Il podio di Singapore – Analisi e dichiarazioni

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Sebastian Vettel (Ferrari): “Oggi è stata una corsa fantastica. A dirla tutta, è stato un week-end fantastico e ora è difficile per me riassumerlo tutto. La corsa è stata particolarmente intensa e lunga, ho sofferto un po’ per la pressione di Daniel alle mie spalle, avevamo a disposizione le due auto più veloci del lotto oggi, ma alla fine sono riuscito a gestire il ritmo e le gomme, che sono andate bene per tutto il fine settimana. La vettura era incredibile, ho potuto gestire il gap fino alla fine. Oggi siamo stati in paradiso, ma sappiamo che la strada è ancora lunga. Siamo rimasti sorpresi della mancanza di competitività delle Mercedes oggi, non sappiamo il perchè, ma ad essere sinceri non ci interessa. Sono veramente contento per il team, il lavoro da quando sono arrivato è stato tanto. Per la prossima corsa daremo il massimo come sempre. Fin quando ci sarà una possibilità faremo di tutto per sfruttarla. La Mercedes è il team da battere e l’unico modo per farlo è dare il meglio di noi.”

La gioia incontenibile di Sebastian Vettel alla fine di un weekend alla ribalta per lui e la Ferrari.
La gioia incontenibile di Sebastian Vettel alla fine di un weekend alla ribalta per lui e la Ferrari.

“Incredibile, l’unico a scendere sotto il…” Frase ripetuta spesso da telecronisti e opinionisti che ha come protagonista Lewis Hamilton nella maggior parte dei casi, il britannico campione in carica a bordo della sua navicella argentata. Ma non oggi o, meglio, non in questo week-end: Sebastian Vettel riporta a Maranello la gioia della pole dopo 61 gp e più di 3 anni, segnando un tempo stratosferico sulle stradine di Singapore, l’unico sotto il minuto e 44 secondi. Lasciando a mezzo secondo Ricciardo ma, soprattutto, staccando le Mercedes di ben 1.5 secondi e interrompendo un dominio delle power unit tedesche in qualifica iniziato quando i turbocompressori han fatto ritorno nella massima serie. In gara Seb sfrutta al meglio il potenziale telaistico della Ferrari, gestendo il distacco con Ricciardo nonostante il doppio ingresso della safety car e andando a cogliere la terza vittoria stagionale, degna ricompensa per la sua concentrazione e il perfetto sviluppo portato avanti a Maranello.

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Daniel Ricciardo (Red Bull): “Ho pensato che questa fosse la nostra migliore possibilità per vincere e ci siamo andati vicini, quindi possiamo essere fieri di quanto fatto. Abbiamo tirato fuori il meglio delle nostre capacità qui. Allo start Seb ha preso immediatamente margine ma io ero subito dietro di lui e se non fosse stato per la safety car probabilmente saremmo stati abbastanza vicini da azzardare un undercut al pit stop. Fare entrambi gli stop sotto neutralizzazione ha compromesso le nostre possibilità e credo abbia condizionato pesantemente la corsa di oggi.  Nel primo stint siamo stati piuttosto veloci e Sebastian ha dovuto spingere per uscire dalla zona DRS. Con il passare dei giri il ritmo è migliorato ancora e ho potuto osare di più sugli pneumatici. La frustrazione è stata tanta quando ho visto uscire la safety car, ma sapevo di avere ancora uno stop da fare e quindi una chance aggiuntiva. Ma Seb sembrava aver imparato dal primo stint, iniziando con più calma per poi aumentare il ritmo nel finale. Sono riuscito a riavvicinarmi prima che sopraggiungesse l’ennesima safety car. È stato il massimo vista la difficoltà di superare qui. Nel finale abbiamo anche segnato il giro più veloce e possiamo esserne orgogliosi. Guardando avanti, Suzuka è sempre stata una pista favorevole per noi ma so anche che difficilmente saremo competitivi come qui a Singapore, punteremo alla top-5. Un altro podio è una gran cosa, sono contento per il team. Nelle ultime corse il telaio sembra essere resuscitato, quindi grazie ai ragazzi per l’ottimo lavoro.”

Daniel Ricciardo e Seb Vettel in un'inedita "guerra dei sorrisi". In pista però le ostilità non sono mancate.
Daniel Ricciardo e Seb Vettel in un’inedita “guerra dei sorrisi”. In pista però le ostilità non sono mancate.

Per uno strano scherzo del destino, i due podi conquistati da Daniel in questa stagione hanno visto sempre in prima posizione Sebastian Vettel, la nemesi in carne e indici dell’australiano ai tempi della Red Bull. Chissà, forse Ricciardo trae linfa vitale solo nel vedere il suo ex team mate in lotta per la vittoria. Così come la sua squadra: la Mercedes da un appuntamento all’altro ha dovuto fare i conti non solo con una rinata Ferrari, ma anche con un bel colpo di reni della Red Bull, ritornata concorrenziale a livello telaistico e meccanico dopo le brutte battute d’arresto causate dai propulsori Renault. Recupero condito dal talento e la fame di risultati che contraddistingue il nemico per eccellenza degli odontoiatri, Daniel Ricciardo: gran tempo in qualifica, in gara fa quel che può contro Sebastian Vettel e la sua Ferrari, ma tiene dietro senza problemi la vettura gemella di Raikkonen e il suo stesso compagno di squadra, Kvyat, senza dubbio giovane e inesperto ma finito davanti all’australiano in diverse corse quest’anno. Forse esagera dicendo che è riuscito a stare per buona parte del tempo vicino al tedesco – che in entrambe le ripartenze è comunque riuscito a ricostruire un gap di diversi secondi – ma alla fine giunge ad appena 1.4 secondi alle sue spalle. Chi sa come sarebbe andata senza neutralizzazioni…

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Kimi Raikkonen (Ferrari): “Ho sensazioni contrastanti al riguardo: sono contento per il terzo posto viste le difficoltà di ieri, lottando con il grip e il comportamento della vettura, ma sono comunque insoddisfatto per non essere riuscito a lottare per una posizione migliore. Sapevo che oggi non sarebbe stato facile: la corsa è difficile, con gomme nuove sono riuscito facilmente a stare dietro a Daniel, ma poi si sono ripresentati i soliti problemi e non ho avuto più la possibilità di prenderlo. Il primo e terzo posto è un gran risultato per la squadra, ma ovviamente poteva andare meglio. È difficile dire come andrà nelle prossime corse, ma non credo che faremo dei passi indietro. Ovviamente certe piste sono più congeniali di altre, ma come al solito noi daremo il nostro meglio. Fortunatamente siamo tornati ad essere competitivi viaggiando di fronte a tutti. Abbiamo fatto un ottimo lavoro come team, dobbiamo migliorare, costruire e imparare in tante aree, ma lo stiamo facendo nella giusta direzione.”

Kimi Raikkonen solleva il trofeo per il 3° posto, anche se visibilmente provato e contrariato.
Kimi Raikkonen solleva il trofeo per il 3° posto, anche se visibilmente provato e contrariato.

Schietto come al solito Kimi Raikkonen, che senza dubbio ha dovuto lottare con una monoposto non troppo congeniale per il suo stile di guida, prova ne è il pesante distacco rimediato alla fine della corsa (16 secondi) dopo aver viaggiato negli scarichi di Ricciardo per buona parte dei 61 giri. Fa quello che può senza tirarsi indietro – incoraggiato anche da un’inconsueta e paterna scrollata di spalle rifilatagli da Arrivabene prima della partenza – e lo si capisce quando stramazza nel salottino adiacente al podio, pochi attimi prima della premiazione. Certo, si ritrova comunque per le mani una monoposto con cui il suo compagno di squadra minaccia la seconda posizione nella classifica piloti, mentre lui ha collezionato appena la metà del bottino del tedesco. Dopo l’errore evitabile a Monza, è arrivato il momento di far frutto della fiducia accordatagli insieme al rinnovo del contratto.

Il commento

Sarà scontato, ma la prima domanda che si sono posti tutti coloro che hanno seguito qualifiche e gara di questo Gp di Singapore sarà stato su per giù la seguente: cosa è successo alle Mercedes? Ferrari e Red Bull erano in risalita, sviluppi e duro lavoro dall’inizio dell’anno stanno dando i loro frutti già da diversi gran premi. Non era certo scontata una prestazione come quella di ieri, ma certo fa più clamore la totale debacle del team di Toto Wolff: le monoposto tedesche hanno dovuto lottare per tutto il week-end con problemi legati a più aree della vettura, dall’elettronica, all’assetto, agli pneumatici fino alla power-unit. Già Rosberg ha subìto lo spegnimento del propulsore per ben due volte prima della partenza, mentre il ritiro di Lewis Hamilton è stato causato da una perdita di aria compressa nel circuito che partiva dall’intercooler e non da un malfunzionamento del potenziometro collegato all’acceleratore, come ipotizzato ascoltando alcuni team radio tra muretto e pilota. Insomma, se a questi inconvenienti andiamo a sommare la rottura di ben due motori sulla vettura di Rosberg a Monza, non si può fare a meno di pensare che ci sia un problema. E se si collega al fatto che queste fragilità siano sorte subito dopo l’uso dei gettoni di sviluppo, si potrebbe parlare di un grosso problema. La Mercedes potrebbe aver osato troppo con gli upgrade sulle power-unit, rendendo le monoposto sicuramente più performanti – basti vedere le prestazioni di Hamilton sulla pista brianzola – , ma forse anche più fragili. E se veramente fosse così, sarebbero dolori. Perchè i gettoni di sviluppo sono finiti per il team di Brackley, che quindi può solo sperare in una “immaturità” facilmente risolvibile delle nuove componenti. Nel caso contrario, si dovrebbe tornare alla versione base utilizzata fino a Spa, su cui gli altri team hanno nel frattempo recuperato fino a colmare, più o meno, il gap. Come se non bastasse, Nico rischia di ritrovarsi senza propulsori per il finale di stagione, cosa che lo estrometterebbe dalla lotta per il titolo e porrebbe in pericolo la sua seconda posizione nel mondiale in favore di un Sebastian Vettel in grande spolvero con la Rossa.

La partenza del Gp di Singapore 2015.
La partenza del Gp di Singapore 2015.

E proprio a Maranello sembra siano stati sfruttati meglio i famosi gettoni di sviluppo, con i propulsori Ferrari che già a Monza hanno mostrato una parità di prestazioni – se non una superiorità – rispetto alle ormai obsolete power-unit Mercedes utilizzate dalle squadre clienti, Williams in testa. Ma soprattutto, non hanno manifestato problemi una volte impiegati in pista. Certo, è ancora presto per poter dire di stare col fiato sul coll…ettore delle Mercedes. In fondo, quella di Singapore è una pista da trazione e telaio, piuttosto tortuosa e non troppo veloce, che esalta le monoposto più equilibrate e efficienti in trazione. Già a Suzuka il discorso sarà diverso, quindi sarà importante vedere dove saranno Ferrari e Red Bull alla fine della prossima domenica, quando il circus della F1 scalderà l’asfalto del tracciato giapponese nel doloroso ricordo di Jules Bianchi, a quasi un anno dal tragico incidente che ha portato indietro di 20 anni la massima categoria.

Situazione stabile quella della Williams invece, su cui grava il non poter usufruire di un’unità motrice aggiornata e rallentata da circuiti come quello singaporiano, dove la Fw37 non riesce a dare il meglio di sè. Nota positiva invece per la Force India, ormai quinta forza del mondiale, e per la Toro Rosso, che una volta di più è riuscita a piazzare entrambi i suoi piloti nella top-10, specialmente un rookie minorenne come Verstappen, preda facile dei muretti cittadini e invece autore di un fine settimana molto pulito e aggressivo, specie quando dai box gli è stato chiesto ingenuamente di far passare Sainz – che montando gomme più fresche poteva tentare l’attacco a Perez – ottenendo come risposta un secco “NO!”

Un po’ meno positivo il giudizio sulla gestione del tracciato di Singapore: oltre al palese pericolo corso con l’improvvisa invasione di pista da parte di un incosciente che ha evidentemente interpretato male la volontà degli organizzatori di attirare più gente “in pista”, continui disturbi elettromagnetici hanno interferito non poco con l’attività delle trasmissioni delle monoposto, causando problemi a Sainz e Bottas, oltre al ritiro di Alonso e Massa.

Giusto invece il richiamo della FIA per il comportamento dei meccanici Ferrari in parco chiuso: contrariamente a quanto pensato all’inizio, il motivo dell’infrazione al regolamento non derivava dall’aver tentato di portare una bandiera sul podio – divieto abbastanza questionabile – quanto per il disordine provocato dagli uomini Ferrari che, tra transenne rovesciate e spintoni al personale di sicurezza, hanno infranto le direttive relative al parco chiuso. Inutile stare a discutere sull’effettiva utilità di queste norme, esistono e vanno rispettate.

Classifica piloti (top 10): 1 – Hamilton (252 punti); 2 – Rosberg (211 punti); 3 – Vettel (203 punti); 4 – Raikkonen (107 punti); 5 – Bottas (101 pnti); 6 – Massa (93 punti); 7 – Ricciardo (73 punti); 8 – Kvyat (66 punti); 9 – Perez (39 punti); 10 – Grosjean (38 punti);

Classifica costruttori: 1 – Mercedes (463 punti); 2 – Ferrari (310 punti); 3 – Williams (198 punti); 4 – Red Bull (139 punti); 5 – Force India (69 punti); 6 – Lotus (50 punti); 7 – Toro Rosso (41 punti); 8 – Sauber (26 punti); 9 – McLaren (17 punti); 10  – Marussia (0 punti);

Lorenzo Michetti