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Le critiche di Arrivabene e la F1 che vorrei

Sutton Motorsport Images Catalogue

A quanto pare, anche i protagonisti della F1 si sono resi conto che la massima serie dell’automobilismo ha preso, ormai da anni, una via che poco si sposa con i desideri dei tifosi. Un trend che ha portato via via un sempre maggiore disaffezionemento da parte degli appassionati, con tribune sempre meno popolate e audience in calo. Sia ben chiaro, l’interesse sulla serie non è che sia mancato, ma è obiettivamente diminuito.

Un pò le pay TV, un po’ le ultime regole, sia tecniche che sportive, un po’ lo stato di perenne crisi dell’economia mondiale, anche la Formula 1 si è scoperta col fiatone, soprattutto negli ultimi mesi. Lo scorso anno abbiamo assistito alla nascita di vari gruppi di lavoro – sportivo, tecnico, per attirare nuovi spettatori – voluti dalla FIA con l’obiettivo di trovare delle risposte, ma nella sostanza hanno spesso portato a poco o nulla. Anzi, talvolta si è ottenuto l’effetto contrario, come è successo con i doppi punti per l’ultima gara.

Quella che si respira comincia ad essere una situazione pesante che rischia di mettere in discussione i budget impegnati dalle Case e dagli sponsor, una querelle esplosa con le due bordate ravvicinate di Niki Lauda e Maurizio Arrivabene, massimi esponenti di Mercedes e Ferrari, sulla F1 moderna. La categoria è sempre costata una follia, ma se metà dello schieramento non è così sicuro di arrivare a fine anno, forse si sta cominciando ad esagerare…

[quote align=”left” color=”#999999″]Condivido con Niki l’esigenza di spettacolarizzare la Formula 1: penso che il rischio da lui evocato di perdere tifosi sia, purtroppo, già una realtà. Anch’io nel 2017 vorrei vedere monoposto che conquistino gli appassionati, più vicine alla gente, esteticamente più belle, magari con un sound in grado di far venire i capelli dritti ad un gruppo di heavy metal: come ai tempi in cui Niki era un pilota e io un appassionato tifoso con tanto di biglietto prato…Credo però che per tutto questo sia necessaria una vera rivoluzione e non una semplice evoluzione: servono cambiamenti significativi e radicali. Mi riferisco a più potenza, più velocità, non necessariamente utilizzando serbatoi più grandi, ma certamente operando una riduzione di costi su quelle componenti che, per il pubblico, sono di scarso interesse [/quote]

E poi:

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Essere più vicini alla gente, inoltre, significa portare la F.1 tra la gente, magari tenendo la conferenza stampa FIA e la presentazione di piloti e squadra al giovedì prima dei GP in ambienti pubblici e non nei circuiti. Le città che ospitano le gare potrebbero, così, diventare lo scenario per la presentazione di piloti e vetture, creando un evento. Sostengo da tempo che i veri concorrenti della F.1, intesa come spettacolo, oggi siano le varie forme di intrattenimento e, non ultimi, i contenuti offerti dalla rete, compresi i videogiochi a tema. Dipende da noi offrire uno sport migliore, scaricando al più presto il nuovo format della F.1: quanto siamo intenzionati a farlo?

So che non è prassi né consuetudine, ma un sondaggio globale in rete e attraverso i fruitori delle TV ci darebbe veramente un’idea di ciò che vuole la gente: del resto, anche nel settore dello sport entertainment, dovrebbero essere i trend della domanda a guidare l’offerta[/quote]

Musica e parole del DS Ferrari.

arrivabene

Questa F1 non va bene, si spende troppo per cose fini a se stesse, dobbiamo riportare la F1 tra la gente, renderci più umani e anzi, già che ci troviamo, chiediamo agli appassionati cosa vogliono. Sembra fin troppo bello per essere vero, una ventata d’ossigeno in un mondo fin troppo claustrofobico. Anche se, chiedere ai tifosi cosa vogliono, se da una parte è indice di interesse per chi paga profumatamente il biglietto, dall’altra denota forse idee non troppo chiare sul come agire…

In ogni caso, con il vostro aiuto, vogliamo provare a dire la nostra, a raccontare la F1 che vorremmo, che ci piacerebbe. In fondo è quello che ha chiesto Arrivabene, no?

Prima di tutto, però, sarebbe bene chiarire un concetto: per chi è fatta la serie? Per chi corre, ossia i Costruttori, o chi la guarda? No perchè la differenza è fondamentale…

Noi puntiamo ovviamente al secondo, ovviamente senza però sminuire l’apporto dato dalle singole Case, che in caso contrario perderebbero l’interesse a partecipare (forse). E’ un discorso lungo e complicato, ma cerchiamo quantomeno di prendere i concetti fondamentali e dare qualche esempio, magari attiggendo buone idee anche da altre serie.

A cosa puntiamo? Ci piacerebbe una F1 più umana per quanto riguarda sia i costi che per la possibilità di essere vicina alla gente, che non si chiuda in se stessa ma che sia pensata ad uso e consumo dei tifosi, che abbia auto che permettano ai piloti di fare la differenza (spettacolo in pista, necessità di buoni driver) e dimostrare il proprio valore. Si, ma come?

Proviamo ad abbozzare qualche punto, in ordine sparso, dai più banali ai più importanti:

  • Costo dei biglietti: vogliamo che la gente venga in pista? Cominciamo a dare un prezzo giusto ai ticket d’ingresso. 500 euro per stare in tribuna principale o 2\300 per una qualsiasi altra gradinata sono un lusso che pochi si possono – e si vogliono – permettere. Una famiglia che va in pista non può spendere mille euro per vedere da lontano le auto sfrecciare. Ci vorrebbe un taglio drastico ai prezzi, con costi crescenti per i vari tipi di accesso, che permetta di accedere al paddock ‘base’ con massimo 200 euro. Si potrebbe prendere spunto dal ‘listino’ di una partita di Champions League o guardare cosa succede dall’altro lato dell’oceano con NASCAR e IndyCar.
  • Possibilità di accesso al paddock, ai piloti, alle auto: vero, probabilmente non si può completamente aprire il paddock perché si rischierebbe una ressa di gente difficile da gestire, ma, tra i teli nero opaco messi sulle reti e un paddock aperto crediamo ci possa essere una giusta via mezzo. Sono piloti, non alieni, sono gli idoli delle folle, il motivo per cui si pagano i biglietti. I loro stipendi sono pagati dagli sponsor che sganciano lauti emolumenti in cambio di visibilità – concetto base che a volte pare essere dimenticato -, questo tipo di business sportivo dovrebbe lavorare per gli appassionati, sono loro che danno il valore economico ad una serie. Guai a dimenticarlo, non ci saranno sempre i Qatar o gli Abu Dhabi della situazione. L’idea di Arrivabene di fare la press conferenze al giovedi in città va nella giusta direzione ma non basta, serve più interazione a tutti i livelli con il pubblico. In Usa, sempre lì, i piloti sono obbligati a stare in pista e sorridere da mattina a sera, da noi?
  • Auto più economiche: qui la parola passa di diritto agli ingegneri, ma in ogni caso stabilire un peso minimo per alcune parti eviterebbe inutili sprechi di denaro fini a se stessi alla ricerca del risparmio di pochi grammi. Pesi minimi dicevamo, auto forse più semplici e magari alcune parti in comune per dividere gli investimenti, un po’ come già avviene oggi per le gomme. Vetture più “robuste”, che permettano di dare e ricevere ruotare, musi meno sensibili al contatto. In IndyCar i commissari in pista hanno gli starter per far ripartire le auto che hanno spento il motore, pensiamoci.
  • Auto che permettano ai piloti di fare la differenza: è vero che il motorsport si basa tanto sul mezzo meccanico e che le case vogliono mostrare la loro tecnologia, ma la competitività in pista dovrebbe essere equamente divisa tra auto e pilota, dando a questi ultimi la possibilità di differenziarsi in base alle proprie abilità. Vetture più potenti e con meno aderenza, che si muovono in frenata e in curva, capaci di stare l’una nella scia dell’altra senza disintegrare le gomme, ritornare a vedere piloti lottare col volante, sbandate e inchiodate. I piloti devono tornare a fare il loro lavoro: fare la differenza.
  • DRS, HERS e derivati: vogliamo giocare a Mario Kart? Facciamo finta che vada bene, ma almeno usiamoli con creanza. A che pro fare delle zone dove si può sorpassare mettendo la frecc…ehm aprendo il DRS senza che l’altro possa difendersi? Usiamolo a mò di HERS, stabiliamo un tot di attivazioni a gara e ognuno poi lo usa come e quando crede.
  • Pit stop: abolizione totale – non la fregatura del ‘gomme o benzina comunque bisogna fermarsi’ – oppure riabilitarli in toto ma evitare che diventino l’unica possibilità di sorpasso o emozione. In America e a Le Mans li usano senza problemi, non sono il male assoluto, ma rischiano di diventarlo se intorno hanno il nulla e diventano l’unica speranza di cambiare qualche posizione.
  • Direzione gara: cerchiamo di capirci, gli incidenti di gara esistono e sempre esisteranno. E la loro esistenza permette ai piloti di provarci e regalarci emozioni. Va punito il cattivo, il contatto voluto, la ruotata volontaria, ma toccarsi per un tentativo mal riuscito di sorpasso fa parte delle corse, così come prendersi a ruotate facendo una curva affiancati. Rubbin is racing, o no?
  • Direzione gara e circuiti: abbiamo un problema grande come una casa con le vie di fughe in asfalto. Oltre ad annientare la differenza tra un Pilota e un conduttore, le penalizzazioni sono fin troppo random. Già non si perde nulla – anzi – a mettere nel migliore dei casi (…) due ruote oltre la linea bianca, ma almeno sapere che da marzo a ottobre la regola è uguale per tutte le gare gioverebbe un minimo… L’ideale sarebbe mettere subito dopo la linea bianco un qualcosa che rallenti le vetture che sconfinano, un dissuasore di intenzioni se lo possiamo chiamare così, sennò tanto vale allargare le piste, almeno non ci prendiamo in giro.
  • Numeri personalizzati: siamo felicissimi che siano stati introdotti, che i piloti vengano in un qualche modo rappresentati da un numero come accade da anni nel motociclismo e rischiano anche di farsi una propria personalità, ma ora bisognerebbe anche renderli visibili sulle vetture…
  • Livree personalizzate: perché obbligare tutti i team ad avere due auto identiche? Se per i top non è un gran problema, avere due main sponsor aiuterebbe non poco i piccoli team e qualche pilota. Magari, oltre ai numeri, i piloti possono essere riconosciuti anche per la particolare livrea ma soprattutto si renderebbe la vita un po’ più difficile agli ordini di squadra: chi glielo spiega allo sponsor A che doveva vincere lo sponsor B, chi pagherebbe per arrivare secondo? E, se vogliam dirla tutta, perchè obbligare tutti i team a schierare due auto? Ferrari e Mercedes potrebbero schierarne tranquillamente tre o quattro, un team medio due e i piccoli potrebbero puntare i pochi soldi che hanno su un’unica vettura, senza dover dividere ogni volta per due…
  • Auto clienti: dato il punto precedente, perchè non decidersi una volta per tutte a vendere auto intere? Ormai si vendono interi retrotreni, perchè non liberalizzare del tutto? Mantenendo comunque una distinzione economica, se è questo il problema, tra chi una vettura la costruisce e chi la compra. All’inizio e per tanti anni la F1 è stato questo no? Aiuterebbe anche i team più grande ad ammortizzare i costi…

 

Questi sono solo alcuni punti che ci sono venuti di primo acchitto, ma potremmo continuare a oltranza. Fateci sapere quali sono le vostre idee, cosa vorreste cambiare e cosa invece mantenere. Siete d’accordo con le nostre idee o ne avete delle idee? Fatecelo sapere nei commenti! Non saremo Sky o Autosprint, ma appassionati che (ri)vorrebbero una bella F1 si!

Poi magari il prossimo gruppo strategico che vorrà la Fia ci butterà anche un occhio… 😛
Massimiliano Palumbo

Di Massimiliano Palumbo

Innamorato del Motorsport, appassionato di motori, talebano delle corse. Potete contattarmi via mail scrivendo a mpalumbo@motorsportrants.com, tramite Twitter menzionando @Palumbo_Max, oppure sulla pagina "Aforismi da corsa" su Facebook, o ancora su G+ al link qui sotto oppure su Instagram "palumbo_max"