Il podio di Budapest – Analisi e dichiarazioni

Domenica di gloria per Vettel e il dt Allison nel GP Ungheria (© Getty Images)

 

Sebastian Vettel (Ferrari): “E’ stata una settimana con un sacco di alti e bassi e come ho detto ho voluto dedicare la vittoria a Jules Bianchi e alla sua famiglia. La gara è stata difficile, soprattutto alla fine quando molti pensieri hanno iniziato a girarmi in mente, ma di sicuro io sono molto contento del risultato. La nostra prova è stata molto buona fin dall’inizio, abbiamo avuto una grande partenza. Abbiamo tenuto un ottimo ritmo e sono stato in grado di controllare la gara. Naturalmente la safety car, alla fine, non ci ha aiutato, ma siamo comunque riusciti a rimanere in testa e a vincere il Gran Premio. E ‘stato fantastico vedere tutti i ragazzi del team sotto il podio: erano tutti molto contenti! Oggi abbiamo dimostrato che il ritmo che abbiamo non ha nulla a che fare con la fortuna. In verità siamo stati un po’ sfortunati con la safety car, ma il nostro passo sulla prima sosta era davvero buono; abbiamo resistito spingendo a fondo e non abbiamo mai permesso agli avversari dietro di sfruttare il DRS . Di sicuro è stata una grande gara, soprattutto dopo che erano circolate strane voci circa la squadra. E’ stato un ottimo weekend anche per i ragazzi di Maranello e c’è stato un ottimo recupero dopo il difficile venerdì. Grazie a tutti i nostri partners per il loro sostegno e alla Shell per averci regalato più potenza!“.

Arrivabene aveva chiesto tre vittorie, ma nessuno la credeva un’impresa possibile. Il tedesco della Ferrari si è già portato a due terzi dall’obiettivo, quando mancano ancora dieci gare da affrontare. Non ha mai sbagliato nulla in questa gara, dimostrando tutto il suo potenziale, e soprattutto la sua maturità: non si è scomposto dinanzi agli attacchi provenienti dagli “aerei tedeschi” (Mercedes, ndr), apparsi comunque sottotono. Con la pista libera, è tornato a dettare il ritmo a lui più congeniale come aveva più volte fatto nel suo periodo d’oro in Red Bull . Numeri a parte, Sebastian esibisce, a parte il talento, quell’amore incondizionato che ha verso la scuderia di Maranello. Mai visto un pilota elogiare così tanto il team, i meccanici, il marchio, il tricolore (non suo) e la bandiera della Ferrari. Questo è lo spirito che lo porterà, senz’altro, a diventare un uomo-squadra, prima che un pilota, per tutti i tifosi della Rossa, che aspettano il quinto titolo mondiale di Vettel, con il simbolo del Cavallino Rampante.

Daniil Kvyat (Red Bull Renault): “Sono molto soddisfatto del risultato; è stato bellissimo correre in una gara così ricca di colpi di scena. Durante la prima parte di gara ho pensato che la mia avventura fosse finita a causa delle vibrazioni dell’alettone anteriore. Ma la macchina era molto competitiva durante l’ultimo stint e siamo riusciti a finire molto bene quanto a performance. Tutta la squadra e tutti i ragazzi in fabbrica meritano questo doppio podio: tutti hanno continuato a spingere, e voglio ringraziarli di cuore. Dedico la mia gara a Jules e alla sua famiglia; abbiamo perso un ragazzo fantastico, i nostri cuori e pensieri sono con lui e i suoi cari“.

E’ davvero più veloce di Ricciardo, quindi? E’ vero che dalla Toro Rosso arrivano in Red Bull soltanto piloti destinati ad essere più veloci di quelli che sono rimasti al palo? Resta il fatto che il russo è stato davvero efficace e da driver nel mirino di Mateschitz si è trasformato in un pilota coi fiocchi, dimostrando di meritarsi il sedile (con buona pace di Jean-Eric Vergne, che con la sua immacolata tuta rossa, osserva gli altri correre). Daniil, invece, si è preso ciò che finalmente merita, allontanando tutte le accuse – che tra l’altro, non lo hanno scalfito – che lo volevano fuori prima del tempo. Bravo!

Ricciardo insegue la Red Bull gemella di Kvyat: i due chiuderanno sul podio (© Getty Images)

Daniel Ricciardo (Red Bull Renault): “E’ stata sicuramente una gara movimentata ma io sono molto fiero di me stesso. Ho vissuto emozioni contrastanti, eppure sono grato di essere sul podio. Fino a qui è stato un anno difficile e avere due vetture sul podio è abbastanza incredibile. Ho spinto al massimo nell’ultima parte di gara, poi quando ho montato le nuove gomme morbide ho persino avuto l’opportunità di vincere. E ‘un peccato che tra me e Rosberg ci sia stato un contatto, per il resto ho dato tutto ciò che avevo in pista“.

Ha un avversario dentro il team che è davvero arduo da battere, come era sembrato a molti nel 2014 ai tempi delle prime gare di Kvyat in Toro Rosso. Ma rivedere Ricciardo sul podio non ha prezzo. Uno dei pochi personaggi carismatici del Circus deve per forza di cose arrivare tra i primi tre! L’Ungheria gli fa bene, e se non ha potuto bissare il successo di trecentosessantacinque giorni fa (giorno più, giorno meno), Ricciardo non si è di certo dimenticato del perché l’anno scorso le ha spesso suonate di santa ragione al suo ex compagno di box Vettel.

Il commento

Questo Gran Premio è da dedicare a quegli appassionati che solitamente amano, a mo’ di metafora, fasciarsi la testa prima di esseresela rotta. Nei giorni che hanno preceduto l’evento, non c’è stato un solo giornalista che non abbia avvertito – come farebbe un meteorologo quando si preannunciano disastri e inondazioni – del pericolo noia sulla pista di Budapest. Non è mettendo il dito sulla piaga che si cura un malato. Alla fine, la gara più bella dell’anno – e tra le più spettacolari nelle ultime stagioni –  si è corsa sulla pista meno adatta ai sorpassi dell’intero campionato: l’Hungaroring, appunto. E’ successo di tutto: errori, incidenti, sorpassi e sportellate. I grandi indovini della televisione (pubblica e non) avevano previsto senza ombra di dubbio una doppietta Mercedes, una Ferrari in difficoltà e tutti gli altri a seguire. Non l’avessero mai detto!

Il guizzo delle Ferrari di Vettel e Raikkonen nelle prime fasi del Gran Premio (© Getty Images)

 

Niente di tutto ciò: i due piloti di Maranello si ritrovano, dopo due curve, davanti al duo di Stoccarda che va nel panico. Hamilton va per prati (dando la colpa al suo presunto scudiero Rosberg), poi ritorna in pista in mezzo al gruppo, mentre il figlio di Keke, terzo per buona parte della gara, perde progressivamente decimi dalle Rosse nei primi giri. Il passo sembra quello di una Ferrari che non hai mai smesso di vincere. A metà gara Hulkenberg perde l’ala anteriore in pieno rettilineo, e senza carico aereodinamico, va a sbattere contro le gomme di contenimento. Prima la Virtual Safety Car – da rivedere, ancora una volta –  e poi la Safety Car ricompattano il gruppo. Sfortunatamente un Raikkonen versione 2007 (stabilmente secondo in quel momento) deve abbandonare la corsa per problemi al propulsore della sua SF15-T. Alla ripartenza, come prevedibile, succede il finimondo: nascono gruppi di vetture che si sorpassano e si toccano, e mentre Maldonado è intento a recuperare le penalità non ottenute nelle gare precedenti (!), i vari Ricciardo, Kvyat, Rosberg e Bottas si impegnano in duelli serrati, che portano gli ultimi due a forare e indietreggiare in classifica, mentre il nervosissimo Hamilton scala di nuovo la classifica.

Al traguardo torna alla vittoria Vettel, che in Ungheria non era mai riuscito a vincere (neanche quando guidava l’astronave Red Bull). Dietro di lui le due monoposto anglo-austriache di Kvyat e Ricciardo, che riportano speranza alla – rientrante nella prossima stagione, quasi sicuramente – Renault. Per un soffio, non sfiora l’impresa  il diciassettenne Verstappen, quarto al traguardo. Dietro di lui una McLaren Honda con Alonso che regala un piazzamento che sa di vera rinascita. Hamilton chiude sesto e Button nono, amplificando il piccolo successo del suo sopracitato compagno di team.

A Budapest punti pesanti per Alonso e la McLaren (© Getty Images)

 

Bellissima e doverosa la dedica che i tre piloti saliti sul podio hanno regalato a Bianchi, omaggiato anche con quel minuto di silenzio che ha anticipato la corsa, e che ha ricordato a tutti i drivers presenti del perché sono così osannati dalla folla, pagati così bene dagli sponsor e invidiati per ciò che fanno. A parte la Mercedes, le sfortunatissime Williams, le Force India di cartapesta, le Sauber in decrescita e le lentissime Manor, per le restanti scuderie, si può dire che hanno vinto anche loro qualcosa.  La Ferrari, appunto, ha dimostrato come è capace di rialzarsi dagli inciampi; le Red Bull e la sua “amica” Renault si sono finalmente tolte qualche sassolino; le McLaren Honda si sono tolte qualche macigno, portando al traguardo, nella zona che conta, i suoi piloti; la Lotus a punti e le Toro Rosso ancora super competitive. Non ci resta che augurare che il prossimo Gran Premio, quello che si svolgerà  tra venticinque giorni in Belgio sulla bellissima pista di Spa Francorchamps, ci possa regalare un altro pomeriggio così ricco di emozioni. Emozioni che hanno fatto esclamare a qualcuno, forse non ad alta voce: “che spettacolo, questa Formula 1!”.

Classifica Piloti (TOP 10): 1. Hamilton 202 punti; 2. Rosberg 181; 3. Vettel 160; 4. Bottas 77; 5. Raikkonen 76; 6. Massa 74; 7. Ricciardo 51; 8. Kvyat 45; 9. Hulkenberg 24; 10. Grosjean 23.

Classifica Costruttori: 1. Mercedes 383 punti; 2. Ferrari 236; 3. Williams 151; 4. Red Bull 96; 5. Force India 39; 6. Lotus 35; 7. Toro Rosso 31; 8. Sauber 22; 9. McLaren 17; 10. Marussia 0.

Andrea Emanuele Aprile