Melbourne, il sabato della vergogna.

Quando mi sveglio la mattina non sono quasi mai di buon umore. All’alba anche meno. Però ho una passionaccia, una malattia, e dopo le libere del venerdi nel cuore della notte, alle 6 di sabato sono di nuovo in piedi. In piedi…sul divano, vabbè, con gli occhi aperti, e abbastanza vigile.

Se però poi, la sveglia all’alba si rivela inutile, e per di più per motivi assurdi, allora uno poi si innervosisce. Riccardo di buon mattino ha già scritto un paio di cosette (qui e qui). Ora tocca a me.

Quello a cui abbiamo assistito oggi è stata la sceneggiata più patetica che la Formula 1 abbia tirato fuori negli ultimi anni. Start delle qualifiche rinviato di 10 minuti in 10 minuti, con la medical car – l’auto che oggi ha girato di più – che usciva a controllare lo stato della pista a intervalli regolari. Già perchè oggi pioveva, e si sa, le F1, da qualche anno a questa parte, sono allergiche all’acqua.

Evidentemente i precedenti dell’ultimo lustro, senza andare troppo indietro, non sono serviti a nulla. Le miriadi di safety car uscite alle prime gocce di pioggia non ha fatto sorgere domande in nessuno. Avere Bern Maylander al top dei giri in testa sotto il bagnato, a quanto pare, è cosa normalissima e fra poco anche motivo di vanto.

Eppure campanelli d’allarme ce ne sono stati a bizzeffe, sia chiaro eh. Non ce ne siamo accorti ora. Ed ogni volta i tifosi si sono sempre scagliati contro questa F1, queste regole assurde, questo allucinante andazzo, ma… Ma, a quanto pare, la via da seguire non è quella che ci aspettiamo.

Sono anni che i piloti – fatta salva la pace di qualcuno, avete detto Hamilton? – invocano safety car via radio alle prime gocce d’acqua, e sono anni che magicamente Bern Maylander esce dalla pit lane. Domenicali oggi ha messo nero su bianco che l’andazzo ufficiale è questo: “Piove, il circuito non si asciuga, non si corre.” E mi prendo pure le auto in prima e terza file, che fa sempre comodo.

Ma il problema qual è? Perchè una volta si correva anche sotto diluvi universali ed oggi bastano due gocce per mandare tutto ko? I piloti non sono più in grado di guidare sull’acqua? Dubito, ma sicuramente ormai ci han perso l’abitudine. Le auto sono inguidabili? Può darsi, sicuramente sono più difficili, ma come diceva Davide Amaduzzi in un puntata di Retrobox, “se piove, semplicemente si va più piano e ogni pilota deve trovare il suo limite.” Lapalissiano no?

No. Se piove non si corre. Non si può mostrare un pilota che sbaglia o magari rischiare che sbatta. Sia ben chiaro, qui nessuno vuole il morto o il rischio gratuito, però contestualizzare un attimo sarebbe corretto. E’ la massima serie dell’automobilismo, il top per quanto riguarda tecnica e tecnologia, può vantare – dovrebbe – i migliori piloti al mondo, e si ferma ogni volta che la pista diventa umida. C’è qualcosa che non torna. I Cavalieri del Rischio sono ormai leggenda, ma oggi si è passati all’estremo opposto. Siamo ampiamente nel ridicolo.

Dimostrazione ne è stata il silenzio dei cinguetti dei team alla notizia del posticipo delle qualifiche. Silenzio che si scontrava con i fischi del pubblico – questi si ben udibili – che da un’ora e mezza prendeva acqua e vento ricevendo in cambio 15 minuti contati di vetture in pista.

Si è sempre detto che sull’acqua saltano fuori talento, classe, furbizia e tornano anche gli errori di guida. Sul bagnato il pilota torna protagonista e può sopperire ai limiti dell’auto. Il Q1 oggi ne ha dato dimostrazione, ed è stato altamente spettacolare. E allora?

E allora il problema di fondo è il parco chiuso. L’assetto del sabato te lo becchi anche la domenica, ma se sabato piove e domenica no, o viceversa, sono…uccelli per diabetici. O safety car, come dir si voglia. Quest’anno hanno cambiato un pò le regole per permettere qualche modifica, ma evidentemente non è stato sufficiente. Se a questo poi aggiungiamo auto senza praticamente più sospensioni, dove le gomme ammortizzano tutto e progetti che, di base, non prevedono granchè di girare sotto l’acqua, il quadro si fa attimo più completo.

Eppure basterebbe, almeno per tappare la falla in un primo momento, far saltare il parco chiuso quando la pista viene dichiarata “wet”, ossia bagnata. Permettere ai team di cambiare anche radicalmente assetto tra sabato e domenica se le condizioni climatiche sono opposte. Come suggerirebbe anche il buon senso, tra l’altro. Ma il buon senso, si sa, in Formula 1 è latitante da un bel pò.

Speriamo che la figura fatta oggi dal carrozzone iridato, arresosi senza neanche combattere a due gocce d’acqua, smuova gli animi. Magari tv e sponsor, che ci perdono clienti e soldi, sapranno essere più convincenti. Anche perchè così si perde di credibilità. In ogni altra categoria si corre anche col bagnato senza isterismi, safety car o altro. Ovali a parte, certo, ma li il limite è oggettivo, oltre che cementificato. Solo in F1 c’è la sindrome da pioggia.

Qui e là ho letto anche invettive contro l’orario scelto, posticipato in Australia per essere più umano per gli europei, che ha di fatto costretto la federazione a chiudere anticipatamente i giochi visto il calare del buio. Vero, ma visto l’andazzo meglio così. Sarebbe stata un’agonia decisamente troppo lunga.

Ora la domanda però sorge spontanea: e se domani piove?

Ah per la cronaca, nella stessa giornata in cui la F1 ha alzato bandiera bianca, sullo stesso tracciato, il V8 Supercars ha regolarmente fatto le sue gare. Ah già, loro hanno i tergicristalli, e magari anche l’aria condizionata…

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