Montreal: Force India festeggia i 100 Gran Premi in F1

Ricorrenza speciale per la Force India in Canada: il primo team indiano nella storia della F1 festeggerà il suo Gran Premio numero 100.

Era l’ottobre 2007 quando Viajay Mallya (imprenditore nel settore chimico, farmaceutico, del trasporto aereo, della birra e dei liquori) acquistò la Spyker, a sua volta erede della Midland e della Jordan.
In seguito Mallya ha ceduto parte delle sue azioni al gruppo indiano Sahara: oggi entrambi detengono il 42.5% delle azioni, il restante 15% è di proprietà dell’olandese Michiel Mol (già coinvolto nella Spyker).

Dopo un fantastico 1999, nel quale la Jordan aveva vinto 2 gare e aveva accarezzato addirittura l’idea di poter lottare per il titolo mondiale con Frentzen, la scuderia inglese era progressivamente scivolata indietro accontendandosi di piazzare alcuni acuti (la prima fila di Trulli a Montecarlo e a Spa nel 2000, la vittoria di Fisichella in Brasile nel 2003, il podio di Monteiro ad Indianapolis nel 2005 –giunto però in circostanze del tutto eccezionali-).

Cosicchè nel periodo Midland-Spyker la squadra era ormai relegata nelle ultime file, conquistando appena un punto in due stagioni.

Insomma bisognava rifondare tutto e, come ricorda oggi lo stesso Mallya, la top ten in qualifica o in gara erano un sogno o per meglio dire un miraggio.

Bisogna dare atto, però, alla Force India di aver fatto passi da gigante in questi anni.
Nel 2008 la scuderia (che schiera Fisichella e Sutil) si piazza decima nel mondiale costruttori (davanti solo alla Super Aguri, ritiratasi dopo appena 4 gare) senza conquistare punti (con il sistema di punteggio attualmente in vigore avrebbe ottenuto un solo punto).
Resta comunque il grande rammarico per Montecarlo dove Sutil viene tamponato da Raikkonen mentre occupa la quarta posizione.

Nel 2009 (che segna il passaggio dai motori Ferrari a quelli Mercedes) si vedono già i primi progressi: arrivano la prima pole e il primo podio (Fisichella a Spa), il primo giro più veloce in gara (Sutil a Monza) e con 13 punti all’attivo la Force India si piazza nona nei costruttori (con il sistema di punteggio attuale i punti sarebbero stati 36).
Liuzzi a partire da Monza prende il posto di Fisichella passato alla Ferrari.

Il 2010 conferma il trend positivo con il settimo posto nei costruttori e i 68 punti all’attivo.

Nel 2011 i 69 punti conquistati da Sutil e Di Resta (che nel frattempo ha rilevato Liuzzi) proiettano la Force India al sesto posto nel mondiale costruttori.

Il 2012 vede un passo indietro nel costruttori (settimo posto), ma un deciso miglioramento alla voce punti conquistati (109). Hulkenberg, chiamato a sostituire Sutil, si issa in testa al Gp del Brasile lottando per la vittoria sino all’incidente con Hamilton, inoltre fà segnare il giro più veloce a Singapore.

Ritornato Sutil, quest’anno il team indiano ha registrato un avvio di stagione decisamente positivo:
quando siamo appena ad un terzo della stagione i punti in cascina sono già 44 e potevano essere anche di più senza alcuni problemi registrati soprattutto ai box.

Il potenziale attuale della Force India è confermato dai sei piazzamenti nella Q3 già ottenuti quest’anno e dal quinto posto momentaneo nella classifica costruttori, addirittura davanti ad un team storico come la McLaren.

Certo la scuderia di Woking ha avuto un inizio di stagione molto difficile, ha già dato segni di miglioramento e alla lunga probabilmente sopravanzerà la Force India, ma chi mai avrebbe immaginato solo pochi anni fa che il team indiano potesse trovarsi li’ a giocarsela con squadre ben più ricche e blasonate?

A discapito di voci ricorrenti su vere o presunte difficoltà finanziarie di Mallya e del suo team, la Force India ha dimostrato che con un progetto serio anche un team medio-piccolo può migliorare nel tempo ed ottenere buoni risultati.

Ciò che mi preme sottolineare è che ciò è stato realizzato anche grazie ad un politica oculata nella scelta dei piloti: sarebbe stato molto facile (e magari economicamente conveniente dal punto di vista del richiamo degli sponsor) mettere in macchina Karthikeyan o Chandhok, ma la Force India ha saputo resistere a questa “tentazione”.

Certo l’appoggio di alcuni sponsor minori (Medion per Sutil) o del motorista stesso (Mercedes per Di Resta) hanno agevolato l’arrivo di alcuni piloti, ma questi ultimi si sono rivelati molto più che degni.

La Force India, non dimentichiamolo, è anche una delle pochissime squadre che negli ultimi anni abbiano affidato il volante ad un pilota italiano (Fisichella prima, Liuzzi poi) e ha avuto il merito di ripescare Hulkenberg, un pilota di sicuro talento che la Williams aveva scaricato a favore dei soldi di Maldonado.

Ora, però, la sfida si fa ancora più difficile: saprà/ potrà la Force India compiere un ulteriore salto di qualità?