schierarsi agli estremi piuttosto che rimanere imparziali. Non che sia necessariamente una colpa, ben inteso, ma talvolta sarebbe meglio fare un passo indietro e mantenere le distanze dal sensazionalismo a tutti i costi. Il problema non è stare dalla parte dell’uno o dell’altro, è legittimo privilegiare una visione piuttosto che il suo contrario ed è questione di punti di vista; il problema nasce quando viene eliminata la possibilità di non attribuire una colpa. Assegnare sempre e comunque i ruoli di buono e cattivo è una violenza nei confronti dell’intelligenza umana e, nella fattispecie, dello spirito stesso della corsa. Se come spesso si dice la verità sta nel mezzo, allora tanto vale dare all’assunto una possibilità di applicazione.

Il contatto tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg ha incendiato l’opinione pubblica del mondo delle corse, dagli addetti ai lavori del paddock agli spettatori a casa. Una fetta dei giudicanti ha privilegiato la posizione di Rosberg, imputando a Hamilton la colpa del contatto; gran parte del pubblico ha invece propeso per la posizione opposta, con il britannico vittima della manovra sconsiderata del compagno di squadra. Sorprende il fatto che nessuno abbia menzionato la possibilità di catalogare il tutto come normale incidente di gara, o almeno chi scrive queste righe non ne ha avuto notizia.

Da diverso tempo a questa parte sembra essere sparita dalle coscienze l’idea del contatto fortuito, quello che nelle corse l’ha sempre fatta da padrone e che è diretta derivazione dello spirito di gara. Vogliamo davvero eliminare l’ipotesi che delle vetture, lanciate in gruppo a certe velocità e su un nastro d’asfalto di dimensioni relative, possano collidere l’una contro l’altra? La convergenza di traiettorie tipica di una battaglia vera, sincera e rustica è un fattore caratteristico della competizione, ma si tende a non essere granché coerenti nel giudicare ciò che accade in pista: se due piloti lottano e si sfiorano, tutto a posto; se malauguratamente arrivano al contatto, allora uno dei due ha per forza sbagliato. Un millimetro prima sei un eroe, un millimetro dopo un criminale.

E questo era uno sguardo generale sull’attitudine del pubblico al contatto. Tornando allo specifico caso delle due Mercedes, entrambi i piloti possono avere la propria “parte di responsabilità” nell’incidente: Rosberg per una difesa troppo evidente, Hamilton per la fretta di voler passare e per non aver alzato il piede. Se volete farne loro una colpa, liberi di farlo. Se volete sposare il metodo Lauda di parlare a sproposito, scelta vostra. Se ancora volete giustificare la visione di una Formula 1 in cui due compagni di squadra non si possono sfiorare, con il congelamento delle posizioni a favore di chi è davanti alla prima curva, vi si potrebbe dire di ripensarci (o di cambiare sport). Al di là del prestigio delle Frecce d’Argento, del potenziale dei due piloti, della sensazione che può suscitare l’autoeliminazione dei due pacchetti uomo-macchina più forti del lotto, quello tra Rosberg e Hamilton è, per il sottoscritto e per la direzione di gara, un classico incidente di gara. Opinioni personali.

Edoardo Vercellesi – Twitter: @edoverce97