Marciello fuori dalla FDA?

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Quello che vi avevamo anticipato qualche settimana fa starebbe per diventare realtà nei prossimi giorni. Il principale pilota tricolore, quello su cui tutta l’Italia da corsa riponeva le le proprie speranze sembra aver clamorosamente interrotto il suo matrimonio con la Ferrari. La cause della inaspettata – o forse no… – rottura sono molteplici ma possono riassumersi in una principale: i non-risultati venuti dalla GP2 hanno incrinato via via il rapporto tra Marciello e il management FDA. La sua assenza alle Finali Mondiali 2015 si è fatta notare.

Eppure le cose sembravano volgere al meglio all’inizio di questo 2015. Dopo un anno di apprendistato in GP2, Lello già lo scorso anno aveva avuto più volte l’opportunità di guidare la Ferrari F1 e in questa stagione Maranello gli aveva assicurato quattro venerdi come Friday driver alla Sauber. La seconda annata non convincente – zero vittorie e tante prestazioni altalenanti – nella categoria propedeutica, però, insieme anche al cambio della guardia nell’academy Ferrari con Massimo Rivola andato a prendere il posto di Luca Baldisserri – a sua volta, pare, pronto ad un clamoroso cambio squadra per tornare al muretto box – avrebbero definitivamente messo la parola fine al cammino di Marciello in rosso.

Protagonista della F.Abarth e della F3 Italiana, Raffaele si era laureato campione della formativa Formula 3 europea al secondo tentativo, passando indenne alle varie epurazioni che anno dopo anno l’FDA ha messo in atto tra i suoi driver e divenendo stagione dopo stagione il pupillo della Rossa. La GP2 ha però raffreddato gli animi, pochi risultati realmente convincenti, prestazioni buie mixate a performance da campione e un cambio di team che non ha portato i frutti sperati hanno messo in dubbio le qualità del pilota casertano che ha cominciato a perdere via via consensi a Maranello, fino alla rottura avvenuta in questi giorni.

Da oggi strade separate, a quanto sembra. Un brutto colpo per la FDA, che perde la pedina più in vista del suo programma e si ritrova senza piloti da sedere su una F1 nel brevissimo tempo. Una mazzata per Lello, costretto ora a fare da se e trovare il budget per entrare nel Circus. Cosa non di poco conto, Marciello dovrà fare i conti con l’onta della ‘bocciatura’ di un Costruttore come Ferrari, che dovrebbe aver ponderato la sua scelta oltre che sui risultati in pista, anche valutando i dati dei test svolti in auto e al simulatore dal giovane 20enne nato a Zurigo da genitori italiani. La speranza di tutti noi è che Raffaele riesca a dimostrare che a Maranello si sono sbagliati.

Ora però bisogna trovare il budget. Servono almeno un paio di milioni di euro per fare il terzo pilota in F1, ma si rischia di investire grosse somme per non partecipare mai ad un GP. Ne servono molti di più per far parte della griglia di partenza 2016, con un incremento proporzionale alla qualità del team. E per di più, i “posti buoni” sono sempre meno. Ha senso, per un pilota di talento e in cerca di riscatto come Marciello, entrare in F1 con la Manor?

A fare un nuovo anno in GP2, che economica non è, si rischia l’effetto Pantano, ossia il piota che si vede annullare la valenza dei suoi successi a causa della sua troppa…esperienza. E ora che la Formula Renault 3.5 come la conosciamo noi non esiste più, rimangono poche porte aperte per Lello, che a metà novembre deve costruirsi velocemente un futuro. Il DTM potrebbe essere un’opzione più che valida, un ottimo modo per costruirsi una carriera da professionista, Mortara docet, e magari tenere sempre aperta una porticina verso la F1, vedi Di Resta. Lo stesso discorso potrebbe valere per gli LMP1 del WEC e le GT.

Oppure bisogna cambiare radicalmente obiettivo e spostarsi sull’altra sponda dell’Atlantico, in IndyCar. Anche se la categoria oggi attrae meno degli anni ’90, rimane una validissima opportunità per mettere in mostra il proprio talento e puntare a fare il professionista, con un occhio, perchè no, anche alla NASCAR.

A meno che, in questa Italia da corsa che cerca disperatamente un pilota su cui puntare, non ci sia un gruppo di aziende tricolori disposte a investire e a scommettere su un pilota di casa nostra per tornare ad avere in F1 quella bandiera verde-bianco-rossa – possibilmente non messicana – che da troppo tempo manca sugli schieramenti della massima serie.

L’Italia rischia di perdere l’ennesimo talento?

Massimiliano Palumbo