Push F1, verso Sakhir – Il debriefing dell’ingegnere: «Manor incisiva con Wehrlein al via del GP Australia»

Saverio Carillo (© Manor Racing)

Guardare al mondo della Formula 1 con gli occhi di chi nella massima categoria per monoposto ci vive e ci lavora tutti i giorni: è questo l’obiettivo di Push F1, sorta di nuova filiazione della rubrica madre Push to Rants, che in un certo senso intende condurre il lettore in pole position, là dove si svolge la vera azione, ovverosia nei paddock e sui circuiti troppo spesso “off limits” della Formula 1.

Annotazioni e curiosità sulla vita quotidiana dei box sviscerate da Saverio Carillo, ingegnere italiano del team Manor Racing in rampa di lancio nell’esclusivo parterre dei Gran Premi.

 

 

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Wehrlein in azione sulla Manor nel GP Australia: per il rookie tedesco una partenza strepitosa (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

[divider]«Per essere il primo weekend di gara della stagione, tutto è filato abbastanza liscio. A parte alcuni inconvenienti presto risolti e qualche imprevisto inatteso da fronteggiare, fortunatamente la tabella di marcia del team Manor non è stata intaccata in modo significativo». Saverio Carillo, da un anno a questa parte Systems Engineer di Manor Racing nel campionato del mondo di Formula 1 dopo le esperienze maturate in ambito motorsport alla corte del team Torino e del team Carlin, traccia così un primo bilancio del Gran Premio inaugurale andato in scena in Australia, sull’impegnativo circuito semicittadino dell’Albert Park, tre chilometri a sud dal business district di Melbourne, capitale dello Stato di Victoria, affrontato dalla compagine diretta da Dave Ryan con Rio Haryanto e Pascal Wehrlein, coppia di piloti all’esordio che può tuttavia vantare un interessante palmarès a livello internazionale.

«Complessivamente, il team ha dimostrato di esserci e di possedere la reattività necessaria per proseguire questa nuova sfida 2016 – puntualizza il “nostro” ingegnere – non ci aspettavamo la pioggia in Australia, invece al venerdì abbiamo girato in condizioni di pista non ideali. Si è lavorato fino a tardi per preparare il weekend, spesso sfiorando il “curfew”, cioè l’orario limite di lavoro permesso ai box. Il nuovo format di prove ufficiali ha deluso parecchio noi della Manor, ma in generale credo che il discorso possa valere per la stragrande maggioranza delle squadre. La nostra sessione di qualifica, complice il nuovo sistema a eliminazione, è stata in assoluto la più breve nella storia del team: appena il tempo di prendere confidenza con il tracciato ed ecco che senza quasi rendercene conto siamo finiti fuori dai giochi della Q1!».

Nel mirino il format delle qualifiche

Scattati dall’ultima fila dello schieramento, con Wehrlein davanti al compagno di squadra Haryanto a causa di una penalità di tre posizioni inflitta al 23enne indonesiano per “unsafe release” nel terzo turno di prove libere del sabato mattina, i due alfieri della Manor hanno fatto buon viso a cattivo gioco al di là di un contestato shoot-out che soprattutto in Q2 e Q3 ha affossato la spettacolarità della sessione. «Nel meeting post Gran Premio d’Australia – rivela Carillo – si era parlato di fare un passo indietro, tornando al format di qualifiche 2015, tranne poi riconfermare l’attuale sistema a eliminazione. L’obiettivo, salvo novità dell’ultima ora, sembra essere quello di riprovare in Bahrain il discusso format introdotto a Melbourne in attesa di prendere una decisione, che si spera definitiva, dopo la tappa di Sakhir».

Piloti di F1 in conferenza stampa a Melbourne: in seconda fila, all’estrema destra, c’è Haryanto (© Getty Images)

 

«L’incidente in pit-lane del sabato mattina tra Haryanto e Grosjean? – attacca l’ex ingegnere del team Carlin Motosport – sì, ne avremmo fatto volentieri a meno, ma sono cose che possono succedere. Normalmente la fase più critica per una monoposto di Formula 1 è la messa in moto, unitamente al momento in cui la vettura lascia i box per entrare in pit-lane. Per questo motivo, in quelle fasi così delicate, siamo tutti molto concentrati nella lettura dei dati, e quasi mai si presta un occhio alle televisioni. Eppure in quel frangente, un urlo dai box ha attirato presto la nostra attenzione, e quello che abbiamo visto non è stato molto simpatico! Avremmo voluto provare quell’ala anteriore sulla vettura di Haryanto, che ormai era andata in pezzi a causa dell’incomprensione in uscita box con la Haas di Romain. Pazienza, anche se Rio ha dovuto incassare un arretramento di tre posizioni sulla griglia di partenza e una penalità di due punti sulla patente di Formula 1».

Haryanto si ferma, Wehrlein impressiona

Domenica 20 marzo, finalmente, è stata sventolata la bandiera verde sul Mondiale 2016 della Manor, nonostante l’intoppo di natura tecnica che dopo diciassette tornate ha costretto Haryanto a dare forfait prima del nuovo restart. «La gara è andata bene – incalza il “nostro” ingegnere – probabilmente non siamo stati fortunatissimi, ma è stata utile per acquisire dati e offrire la possibilità a ognuno di noi di comprendere la strada da seguire per alzare l’asticella delle nostre performances. Dopo il breve periodo di safety-car e la successiva bandiera rossa uscita per il violento incidente tra Fernando Alonso ed Esteban Gutierrez avvenuto in prossimità della curva 3 del tracciato australiano, mentre eravamo tutti in pit-lane, impazienti di ripartire, abbiamo ricevuto una chiamata dal box Williams, che ci confermava un problema al cambio sulla MRT05 di Haryanto. A quel punto, vista la situazione, abbiamo preferito ritirare la vettura numero 88 onde evitare ulteriori danneggiamenti al pacchetto trasmissione fornito dalla Williams».

Per Haryanto, primo indonesiano al via di un GP, il debutto in F1 sulla MRT05 è durato diciassette giri (© Getty Images)

 

Se per il giovane pilota nativo di Surakarta, nell’isola di Giava, il guasto al cambio è coinciso con l’addio alle proprie velleità di transitare indenne sotto la bandiera a scacchi pur avendo fatto segnare rilievi cronometrici abbastanza simili a quelli del compagno di colori, a tenere alto il vessillo della Manor ci ha pensato il consistente Wehrlein, subito in evidenza al pronti-via del Gran Premio d’Australia che l’ha visto guadagnare addirittura dieci posizioni. «Wehrlein ha dato ancora una volta prova delle sue qualità – la sintesi ficcante di Carillo – impressionando forse quanti non avevano avuto occasione di vederlo in azione e confermando allo sguardo indagatore degli addetti ai lavori le sue doti velocistiche. Il talento di Pascal era emerso con prepotenza già quando disputava il campionato europeo di Formula 3, da lui frequentato nel biennio 2012-2013, ma le conferme si sono poi avute nel DTM, dove ha vinto meritatamente il titolo nel 2015 divenendo peraltro il più giovane campione della categoria alla vigilia del ventunesimo compleanno».

Preparazione intensificata per il GP Bahrain

«Di certo ci agevola poter disporre di una promessa come lui – rincara la dose il “nostro” ingegnere, che sembra già intravedere nello scalpitante tedesco di origini mauriziane un caposaldo della stagione 2016 del team Manor – perché il suo apporto in un Gran Premio selettivo come quello dell’Albert Park ha potuto fornire la misura reale del valore tecnico della vettura. Alla prova del fuoco di Melbourne la nuova MRT05 ha espresso un buon potenziale, anche se ovviamente la monoposto dobbiamo conoscerla nel dettaglio giorno dopo giorno. Ci sono molti aspetti da approfondire: per questa ragione, in occasione del secondo round stagionale in programma in Bahrain, abbiamo pianificato un lavoro supplementare da svolgere in preparazione del weekend di gara».

La concentrazione di Wehrlein nel box del team Manor in Australia (© Getty Images)

 

Il sedicesimo posto finale artigliato a Melbourne da Wehrlein, alfiere della Manor-Mercedes contrassegnata da quel numero 94 già sfoggiato da Pascal nella vittoriosa cavalcata del DTM 2015, non sembra rendere pienamente giustizia agli sforzi compiuti dal pilota originario di Sigmaringen, nel Land del Baden-Württemberg, formatosi agonisticamente sotto l’ala protettiva del manager Toto Wolff, anche se il progressivo degrado degli pneumatici Pirelli montati sulla MRT05 ha poi preso il sopravvento rendendo la vita difficile al rookie teutonico con buona pace dell’alternanza supersoft-soft-soft-medie approntata dal muretto box.

St Kilda, la spiaggia della Formula 1 di stanza a Melbourne

La trasferta del team Manor nella terra dei canguri non è vissuta però soltanto all’insegna del lavoro nel garage della scuderia e nelle rigide maglie delle impenetrabili sale riunioni dell’Albert Park. «Abbiamo avuto diverse occasioni di girare in lungo e in largo per Melbourne – ammette con entusiasmo Carillo – e devo dire che è stata una fantastica esperienza. Le persone sono molto cordiali e i luoghi incantevoli. Anche se in Australia è autunno, di fatto sembrava di essere in piena estate. La celebre spiaggia di St Kilda, ubicata nell’omonimo sobborgo, si trova a dieci minuti dall’autodromo e in un paio di occasioni siamo riusciti a farci un salto. Ci sono tanti bar e ristoranti che costeggiano la spiaggia, e io penso di avere individuato un locale italiano in cui i cuochi, provo a dirlo quasi sottovoce, cucinano meglio di mia madre… Si chiama Tuscany, se non ricordo male!».

«Dalla parte opposta al litorale di Port Phillip Bay – prosegue il racconto l’ingegnere napoletano – c’è poi una zona che si anima di notte ed è appunto molto frequentata a partire dall’imbrunire; noi della Manor l’abbiamo visitata al sabato sera e lì le strade erano stracolme di gente, con musica dal vivo e attori comici che si esibivano uno dopo l’altro su un palcoscenico più o meno improvvisato».

Vita quotidiana sulla spiaggia di St Kilda, la preferita da team e piloti quando la F1 fa tappa a Melbourne (© Hidden City Secrets)

 

Un po’ di svago si ricorda volentieri soprattutto quando giunge il momento di sobbarcarsi una mole non indifferente di ore di volo dal Continente Nuovissimo alla Vecchia Europa. «Il viaggio di ritorno in Inghilterra è stato interminabile – conferma Carillo – quasi un’intera giornata, in cui si è fatto un veloce scalo all’aeroporto di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Approdati nel quartier generale della squadra a Banbury, Oxfordshire, lo staff ha trascorso tre giorni intensi in ufficio, prima che arrivasse la domenica di Pasqua. Già, Pasqua, la giornata giusta per ripartire alla volta del Gran Premio del Bahrain!».

Twitter @Fra55oni