Speciale F1 Weekly – USA comeback: il sogno di Haas, poco da perdere e tanto da guadagnare

Riuscirà l’Haas F1 Team, al debutto assoluto in Formula Uno nel Mondiale 2016 forte delle collaborazioni tecniche con Ferrari e Dallara, a far dimenticare le più o meno fallimentari esperienze delle altre compagini a stelle e strisce affacciatesi sul red carpet della massima serie per monoposto? Paolo Gallorini, nuova firma di Motorsport Rants, è convinto che un’opportunità così ghiotta non l’abbia mai avuta nessun team battente bandiera degli Stati Uniti d’America.

[divider]

Gene Haas, proprietario del team, in compagnia di Esteban Gutierrez (© Getty Images)

 

Negli ultimi anni, in Formula Uno, si è sempre più spesso corso il rischio di vedere in pista meno di dieci team. Se nel 2010, nonostante la crisi economica, il numero di vetture in pista è salito a ventiquattro con l’ingresso della Lotus di Tony Fernandes, poi Caterham, della HRT (inizialmente Campos Meta e Hispania) e della Marussia (salvata dalla Manor), dopo poco tempo, due di queste scuderie hanno dovuto abbandonare definitivamente la competizione, smembrate e aggredite dai creditori. La Caterham ha addirittura provato a salvarsi con il crowdfunding: mettendo in vendita componenti della sua vettura e prodotti di merchandising, ha provato a racimolare una somma che le permettesse di sopravvivere, senza successo. Altri team, come la Marussia, lo scorso anno hanno rischiato di non presentarsi al primo appuntamento stagionale, attanagliati da innumerevoli problemi economici. Le scuderie nuove che non hanno grandi finanziatori (come invece ha la Force India con Vijay Mallya) o grandi case automobilistiche alle spalle (come la Mercedes), difficilmente riescono a sopravvivere per più di qualche stagione. A rompere questo trend negativo ci penserà forse un nuovo team che sarà impegnato, a partire dal 2016, nella massima serie iridata. Stiamo parlando della Haas F1 Team, una scuderia americana che, nel corso del 2014, ha stretto una partnership molto forte e vantaggiosa con la Ferrari. La compagine di Maranello fornirà alla Haas non solo le power unit ma anche tutta una serie di componenti quali sospensioni, impianto frenante e cambio. Il telaio sarà sviluppato in collaborazione con l’italiana Dallara; in questo modo la scuderia statunitense verrà a disporre del know how di cui necessita per progredire all’interno del Circus iridato.

Per la Formula Uno moderna, il ritorno di un team americano era fondamentale per espandere in modo capillare il business anche negli States e dintorni. Tuttavia, la storia dei team “born in the USA” che si sono cimentati nel campionato iridato non è molto incoraggiante: nel corso degli anni si sono succedute diverse squadre ma nessuna di esse ha mai colto risultati degni di nota, se non qualche sporadica vittoria. Era comunque dal 1986 che un team americano non calcava l’asfalto delle piste del calendario di Formula Uno; si trattava del team Lola-Haas, la quale, nonostante l’omonimia, nulla ha a che vedere con la Haas odierna. La Lola corse appena due stagioni,’85-’86, e nonostante disponesse di ottimi tecnici del calibro di Adrian Newey e Ross Brawn e di piloti esperti quali Alan Jones e Patrick Tambay, ottenne scarsi risultati. La Penske esordì invece nel Mondiale del 1974; due anni più tardi, riuscì a conquistare la sua prima vittoria con John Watson nel Gp d’Austria, anche se a fine anno si ritirò dal campionato. Proprio in quel periodo un’altra squadra a stelle e strisce accettò la sfida del Circus: si trattava della Parnelli, condotta dall’oriundo Mario Andretti. Purtroppo, anche in questo caso, i risultati furono deludenti. Negli anni 60’ possiamo annoverare altri due team made in USA: la Scarab e la All American Racers di Dan Gurney.

Tambay aggredisce la pista di Spa su Lola-Haas nel Mondiale F1 1986 (© Getty Images)

 

La Haas Automation è uno dei più grandi costruttori di macchine utensili a controllo numerico. Il punto di forza dell’azienda è sicuramente il rapporto con la clientela: dalla vendita, all’assistenza, al supporto grazie agli Haas Factory Outlet. Gene Haas, il presidente, ha già avviato da diversi anni un programma ambizioso nel motorsport: le sue vetture, gestite di concerto al leggendario campione Tony Stewart, competono ad altissimo livello nel campionato Nascar. La sede del team è localizzata a Kennapolis, in Nord Carolina, e per la Formula Uno si appoggerà anche ad una sede distaccata in Inghilterra, a Banbury, così da avere un centro di sviluppo logisticamente più accessibile alla maggior parte dei GP del Circus che si disputano nel Vecchio Continente. Inizialmente, l’insediamento della sede europea avrebbe dovuto avvenire in Italia: purtroppo, per ragioni fiscali, Gene Haas e i membri del Cda della società, hanno optato per posizionarsi nel Regno Unito. Fin da subito il progetto della Haas è stato credibile, ideato e sviluppato decisamente meglio dei tanti predecessori: per anni, infatti, si è parlato dell’imminente ingresso di un team americano, il famigerato US F1 Team che poi, dopo molti proclami, non si è concretizzato. La squadra di Kennapolis ha basi solide, un presente prosperoso e un futuro ancora da scrivere ma sembra possedere tutti gli ingredienti giusti per inserirsi, fin da subito, nella lotta con compagini ben più esperte. L’altoatesino Gunther Steiner, team principal della Haas, ha recentemente comunicato che verranno effettuati i crash test il 6 e il 7 gennaio, confermando che i lavori stanno procedendo bene e che la vettura sarà presente regolarmente ai primi test pre-stagionali di Barcellona.

Kurt Busch, pilota di punta del team Stewart-Haas nella Nascar Sprint Cup 2015, in azione a Fort Worth (© Getty Images)

 

Anche la scelta dei piloti sembra vincente: diversamente da molti altri piccoli team dove la coppia di piloti titolari è scelta in base ai milioni che, attraverso i loro sponsor, riescono ad apportare, la Haas ha optato per una coppia giovane e molto esperta, Romain Grosjean e Esteban Gutierrez. Entrambi avranno tutte le motivazioni per ben figurare durante la prossima stagione. L’occasione è ghiotta, anche perché, al termine del prossimo anno, è molto probabile che Kimi Raikkonen lasci la Formula Uno: la Ferrari avrà quindi un sedile vacante e, vista la stretta collaborazione che vige tra i due team, la scelta del Cavallino Rampante potrebbe ricadere proprio su uno di questi due piloti. Il messicano, in particolare, è già da tempo in orbita Ferrari, grazie al suo recente passato in Sauber prima e in Ferrari, da terzo pilota, poi. “Non vedo l’ora di tornare in pista anche se non sarà facile. Finalmente realizzerò il mio sogno di correre il Gp del Messico”, ha dichiarato Esteban al quotidiano spagnolo Marca. Il francese, invece, è arrivato al bivio della sua carriera: dovrà dimostrare di essere un ottimo pilota che merita il volante di un top team oppure rimanere nel limbo dove pare essersi arenato negli ultimi anni.                

Gunther Steiner ha dichiarato a GpUpdate.net come la ricerca del terzo pilota “non sia la priorità”, aggiungendo: “E vero, Charles Leclerc è entrato nella Ferrari Driver Accademy ma non per questo correrà con noi. Stiamo lavorando diversamente rispetto ad altri team, noi siamo concentrati sul nostro progetto. Abbiamo una montagna da scalare e non vogliamo distrarci”. L’obiettivo dichiarato per il 2016 è quello di terminare le gare e stabilizzarsi regolarmente ai margini della zona punti. Il mese scorso Gene Haas ha dichiarato in un’intervista ad Autosprint: “Non saremo lo junior team della Ferrari, saremo rivali: la partnership è una cosa, le gare sono un’altra faccenda”.

Gutierrez al volante della Sauber nel GP Abu Dhabi 2014 (© Getty Images)

 

Il team americano avrebbe potuto correre già la scorsa stagione, dal momento che la licenza per iscriversi al campionato l’aveva già ottenuta a metà 2014, ma i vertici dell’azienda hanno optato, saggiamente, per un anno di preparazione e apprendistato, nel quale hanno potuto raccogliere molte informazioni sul mondo della Formula Uno. Si tratta, infatti, di uno sport estremamente competitivo, dove le porte si aprono e si chiudono in poco tempo. La sfida non è solamente sportiva ma in primo luogo economica, finanziaria e logistica. Ogni errore si paga a carissimo prezzo, soprattutto in questo periodo poco favorevole. Le vicende di HRT, Caterham e Marussia devono essere viste alla stregua di un monito per tutti i nuovi entranti in questo mercato, perché non solo di sport siamo parlando ma anche di business. I costi sono davvero ingenti sotto ogni profilo: dal personale, ai laboratori di ricerca e sviluppo, ai trasporti, ai depositi e ai magazzini. La Formula Uno di Bernie Ecclestone non perdona e, almeno sulla carta, sembra che il progetto della Haas, per come è stato strutturato, possa avere tutte le carte in regola per scrivere una storia importante rispetto a quella delle numerose scuderie “avventuriere” che l’hanno preceduta.

Paolo Gallorini