Speciale F1 Weekly – Tris di primi: Senna, Hamilton e il confronto impossibile tra generazioni

Paolo Gallorini, nuova firma di Motorsport Rants, ci accompagna in un viaggio alla scoperta del confronto, sempre affascinante eppure giocoforza impossibile, tra pluricampioni del mondo di differenti generazioni. Perché di fatto la Formula Uno, come ogni sport, evolve continuamente, sfornando di volta in volta dei fuoriclasse che interpretano al meglio il loro momento di gloria.

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Tre titoli mondiali per Senna e altrettanti per Hamilton: nel 2015 Lewis ha raggiunto il mito brasiliano (© Sky Sports)

 

Come in ogni sport che si rispetti, anche in Formula Uno si usa spesso mettere a confronto gli eroi dei nostri giorni con i grandi campioni del passato. Questa stagione ha incoronato campione del mondo, per la terza volta, Lewis Hamilton. Tre volte iridato come Senna, Piquet, Lauda, Stewart e Brabham. I confronti in queste settimane si sono davvero sprecati, dalle più grandi testate giornalistiche ai piccoli blog del settore. Ma è davvero possibile riuscire a fare questo tipo di paragoni? La Formula Uno, nel corso degli anni, ha subito dei mutamenti incredibili: frequenti sono stati gli stravolgimenti che hanno modificato il regolamento di questo sport, sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista sportivo.

L’unica cosa che sembra rimasta invariata sono proprio i piloti, i protagonisti di questa competizione che, ogni domenica, sono spinti a dare il massimo per transitare al primo posto sulla linea del traguardo. Fino ai primi anni ’90, però, la Formula Uno era uno sport differente, uno sport eroico: le vetture erano molto più fragili e insicure rispetto a quelle odierne e i piloti dovevano, ad ogni Gran Premio, mettere in gioco la propria vita. Con il passare del tempo gli standard di sicurezza si sono alzati a livelli neppure immaginabili fino a due decenni fa. I piloti, oggi, possono gareggiare su piste all’avanguardia, hanno a disposizione monoposto quasi indistruttibili e, per fortuna, sembra che solo fatalità come quella che ha colpito lo scorso anno Jules Bianchi possano causare vittime. Oggi le vie di fuga non sono più in ghiaia o in erba, bensì prevalentemente in asfalto, per consentire ai piloti che commettono un errore di non terminare prematuramente la gara. Da qualche tempo sono stati sviluppati tutta una serie di sistemi ingegneristici per facilitare i sorpassi: KERS, F-Duct, DRS, giusto per citarne alcuni. Probabilmente la Formula Uno odierna è più semplice rispetto a quella del passato dal momento che, anche un diciassettenne, seppur estremamente talentuoso, non ha avuto particolari problemi ad ambientarsi nel Circus.

Quando nel 1991 Eddie Jordan gli fece testare per la prima volta una vettura di Formula Uno, Michael Schumacher dichiarò di essersi spaventato a morte e di non essere del tutto convinto di potercela fare. E’ chiaro, quindi, come le monoposto del passato fossero più difficili da guidare e portare al limite. Il business, in questo sport, è cresciuto nel tempo e il calendario si è sempre più allungato: il prossimo anno toccherà il record di ben 21 gare. Con un numero così elevato di Gran Premi è presumibile che in futuro anche i record irraggiungibili del “Kaiser” Schumacher saranno eguagliati per il semplice fatto di avere più gare a disposizione. Per tutte queste ragioni: affidabilità, sicurezza, calendario e ripartizione dei punteggi, le statistiche che mettono a confronto diverse generazioni di piloti devono essere prese con tutti i dovuti accorgimenti. Per fare paragoni, forse, dovremmo prendere in considerazione le incidenze percentuali di vittorie nei singoli campionati perché, ad esempio, è sbagliato dire che Vettel detenga il record di successi in una sola stagione a pari merito con Schumacher, dal momento che Michael ha ottenuto tredici vittorie su diciotto gare disponibili, mentre Sebastian tredici su diciannove. Per non parlare poi di tempi più lontani, quando l’intera stagione si decideva in appena una decina di appuntamenti se non addirittura meno.

Schumacher sprigiona scintille sulla Jordan nel Mondiale F1 1991 (© Getty Images)

 

Diventare campione del mondo in Formula Uno resta comunque un’impresa per pochi, diventarlo per tre volte eleva, chi vi riesce, direttamente nell’Olimpo dei grandi. E Lewis Hamilton ce l’ha fatta. E’ però davvero complicato ricercare nella storia un pilota che gli assomigli. Il suo idolo da bambino era Ayrton Senna, colui che ha ispirato tutta la sua carriera. Nel corso degli anni ne ha imitato il design del casco, ha cercato di cospargersi dell’aura mistica che avvolgeva il pilota brasiliano, ma soprattutto ha tentato di riprodurre il suo stile di guida aggressivo, il modo di entrare in curva costantemente al limite. Non si può certo dire che Hamilton somigli a Nelson Piquet o Niki Lauda, due piloti che si sono contraddistinti per le loro eccezionali abilità strategiche nel calcolare i rischi, caratteristiche che sembrano spesso mancare a Lewis. Forse per il ritmo forsennato che riesce ad imprimere alle gare, l’anglo-caraibico potrebbe ricordare un po’ lo stile di Michael Schumacher, anche se i due sono estremamente distanti nella gestione della loro vita privata: il “Kaiser” è sempre stato estremamente riservato nei confronti della sua privacy e ha cercato di tenere lontano dalla luce dei riflettori la sua famiglia con lo scopo di proteggerla il più possibile e garantire ai suoi figli un’infanzia normale, senza la pressione del cognome che portano. Lewis è invece il re dei social network, amante della vita mondana, del jet-set e delle supermodelle che tanto piacevano a piloti viveur del calibro di James Hunt e Clay Regazzoni.

L’inglese è un esteta, alla ricerca della perfezione sia in pista che fuori. Il suo look, negli ultimi anni, è diventato piuttosto appariscente; a suo modo di vedere l’immagine che Lewis trasmette di sé al resto del mondo è fondamentale ed ha stregato anche Ecclestone, reo di aver definito il tre volte iridato l’unico driver moderno in grado di catalizzare l’attenzione del pubblico. Questo, talvolta, porta alla luce gli aspetti negativi della sua personalità: nonostante le trenta primavere ormai compiute, il britannico digerisce a fatica le sconfitte e lo ha dimostrato quest’anno. Alcuni gesti compiuti nel corso di questa stagione non sono stati sicuramente all’altezza del campione che è. Ad esempio, ad Abu Dhabi, a gara conclusa, ha tagliato la strada a Rosberg per prendersi l’ovazione della folla, sottraendola al tedesco. Hamilton sbaglia anche quando si impunta sul fatto che il team debba diversificare le strategie tra i piloti, quando, per tutto l’anno, Nico non ha mai osato chiederlo. Paragonare l’attuale coppia Mercedes a quella della McLaren dell’epoca Senna-Prost è probabilmente un’esagerazione. Purtroppo, in tre anni di convivenza, rari sono stati i momenti in cui i due piloti del team di Stoccarda si sono dati battaglia in pista, cosa che, invece, non è certo mancata nelle sfide tra Ayrton e il “Professore”.        

James Hunt in compagnia della moglie Suzy: tra i due una relazione burrascosa (© Getty Images)
Il contatto tra Senna e Prost a Suzuka 1989: per il francese arriverà il terzo titolo (© AFP/Getty Images)

 

C’è anche chi, infine, lo ha accostato ad Hunt, sebbene Hamilton abbia una solidità mentale nettamente superiore a quella dell’illustre connazionale: dalla vittoria iridata nel 1976, “The Shunt” ha iniziato un declino che lo ha portato al disfacimento della sua carriera. L’anglo-caraibico è uno dei migliori piloti attualmente in circolazione e su questo nessuno osa avanzare dei dubbi; la sua guida è estremamente aggressiva e redditizia, senza contare che il Circus avrebbe bisogno di tanti drivers come lui: un uomo e un pilota che negli anni passati ci ha insegnato a non mollare nella convinzione che la mancanza di prestazione del mezzo a disposizione, a volte, può essere sopperita dalla caparbietà del pilota. Lewis è davvero un campione atipico e ha di fronte ancora molti anni prosperi per poter abbattere altri record.                                        

Paolo Gallorini