Il podio di Montecarlo – Analisi e dichiarazioni

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Lewis Hamilton (Mercedes): “Non poteva esserci posto migliore per vincere la mia 44esima gara. Sono 8 anni che non vinco qui! Che giornata fantastica, sicuramente una delle gare più difficili che abbia mai corso. Rimanere concentrato, non fare errori e ritrovarsi in testa è veramente incredibile. Cammino qui spesso e penso ai grandi che ci hanno vinto in passato, come Fangio, Moss, Hill e Senna, ed è meraviglioso poter aggiungere il mio nome alla lista una volta di più. È piuttosto strano che non ci sia del mio sulle scelte strategiche, ma quando mi hanno richiamato ai box per la prima volta, la pista si stava asciugando e le mie gomme andavano ancora molto bene. 13336390_1267117623318389_551581338_nL’ho comunicato al muretto e loro hanno deciso di farmi stare ancora fuori, scelta che ha funzionato. Ho dovuto gestire il ritmo con le gomme, così quando gli altri abbassavano i tempi con le intermedie grazie alla pista meno bagnato io ho spinto di più. Continuavo a stare sui tempi degli altri, quindi ho pensato di poter tenere le gomme fino a quando la pista non si fosse asciugata del tutto. Mantenere una buona andatura è stato difficile, specie nei primi 2 settori dove l’asfalto era ormai asciutto. Quando sono passato alle slick sembrava di correre sul ghiaccio. È stato difficile capire quanto si poteva spingere, ma alla fine io e Daniel ci siamo ritrovati molto vicini. Se loro non avessero avuto un cattivo pit stop io non mi sarei ritrovato davanti. Ma certe cose succedono per una ragione, e oggi la ragione era la vittoria n° 44!”

In tanti se lo chiedevano già dall’inizio di questo mondiale: che fine ha fatto Lewis Hamilton? Il britannico sembrava essere l’ombra di sé stesso, alle prese con continue noie meccaniche che di fatto hanno rimandato la conquista della tanto agognata 44esima vittoria. E proprio sul circuito più difficile ma anche più congeniale per un pilota come lui, questa maledizione si è finalmente spezzata. Ma non senza difficoltà: la sua Mercedes viene azzoppata nel momento cruciale delle qualifiche – che novità – da una piccola avaria del motore, e sembrava che per l’ennesima volta Hamilton fosse costretto a rinunciare alla Q3. Invece torna in pista e riesce ad artigliare un sofferto 3° tempo, alternando passaggi al millimetro tra i rail del circuito monegasco e repentini rallentamenti per modificare le mappatura del propulsore. La domenica  viene favorito dalle scelte strategiche del suo team e dai disastri altrui, ma riesce a condurre una gara veloce e senza errori. E pure quando incappa nella sbavatura – vedi alla voce “dritto alla chicane” – tira fuori quella cattiveria agonistica serbata da tempo.

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13348689_1267117619985056_520992203_nDaniel Ricciardo (Red Bull): “All’inizio sulle gomme da pioggia eravamo veloci e ho fatto tutto il possibile. Ho chiesto un paio di volte come andassero gli altri sulle intermedie e mi è stato detto che il mio ritmo era ancora ottimo, quindi non sono rientrato subito e la cosa non ci ha dato problemi. Poi mi hanno comunicato di rientrare in quello stesso giro, ho montato le intermedie e uscendo mi sono ritrovato dietro Lewis. Quando lui è rientrato per il pit stop noi ci siamo fermati il giro dopo per “marcarlo”, ma ai box non c’erano le gomme. Odio sentirmi così, odio sentirmi avvilito. Sono arrivato a podio a Monaco, dovrei sentirmi felice, grato e ringraziare. Sono stato molto competitivo nelle ultime 2 corse e questo è importante. Ma ancora niente vittorie, e comincio ad essere stanco di andare molto forte senza ottenere il giusto premio. Non mi piace dover essere protagonista della “storia triste”. Per chiudere bene, dobbiamo essere veloci in ogni condizione, che non sarebbe male.”

La rabbia è quasi palpabile, l’errore del muretto – che ha optato per le ultrasoft impilate nel retrobox proprio mentre Ricciardo rientrava e i suoi meccanici lo aspettavano con le soft – è quasi imperdonabile. Daniel deve dire così addio ad una vittoria meritata, frutto di una guida da 10 e lode e di un lavoro di sviluppo certosino operato dal team sulla RB12. In questa maniera, l’australiano era riuscito a impressionare tutti già nelle FP2 con un tempo stratosferico, salvo poi tirar fuori il suo capolavoro sotto forma di un giro perfetto nel Q3 capace di far impallidire persino i “macina-pole” della Mercedes. Ma non solo: avendo usato le gomme ultrasoft nel Q2, si sarebbe ritrovato a partire con questa mescola – unico dei suoi principali avversari –  il giorno dopo. Viene beffato però dalla pioggia, a cui risponde comunque con una dose di concentrazione tale da permettergli di dettare il ritmo pur facendo attenzione alle insidie del tracciato.
Da notare che si tratta del secondo errore di strategia del muretto Red Bull, per di più consecutivo vista la scelta di “marcare” Vettel in Spagna mentre Verstappen scappava via. Come minimo, adesso, Horner lo deve mettere in condizione di conquistare un “hat trick” in Canada.

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Sergio Perez (Force India): “Finire sul podio a Monaco è veramente un momento speciale. È stata una delle mie corse migliori, specie vedendo in che condizioni correvamo oggi: bisogna concentrarsi molto ed è facile commettere errori. La chiave del mio successo è stata la strategia e oggi siamo stati veramente perfetti. 13330537_1267117626651722_130623021_nLa prima decisione difficile riguardava il momento in cui passare alle intermedie, e abbiamo deciso di rimandare il più possibile. Quando sono rientrato, l’obiettivo era quello di passare un paio di auto, compresa quella del mio compagno di squadra. Passare alle gomme slick è stata la seconda scelta difficile, ma abbiamo deciso di entrare prima di Rosberg e Vettel per cercare di sopravanzarli. Le gomme soft andavano molto bene, ma sapevo di dovermi concentrare comunque poichè ho avuto la pressione di Vettel alle spalle per buona parte del tempo. Ognuno nel team merita questo risultato e in particolare vorrei dedicarlo a Vijay Mallya.”

Lo ammette anche lui: la strategia ha giocato un ruolo fondamentale in questa gara. Ma, del resto, quante corse di F1 degli ultimi anni sono state condizionate più o meno pesantemente dalle scelte tattiche? La verità è che Sergio ha capitalizzato al meglio il potenziale della sua Force India, apparsa in uno stato di forma invidiabile pur su un circuito non congeniale – almeno sulla carta – alle sue caratteristiche, e le scelte del muretto che gli hanno permesso di passare molte vetture. Il resto, quindi la capacità di tenere dietro piloti scomodi come Sebastian Vettel e l’accortezza nel non finire la gara contro le barriere, è tutto merito suo. Peccato per la qualifica non all’altezza del suo team mate, ma in gara si è ampiamente riscattato, segnando tra l’altro il 4° miglior tempo che relega Hulkenberg 8 decimi più indietro.

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Il commento

Come non mai, in questo sesto appuntamento del mondiale di F1 si può parlare di “top” e “flop”. Ma anche di chi appartiene ad entrambe le categorie. Come nel caso della Red Bull, abilissima a portare avanti lo sviluppo della vettura che, in unione con la power-unit Renault aggiornata, ha permesso al team di “bibitari” di mettere quasi in scacco la Mercedes. Certo, un circuito da alto carico come quello di Montecarlo favorisce monoposto tradizionalmente più efficaci a livello telaistico, ma a Milton Keynes sono andati oltre. Sorprende infatti la capacità di Ricciardo di far andare la vettura, come ha sintetizzato Jacques Villeneuve, “dove vuole lui”, vale a dire capace di inserirsi perfettamente in curva. E qui c’entra poco la trazione. La verità – ma soprattutto la sorpresa – si trova probabilmente nel sistema sospensivo anteriore, frettolosamente celato dai meccanici quando una botta di Verstappena a Massenet durante le FP3 ne ha richiesto il controllo.

Ma come detto, la Red Bull è anche “flop”. L’errore al muretto è clamoroso e ricorda molto quanto successe ad Irvine nel ’99 al Nurburgring. La differenza è che, al tempo, ad Eddie sparì una sola gomma  – non tutte e 4 – ma soprattutto non si trovava in testa alla corsa al momento dello stop. Questo bastò però per far giocare il mondiale all’irlandese. Mentre a Ricciardo, per ora, è solo sparito il sorriso. Giustamente.
Altro “flop” in casa Red Bull, forse ancora più inatteso e sorprendente, è Max Verstappen. L’olandese, reduce da una storica vittoria a Barcellona, si è abbandonato ad una serie di errori marchiani che lo hanno portato a sbattere per 3 volte (!!) tra FP3, Q1 e gara. Due dei quali, tra l’altro, nello stesso punto di Massenet. E addio nomea di “ragazzo dai nervi d’acciaio”, almeno per ora…

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Ma se la Red Bull gode di luci ed ombre, la Ferrari sembra vagare nel buio più totale: ancora prestazioni incoraggianti nelle prove libere che poi non trovano riscontro in qualifica, ed in particolare nel Q3, con i piloti amaramente confinati piuttosto indietro. Esattamente quanto successo in Spagna e che Arrivabene era già pronto a lasciarsi le spalle. Ora invece questa incongruenza di prestazioni sembra sia diventata la “bestia nera” dei tecnici di Maranello, che puntano tutto sulla gestione difficoltosa degli pneumatici, resa ancora più precaria dalla particolarissima finestra di utilizzo delle ultrasoft usate a Monaco.

A lasciare perplessi però è l’improvviso insorgere di questa problematica, palesatasi a Barcellona dopo 4 gare dove l’unico limite della Ferrari sembrava essere l’affidabilità. Ora che le noie meccaniche/elettroniche si presentano con meno frequenza, le Rosse faticano a trovare il ritmo. Si potrebbe anche pensare ad un collegamento tra le due cose, se non fosse che riguardano ambiti assai differenti. O forse, semplicemente, sono gli avversari che hanno fatto un passo avanti rispetto alle prime corse mentre le SF16-H sono ancora ferme a livello di sviluppi. Di certo c’è solo l’imminente arrivo del secondo terzo di stagione, con il team di Maranello che adesso si deve guardare le spalle. Tra l’altro, con l’aiuto del solo Vettel visto l’indecente atteggiamento mostrato da Raikkonen a Monaco, arrivato spesso e volentieri tardi in circuito e autore di un errore ingiustificabile in gara per un pilota che ha debuttato in F1 15 anni fa e che nel suo palmares può anche esibire un titolo mondiale. Così non va Kimi.

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Tra i “peggiori” del week-end monegasco ci sono senza dubbio anche i piloti Sauber, autori di un “patatrac” indecente in gara, ma anche e soprattutto i progettisti di casa Renault: la RS16 di Palmer ha subìto un totale cedimento della parte anteriore dello chassis durante l’incidente avvenuto al primo giro, nonostante velocità piuttosto contenute per via della pioggia. Il pilota si è ritrovato con la pedaliera esposta e il volante “in mano” per via del collasso della colonna dello sterzo. Si può parlare di impatti multipli che non possono essere simulati nei crash-test, ma in incidenti analoghi spesso non si è resa neanche necessaria la sostituzione del telaio. Problema congenito della Renault?

Il fine settimana di Montecarlo ha regalato tuttavia anche emozioni ed autentici “eroi di giornata”. Come Perez che ha riportato sul podio la Force India, ma anche come Hamilton, finalmente tornato in auge proprio sul circuito e con le condizioni meteo che, 8 anni fa, lo portarono ad un’incredibile vittoria. Favorita da un pit stop obbligatorio, come stavolta è stata condizionata positivamente dagli errori altrui, ma che poco tolgono alla sua stoffa di pilota. Specie dopo il fattaccio a Barcellona con Rosberg il quale, bisogna dirlo, si è comportato in maniera irreprensibile a Monaco, facendo passare il compagno di casacca una volta resosi conto di avere problemi ai freni. La classe è anche questa.

C’è quindi molta attesa per il prossimo Gran Premio, a Montreal il 12 giugno, dove gli interrogativi da sciogliere sono davvero numerosi. A partire dalla competitività della Red Bull e della Ferrari, ma anche e soprattutto circa il rapporto che si instaurerà tra Nico e Lewis adesso che il “cannibale” sembra essere tornato.

Lorenzo Michetti