Marchione, Montezemolo e…FCA

F1: anche Marchionne al Ferrari Day per l'addio di Massa

La storia è nota, in prossimità del week end di Monza, il gran capo di FIAT ora FIAT-Chrysler Sergio Marchionne si appella ai risultati sportivi e manda un siluro al Presidentissimo Montezemolo: “Nessuno è indispensabile“. E, ciliegina sulla torta, l’arrivo del CEO a Maranello, ufficialmente per altri impegni, il giorno dopo la catastrofica gara italiana che visto Alonso fermo con la macchina ko e Raikkonen mesto nono.

Risultati deludenti, 6 anni di digiuno mondiale e con “due campioni del mondo come Alonso e Raikkonen” è assurdo non riuscire a vincere nemmeno una gara, sono il mantra del big boss. Montezemolo è intoccabile sui risultati conseguiti come azienda, ha fatto un ottimo lavoro negli ultimi 20 anni e il valore del marchio è arrivato a livelli mai raggiunti prima, di questo Marchionne gliene da atto, ma se la Gestione Sportiva spende tanto, deve giustificare l’alto budget con dei risultati in pista all’altezza.

A far due conti, se è vero che la Ferari non vince un titolo dal 2008, è altrettanto vero che dal 1991 ad oggi, cioè da quando Montezemolo si è insediato a Maranello, in F1 nessuno ha vinto più titoli mondiali della Ferrari e che, se tanto mi da tanto, con il ragionamento di Marchonne anche gente come Frank Williams e Ron Dennis avrebbero dovuto farsi da parte da tempo. E, volendo estremizzare il concetto, lo stesso Enzo Ferrari ha vissuto periodi infelici senza vittorie perfino più lunghi.

Quando “LucaLuca” arrivò a Maranello da supercapo trovò una squadra allo sfascio, con motoristi e telaisti che a momenti non si rivolgevano la parole. Suo è stato il merito di aver trovato le persone giuste per far risorgere le Rosse in un crescendo che ha riportato il titolo a Maranello dopo 21 anni di digiuno e ha riscritto la storia della F1 recente con il dominio di Schumacher. Certo, altri tempi, altre logiche, altre situazioni, ma lo sport, anche a questi livelli, spesso ha logiche diverse da quelle più prettamente commerciali. Il problema, semmai, è quando il commerciale vuole entrare nello sport, ma questo è un altro discorso.

Per questo licenziare il dipendente Montezemolo, e in così malo modo, solo perchè negli ultimi 6 anni i risultati in pista son stati sotto le aspettative suona un pò strano. Anche perchè, in fondo, alla Ferrari in F1 basta partecipare, vincere potrebbe quasi essere un di più, economicamente parlando.

Il dissidio va quindi cercato altrove e, a ben guardare, tutto porta alla nuova FCA. La nuova società nata dalla fusione tra FIAT e Chrysler, ad esempio, non prevede più nel consiglio di amministrazione la poltrona per il Presidente Ferrari, uno smacco non da poco per chi di FIAT ne era stato anche presidente, fatto passare per un obbligo legale con la costituzione della nuova impresa. Ma questo probabilmente è solo la punta di un iceberg ben più grosso e ripido.

Marchionne sta per far debuttare, a ottobre, la nuova società alla mitica borsa di New York, un’operazione da cui vorrebbe ricavare circa 48 miliardi euro. Per raggiungere questo target, però, ha bisogno della Ferrari. E qui probabilmente è nata quella ha tutta l’aria di essere una frattura difficilmente sanabile tra il CEO FCA, spalleggiato dalla famiglia Agnelli, e Montezemolo.

Quando Enzo Ferrari vendette la sua creatura all’Avvocato chiese ed ottenne che il suo marchio non fosse accorpato direttamente in “FIAT Auto” ma in una società terza che ne mantenesse, in caso di necessità, l’italianità, che poi è uno dei valori che da sempre caratterizzano le Rosse.. Un’assicurazione sul fatto che, se in futuro la società torinese fosse stata venduto ad un gruppo estero – come stava per succedere con General Motors -, la Ferrari sarebbe rimasta in mani italiane. Difatti il 90% della Ferrari è stata fino ad ora nelle mani di una finanziaria delle famiglia Agnelli ed anche industrialmente i rapporti con gli altri marchi del gruppo sono sempre stati ridotti ai minimi termini.

Marchionne vuole invece accorpare nella FCA anche il marchio emiliano, facendone l’ariete per un polo del lusso e della sportività in terra americana: Ferrari in testa con Maserati e Alfa Romeo a far da fanteria di supporto. “Una Ferrari americana“, avrebbe detto Montezemolo in uno sfogo con i suoi collaboratori più stretti, lontana anni luce da quella che è stata – voluta – fin’ora. Un plus non da poco anche nella valutazione delle nuove azioni FCA, ed è bene non dimenticarlo.

A dimostrazione di una volontà di una Ferrari “più commerciale”, ci sarebbe anche la spinta di Marchionne a far raddoppiare il numero di vetture vendute all’anno, tenuto volontariamente fermo da Montezemolo a 6\7000, per mantenere alto il blasone ed anche, meno poeticamente, il valore del nuovo e dell’usato delle vetture di Maranello. Una ferma opposizione a quello che si potrebbe definire il “modello Porsche”, con numeri di produzione e utili evidentemente in crescita, ma blasone del marchio pericolosamente vicino ad auto più commerciali.

Lo scontro Marchionne-Montezemolo ha quindi radici ben più lontane e distanti dell’attuale situazione sportiva Ferrari, anche se, anche qui, pare che il gran capo FIAT abbia voluto metterci la mano, spingendo per la sostituzione dell’interno Domenicali con “l’americano” Mattiacci.

Una guerra di potere che, a considerare anche le parole del sempre ben informato Leo Turrini, si combatteva sottobanco ormai da anni: in fondo, non è strano che Diego della Valle, legato a triplo filo con Montezemolo, son anni che non si lascia scappare una sola occasione per spalare….letame sui giovani Agnelli e Marchionne?

Massimiliano Palumbo