“Monza forever”: a che gioco stiamo giocando?

Le ridicole scritte a computer della Formula 1 colpiscono ancora, fortunatamente con risultati grafici migliori rispetto al fallimento “pixelato” dell’Austria. Dopo gli sponsor sui cartelloni a lato pista e sull’erba interna alle curve, dopo l’agghiacciante “Bernie says: think before you drive” i cui risultati in termini di sicurezza stradale sono ancora tutti da verificare (è verosimile che, per molti, immaginarsi Ecclestone prima di guidare possa portare più a una grattata preventiva che a una presa di coscienza e una maggiore prudenza), a Monza i tecnici del Circus ci hanno riprovato.

È così che all’inizio del terzo giro di gara è spuntato sul rettifilo principale un tenero quanto imbarazzante “Monza forever”, bellamente calpestato dalla Williams di un Felipe Massa lanciato all’inseguimento del fuggitivo Nico Rosberg. Era persino carino alla vista, per dindirindina, con la sua strisciolina tricolore a mo’ di sottolineatura, come a voler ribadire il concetto in salsa nazional-popolare e pungere ancor più sul vivo il pubblico a casa. Un pensiero e una pacca sulla spalla di consolazione vanno ai poveri spettatori (molto) paganti presenti in circuito, impossibilitati, ahi loro, a godere di questo misericordioso gesto di amore incondizionato nei confronti dell’autodromo brianzolo.

Scusate, ma a che gioco stiamo giocando?

Ricordiamo tutti molto bene le parole di “Mister E” quando ha dichiarato che “Monza ha un contratto fino al 2015 e difficilmente verrà rinnovato”; come se non bastasse (e, soprattutto, come se non l’avessimo già capito) nelle ultime ore il Boss della FOM ha rincarato la dose specificando di volere più soldi per mantenere in calendario l’evento monzese. Cosa significa, dunque, un “Monza per sempre” sparato in diretta planetaria dalla stessa Formula 1?

Al di là del fatto che probabilmente il tracciato, anzi, una qualsiasi gara italiana meriterebbe di essere sbattuta fuori dai futuri calendari F1 per i comportamenti tenuti dal pubblico (vedi alle voci: cori contro Chilton, “boo” a Rosberg e recidivi atti di vandalismo sulla macchina personale di Romain Grosjean), Monza non si dovrebbe toccare e fino a qui si è bene o male tutti concordi. Dopo determinate dichiarazioni, però, un episodio del genere suona, più che come un segno di riconciliazione, come una bella tirata di naso. O una presa per i fondelli, per chi vuole essere più schietto.

Chi scrive queste righe si augura che il suddetto momento “io e te, tre metri sopra l’erba sintetica della Parabolica” sia stato frutto, chissà come, dell’azione di qualche hacker. Sicuramente la Formula 1 ci farebbe una figura meno oscena.

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