Il podio di Montecarlo – Analisi e dichiarazioni

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Nico Rosberg (Mercedes): “Questa è stata la mia prima esperienza fortunata nelle corse dopo tanto tempo. Che gara pazzesca! Sono rimasto sorpreso quando non ho visto nessun altro tra me e la safety car. Non sapevo cosa stesse succedendo in quel momento, ero impegnato a riscaldare le gomme che sembravano fredde come ghiaccio. Prima della safety car Lewis ha fatto veramente un bel lavoro, è stato superiore per tutto il week-end, quindi meritava veramente di vincere. So come debba sentirsi ora. Questo fine settimana ha rappresentato per me un campanello d’allarme, devo lavorare meglio in vista della prossima tappa a Montreal. Ovviamente sono felicissimo per aver vinto di nuovo qui a Monaco. È sempre una sensazione speciale, e almeno una parte di me vuole festeggiare il primo posto di oggi. Una vittoria è sempre una vittoria.”

La reazione di Lewis Hamilton non si è fatta aspettare dopo la deludente prova in Spagna. Nico ha faticato tutto il week-end per cercare di colmare il gap che lo divideva dal compagno di squadra, senza riuscirci. Prove libere a parte, troppo soggette a esperimenti e test per poter confrontare i risultati cronometrici, il duello Rosberg-Hamilton esplode nelle qualifiche, con il tedesco staccato di 3.5 decimi e autore di diversi errori di guida, mentre Lewis sembrava correre sul velluto. Importante sottolinearlo, visto che oltre alle due vittorie, anche le ultime due pole qui a Montecarlo portano la firma del figlio di Keke, che è sempre riuscito a staccare il rivale di circa 1 decimo. Certo, risultato del 2014 falsato da quell’inconveniente sospetto al Mirabeau, ma pur sempre indicativo. In gara Nico riesce a tenere a bada Vettel, grazie anche all’attenzione del muretto Mercedes – due pesi, due misure a quanto pare – che gli permette di ritrovarsi sempre di fronte al connazionale, ma con un occhio anche alle prestazioni di Lewis, mai lasciato scappare più di tanto. Se vogliamo spezzare una lancia a favore di Nico, si può dire che con un ritmo meno incisivo si sarebbe ritrovato comunque secondo dopo l’ultimo deleterio stop di Lewis. Fortunato, senza dubbio, ma anche audace.

Lo start del Gp di Monaco.
Lo start del Gp di Monaco.

coppacoppaSebastian Vettel (Ferrari): “Oggi abbiamo fatto tutto il possibile, ed è veramente bello finire in seconda posizione. Ho provato ad essere aggressivo in partenza, ma non sono riuscito ad artigliare subito la seconda piazza. Avevamo un buon passo di gara e abbiamo messo sotto pressione le Mercedes, riducendo il gap dopo i pit stop ed evitando che scappassero via, ma ovviamente questo non è stato abbastanza. Abbiamo provato a cambiare strategia, ma sfortunatamente loro si sono fermati il giro successivo, finendoci davanti. Negli ultimi giri, Lewis mi ha pressato molto con la mescola supersoft, è stato difficile per me perchè per diversi giri le gomme sono rimaste fredde e ho dovuto faticare per rimanere in pista, focalizzandomi sull’uscita di curva. C’è ancora qualcosa che dobbiamo capire e imparare, se fa più freddo in un giro di qualifica non riusciamo a far lavorare bene le gomme.  C’è ancora qualcosa che dobbiamo migliorare. Vorrei ringraziare i ragazzi di Maranello, il motore si è comportato molto bene e ci ha permesso di star sicuri in rettilineo mentre lottavamo. In tutti i settori c’è un gran lavoro in corso poichè vogliamo di più, teniamo i piedi a terra ben sapendo dove vogliamo andare e chi vogliamo essere. Sono molto soddisfatto, è stata una gran corsa e il team ha dato il cento per cento. In Canada il circuito sarà completamente diverso, ma cercheremo di essere competitivi anche lì.”

Ora come ora, la stagione 2015 di F1 potrebbe venir soprannominata “HamRosVet”. Terribilmente discordante a livello di consonanti, ma sottolinea bene quali siano i protagonisti di quest’anno. Di Sebastian si può dire tutto, tranne che non sia perseverante: incollato alle Mercedes nelle prove libere come nelle qualifiche, tenta la partenza fulminante allo start, rimediando un traversone sul filler posto a St.Devote. Da lì la gara è un tira e molla con Rosberg, mentre gli uomini Ferrari azzardano un “undercut” viste le prestazioni evidenziate dalle gomme più dure, ma Nico rimane comunque davanti. Come nel caso di quest’ultimo, Seb ci ha messo tanto del suo per ritrovarsi davanti a Lewis nel finale, alla guida di una Ferrari che rende bene con le gomme calde. Peccato che per portarle in temperatura servano un paio di giri o un maxi-forno a microonde. D’accordo che a Montecarlo è arduo superare, ma una Mercedes che segna un giro veloce a 2 decimi dal suo bisogna saperla tenere dietro. Di certo Vettel non ha preso lezioni da Raikkonen in questo campo, vista l’ingenuità al Mirabeau che gli è costata la posizione su Ricciardo e la reputazione di pilota “vecchio stile”.

coppacoppacoppaLewis Hamilton (Mercedes): “Non riesco ad esprimere come mi sento al momento. Ho visto i ragazzi fuori dal box e pensavo che Nico stesse facendo un pit stop. Sono entrato con la totale certezza che anche gli altri avrebbero fatto lo stesso.  Questa è una corsa che sento particolarmente e molto speciale per me, quindi volevo veramente vincere. La squadra è stata meravigliosa per anni, quindi non mi sento di incolparli. Analizzeremo e affronteremo ciò che è andato storto, ma lo faremo insieme cercando di migliorare in futuro. Ho sempre detto alla mia squadra e ai miei fan che vinciamo e perdiamo insieme. Si vive per combattere un altro giorno.”

“Si vive per combattere un altro giorno”. Mr. Hollywood (come è stato soprannominato recentemente) ha fatto della “scena” il suo obiettivo principale – dopo l’annientamento psicologico dei colleghi, si intende – presentandosi a Montecarlo con un improbabile montatura degli occhiali a una chilometrica collana al collo, evidentemente proporzionata allo stipendio che percepirà nei prossimi anni da parte della Mercedes.

La Red Bull torna a far paura, piazzando Kvyat e Ricciardo rispettivamente 4° e 5°.
La Red Bull torna a far paura, piazzando Kvyat e Ricciardo rispettivamente 4° e 5°.

“Esagerazioni” continuate anche in pista da un Lewis Hamilton ansioso di riscattarsi dopo Barcellona, iniziando benissimo già il sabato, dove segna la prima pole a Monaco, per poi continuare in gara. Almeno fino al 64° giro. Ciò che viene dopo la bandiera a scacchi è una scena da film tragi-comico: Lewis si ferma in pista, riparte, arrivando sotto al podio butta giù il cartello che urla sornione al mondo: “Ei, questo tizio è arrivato terzo, oggi!”, scende con innaturale lentezza e sale sul podio senza degnare di uno sguardo nessuno. È bastato questo per far calare il gelo in pista. Belle parole a parte, imposte da un circus di F1 che da anni punta più sulla forma che sulla sostanza, nessuno vorrebbe essere nei panni del suo ingegnere di pista.

Il commento

Al giro 40 la regia della Fom inserisce in sovrimpressione la comunicazione relativa ad una penalità per Merhi, reo di aver tagliato la linea bianca che delimita l’uscita dalla pit lane. Immediato il commento di Vanzini: “Di certo non cambierà la storia di questo Gp di Monaco.” Condivisibile, in fondo. Ma se il soggetto della frase, invece di essere il povero Roberto Merhi, fosse stata la striscia bianca oltrepassata dalla Manor? Ecco, a quel punto ci sarebbe da ridere. Per quel segno di vernice sull’asfalto, infatti, Lewis Hamilton ha perso la possibilità di stare davanti a Vettel, ritrovandosi immediatamente dietro a Rosberg che, a quel punto, sarebbe stato costretto dal team a restituire la posizione. E invece, per pochi centimetri, il pilota inglese si è dovuto accodare al portacolori di Maranello, perdendo una vittoria che gli sfugge dal lontano 2008! Il tutto innescato da un controverso episodio tra Grosjean e Verstappen, su cui ritengo sia necessario fare un po’ di chiarezza: Romain era visibilmente in crisi con i freni, problema simile a quello riscontrato sulla vettura gemella di Pastor Maldonado.

Max ha peccato di inesperienza, rimanendo in scia ad una vettura debilitata a livello di impianto frenante, ma la staccata del francese rimane comunque molto, troppo anticipata, situazione che in passato ha tratto in inganno nomi assai blasonati. Poteva anche risparmiarsi le imprecazioni verso il diciassettenne, visto che nel 2012, a 26 anni e con 3 stagioni alle spalle, lo stesso Grosjean fece “strike” alla prima curva di Spa. Come lo stesso Vanzini poteva risparmiarsi divagazioni sul codice stradale, visto che pista e strada sono concetti assai differenti. Chiusa la parentesi, torniamo a parlare del Gran Premio di Monaco, quello autentico che si è consumato tra il giro 71 e il 78, quando la safety car ha lasciato la scena ai bolidi di F1. O, meglio, torniamo a non parlarne: Rosberg in testa, Vettel un mastino con una Ferrari dotata di ottima trazione e Hamilton incatenato dal tortuoso tracciato monegasco. Fine della corsa, fine della storia. Inutili le scuse di tecnici e responsabili del team di Stoccarda, rei di aver calcolato male la distanza che separava Lewis da Nico. A certi livelli, e con certe personalità, le scuse servono a ben poco. L’unica cosa che vede ora l’inglese è quel “Salut Gilles” impresso nell’asfalto del circuito di Montreal, su quel traguardo che il 7 giugno lo deve necessariamente salutare come vincitore della corsa. Vuoi per riscattare la gara dell’anno scorso; vuoi per rinsaldare la sua posizione nel mondiale; ma, soprattutto, per far capire a Nico Rosberg e al Mercedes Amg F1 Team chi sia Lewis Hamilton e perchè guadagna cifre a 8 zeri in appena 3 anni.

Discorso diverso in casa Ferrari.

La Ferrari torna a metter pressione alle Mercedes sulle stradine del Principato.
La Ferrari torna a metter pressione alle Mercedes sulle stradine del Principato.

Passata la tensione per le prestazioni di Barcellona, dove si pensava ad un clamoroso passo indietro, il team di Maranello guarda al futuro con rinnovata fiducia e ben consapevoli di quali siano i limiti dell’auto. Nel nostro caso, gli pneumatici. Le Rosse hanno mostrato notevoli passi avanti fatti a livello di propulsore e trazione, oltre a interagire ottimamente con le Pirelli. Ma solo ed esclusivamente con temperature alte, mentre nel caso inverso sia Raikkonen che Vettel faticano di più a raggiungere exploit velocistici ragguardevoli. Gli sviluppi di cui parla Sebastian puntano proprio in quella direzione, ma non solo: la Ferrari può ancora giocarsi i “gettoni” di sviluppo sulla power-unit, lavorando sulle componenti meccaniche al fine di migliorare ulteriormente le prestazioni della vettura. Anche se già così il 6 cilindri Ferrari lavora egregiamente, con velocità di punta non disprezzabili. Gli aggiornamenti sono comunque previsti per la fine di agosto, prima delle tappe di Spa e Monza dove i motori saranno messi a dura prova, e non già in Canada, come ci si auspicava tempo fa.

Non resta che armarsi di pazienza ed aspettare il prossimo appuntamento, a Montreal fra 2 settimane, dove il circus iridato potrebbe trovare la pioggia oltre a temperature non proprio “estive”.

Classifica piloti (Top 10): 1 – Hamilton (126 punti); 2 – Rosberg (116 punti); 3 – Vettel (98 punti); 4 – Raikkonen (60 punti); 5 – Bottas (42 punti); 6 – Massa (39 punti); 7 – Ricciardo (35 punti); 8 – Kvyat (17 punti); 9 – Nasr (16 punti); 10 – Grosjean (16 punti);

Classifica costruttori: 1 – Mercedes (242 punti); 2 – Ferrari (158 punti); 3 – Williams (81 punti); 4 – Red Bull (52 punti); 5 – Sauber (21 punti); 6 – Force India (17 punti); 7 – Lotus (16 punti); 8 – Toro Rosso (15 punti); 9 – McLaren (4 punti); 10 – Manor (0 punti);

Lorenzo Michetti