Il podio di Suzuka – Analisi e dichiarazioni

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Lewis Hamilton (Mercedes): “Sto fremendo come non potete neanche immaginare. Sono andato avanti alla fine della gara, ma non ho potuto fare a meno di pensare a tutte le esperienze che ho avuto e a tutte le persone che mi hanno assistito in questo percorso: la mia famiglia, senza la quale non sarei qui adesso, e tutti coloro che mi hanno aiutato. Loro sanno di chi sto parlando.

La gioia incontenibile di Lewis Hamilton per la 41a vittoria dell sua carriera. Tante quante quelle di Senna.
La gioia incontenibile di Lewis Hamilton per la 41a vittoria dell sua carriera. Tante quante quelle di Senna.

Questa mattina ho realizzato che Nico aveva fatto un gran lavoro in qualifica e che io avevo bisogno di una buona partenza. La situazione è stata complessa alla prima curva, ma da lì in poi è stata una giornata stupenda. Ho sempre avuto problemi su questo circuito, anche se mi è sempre piaciuto molto. Quando la vettura ha un buon bilanciamento, fa esattamente quello che vuoi faccia e ti lanci ad affrontare le curve, non c’è sensazione migliore. Gli ingegneri e tutti i ragazzi al box hanno fatto un ottimo lavoro. Non siamo riusciti ad avere abbastanza dati durante le prove, ma l’auto è stata indescrivibile. Sono veramente grato alla squadra, visto che senza di loro non sarei qui. Vorrei anche ringraziare tutti i fan che mi hanno supportato durante tutto questo tempo in cui, alla fine, siamo rimasti in piedi.” 

Lewis Hamilton finalmente raggiunge il numero di vittorie di Senna, in un Gran Premio di rivalsa per la Mercedes dopo la debacle singaporiana: 41. Ma lo ha fatto senza dubbio in maniera molto meno elegante: scatta dalla seconda posizione, artiglia la vetta dopo poche centinaia di metri e da lì non lo si vede più fino allo sventolio della bandiera a scacchi. Unica nota la chiusura malevola su Nico Rosberg, colpevole di eccessiva ingenuità senza dubbio, ma pur sempre dotato di un propulsore non aggiornato e già “infilato” dopo lo start. Uno sgarbo più che una dimostrazione di forza, sèguito di alcune dichiarazioni alquanto discutibili da parte del pilota inglese (“…non ricordo quante pole ho fatto quest’anno, mentre Nico una o due. Comunque sta guidando bene.“) e di Niki Lauda, alta carica nel team Mercedes, che ha ammesso senza mezzi termini di puntare molto sulla vittoria di Lewis. Come se il team schierasse una sola monoposto; come se in pole non ci fosse Nico.

Il momento in cui Hamilton spinge fuori pista Rosberg.
Il momento in cui Hamilton spinge fuori pista Rosberg.

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Nico Rosberg (Mercedes): “Una giornata davvero difficile. Siamo stati molto vicini all’uscita della prima curva e sono dovuto andare fuori pista per evitare una collisione, perdendo velocità e ritrovandomi al 4° posto. Dopo questo, ho lottato per tutto il tempo più per la seconda posizione che per la vittoria. Sono riuscito a spingere e a superare Valtteri, bella manovra. Il team ha anche confezionato alla perfezione l’undercut su Sebastian, e io ho fatto il resto con un giro veloce su gomme nuove. Quindi posso dire che il secondo posto sia una limitazione dei danni anche se qui in Giappone avrei dovuto vincere per riavvicinarmi a Lewis. Ma continuerò a spingere e punterò alla vittoria già a Sochi. Sono molto ottimista e tornerò più forte.”

Nico Rosberg, visibilmente contrariato alla fine della corsa.
Nico Rosberg, visibilmente contrariato alla fine della corsa.

Su una cosa ha ragione Hamilton: senza l’eccessiva attrazione esercitata dall’erba sulla vettura di Kvyat in Q3, difficilmente Nico avrebbe conservato la pole. Il britannico aveva subìto un distacco di appena 8 centesimi prima del rush finale e difficilmente si sarebbe fatto sfuggire l’occasione di piazzare la zampata allo scadere delle qualifiche. Questo certo non giustifica una chiusura maliziosa che ha fatto finire Rosberg in quarta posizione dopo appena una curva, con un motore in debito di aggiornamenti e tremendamente “timido”, visto il fastidioso aumento di temperatura non appena la Mercedes si avvicinava ad un’altra vettura. Nonostante questo il tedesco ha sfoderato un sorpasso da manuale su un osso duro come Bottas e, non contento, anche un giro di rientro da panico quando ha azzardato l’undercut su Vettel: 1.57 il tempo di Seb una volta uscito dalla corsia box, 1.55 quello di Nico. Determinante per agguantare il 2° posto e non mollarlo più. È sotto pressione per la posizione nel mondiale, la penuria di power-unit e probabilmente anche per il clima nel box Mercedes, e si vede – guardare alla voce “non chiudere la porta dopo lo start” – ma non si dà per vinto. Bravo.

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Sebastian Vettel (Ferrari): “Alla fine, ci sono un sacco di motivi per essere felici del 3° posto di oggi. Al secondo pit stop siamo rimasti sorpresi dal giro giro di rientro di Nico. Sapevamo che il gap fosse piuttosto importante, quindi è difficile parlare di errore. Ma quando attraversi la linea del traguardo pensi che in fondo è un po’ un peccato. Credo che se fossimo riusciti a rimanere avanti sarebbe stato difficile per Nico passare, visto che non poteva avvicinarsi troppo e vedendo anche quanto è rimasto in lotta con Bottas. Comunque dobbiamo accettare che le Mercedes qui fossero più forti e per questa ragione meritavano di stare davanti. In fin dei conti il 3° e 4° posto è un ottimo risultato per la squadra, abbiamo conquistato punti importanti ed è un’ottima cosa dopo le difficoltà di sabato.”

Vettel festeggia con i meccanici per la conquista dell'ennesimo podio.
Vettel festeggia con i meccanici per la conquista dell’ennesimo podio.

La Ferrari torna sul pianeta terra dopo l’esaltazione di Marina Bay, commettendo con Vettel uno dei pochi errori di questa stagione in occasione del cambio di strategia di Rosberg. Forse, senza quell’ingenuità, Seb avrebbe mantenuto la seconda piazza. Ma è inutile piangere sul latte versato, specie se lo si versa distratti dal “posteriore” della vettura che domina incontrastata  – o quasi – dall’inizio del 2014 e tornata in palla a Suzuka, cosa facilmente riscontrabile osservando i quasi 2 secondi di differenza tra il giro più veloce dell’alfiere Ferrari con quello di Hamilton. Merito del tedesco è invece quello di aver immediatamente superato Bottas alla partenza, alla guida di una Williams pericolosa sul giro secco ma ancora carente, tuttavia, in termini di ritmo di gara.

Il commento

La Mercedes è tornata. In fretta come sono sparite le illazioni contro la Pirelli, rea secondo Toto Wolff di aver fornito al team di Brackley pneumatici di diversa mescola per il week-end di Singapore. Peccato che le gomme vengano distribuite direttamente dalla FIA una volta lasciata la fabbrica turca dove vengono prodotte. Una caduta di stile non da poco per un team che domina incontrastato da 35 Gran Premi, così come non ci si sarebbe aspettati lo sfogo di Fernando Alonso ieri a Suzuka, quando ha urlato alla radio che gli sembrava di avere un motore da GP2. In casa Honda, davanti ai fan Honda, in barba a tecnici e meccanici che penano sulla Mp4-30 dall’inizio del mondiale. E soprattutto, nonostante un dignitosissimo 11° posto finale, davanti ad entrambe le Red Bull e alla seconda Force India, per dire.

Dalle polemiche si passa alle speranze prive di fondamento: l’ultimo appuntamento del Mondiale di F1 aveva illuso circa la vulnerabilità delle Frecce d’Argento, così come sulla ritrovata competitività di Ferrari e Red Bull. Lasciando da parte le vetture di Mateschitz, affossate da quello che si può considerare un fine settimana d’inferno tra incidenti, contatti, forature e guasti ai freni, il testa a testa tra Ferrari e Mercedes è ripreso dove lo avevamo lasciato a Monza: tedesche che dispensano secondi guadagnati e Rosse che cercano di tenere il passo e il ruolo di seconda forza di questo mondiale 2015. Neanche troppo scontata come situazione vista la conformazione del tracciato nipponico, congeniale a vetture dotate di una buona meccanica, ma bisogna anche dire che i guai a Brackley non sono finiti: Rosberg deve fare i conti con il ridotto numero di propulsori a disposizione, che per di più continuano a manifestare problematiche sempre diverse come l’innalzamento di temperatura se la vettura viaggia troppo vicina alla monoposto che la precede.

Ma c’è anche dell’altro: la capacità dei piloti Mercedes di far segnare tempi inavvicinabili per chiunque altro non trova riscontro con i distacchi rifilati a fine gara. A Suzuka, per esempio, Hamilton ha segnato il giro più veloce in 1.36.145, mentre Rosberg ha fermato il cronometro su 1.37.147. Tempi più veloci del miglior crono di Vettel rispettivamente di 1.8 secondi e 0.8 secondi. Un’enormità. Eppure a fine gara, Seb passa sotto la bandiera a scacchi con appena 20 secondi di ritardo da Hamilton e meno di 2 da Rosberg. Ritardo consistente dal britannico, ma non abissale, mentre Nico non è riuscito a scrollarsi di dosso l’alfiere di casa Ferrari nonostante i 20 giri a disposizione da quando è riuscito a sopravanzarlo ai pit-stop. Alla luce di questi dati, le considerazioni da fare sono 3: o le Mercedes non hanno bisogno di forzare troppo, o non possono per evitare di mettere sotto stress la meccanica, oppure perdono notevolmente sul ritmo di gara.

In breve, le Mercedes non sembrano pericolose come in passato e, soprattutto, sono messe maggiormente sotto stress dalla tenacia degli uomini di Maurizio Arrivabene, che con un azzeccato mix di lavoro, strategia e un pizzico di “never give up”, sono sempre alle spalle delle tedesche: Vettel ha mancato per poco un prezioso secondo posto ieri, risultato che lo avrebbe avvicinato pericolosamente alla seconda posizione nella classifica piloti, mentre Raikkonen ha concluso a ridosso del podio dopo essere partito 6°. Certo, bisogna anche chiedersi come sarebbe finita per Kimi se Massa e Ricciardo non si fossero agganciati in partenza e se l’undercut su Bottas non avesse funzionato. Ancora una volta forse pecca di inconsistenza.

Da citare il 7° e 8° posto delle Lotus, in forma nonostante la crisi interna e i ben 12 ritiri che hanno costellato, finora, la stagione del team di Enstone. Alle loro spalle ottimo risultato delle Toro Rosso, entrambe in zona punti per la seconda volta consecutiva, anche se a dare spettacolo è stato il solito Max Verstappen, risalito dalla 17a alla 9a posizione e ormai terrore di chi non si aspetta sorpassi all’esterno, anche se la 130R è un altro paio di maniche da affrontare in quella maniera e il fondo della STR10 ne è tacito testimone.

La partenza del Gp di Suzuka 2015, con le due Mercedes in lotta e il contatto già avvenuto tra Massa e Ricciardo.
La partenza del Gp di Suzuka 2015, con le due Mercedes in lotta e il contatto già avvenuto tra Massa e Ricciardo.

Prossimo appuntamento sul tortuoso tracciato di Sochi, l’11 ottobre.

Classifica piloti (top 10): 1 – Hamilton (277 punti); 2 – Rosberg (229 punti); 3 – Vettel (218 punti); 4 – Raikkonen (119 punti); 5 – Bottas (111 punti); 6 – Massa (97 punti); 7 – Ricciardo (73 punti); 8 – Kvyat (66 punti); 9 – Grosjean (44 punti); 10 – Perez (39 punti);

Classifica costruttori: 1 – Mercedes (506 punti); 2 – Ferrari (337 punti); 3 – Williams (208 punti); 4 – Red Bull (139 punti); 5 – Force India (77 punti); 6 – Lotus (60 punti); 7 – Toro Rosso (44 punti); 8 – Sauber (26 punti); 9 – McLaren (17 punti); 10 – Manor (0 punti);

Lorenzo Michetti