Vettel e quel 0.01% (Risposta a Riccardo Turcato)

Il bello di Motorsportrants è che noi non abbiamo una “linea editoriale”, non dobbiamo rendere conto a nessuno tranne che a nostri lettori e quindi siamo liberi di pensare (e scrivere..) quello che sentiamo, siamo liberi perfino di avere idee diverse anche all’interno della nostra redazione virtuale (e ciò credo arricchisca i nostri contenuti e quindi sia un elemento positivo).

E proprio in questo spirito che scrivo questo post di risposta al pezzo del “collega” Riccardo Turcato,dal titolo “Vettel non deve dimostrare niente a nessuno cambiando team”.

Spero sinceramente di essere in grado di scegliere le parole giuste e chiarire bene il mio ragionamento,per questo voglio premettere questo: Vettel è un fuoriclasse, un pilota straordinario, un professionista esemplare e i suoi successi sono meritatissimi.
Solo una persona incompetente, faziosa o in malafede potrebbe negare il fatto che Seb è un campione.

Gianni Agnelli, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, defini’ Prost “grandissimo” e Senna “grandissimissimo”.

Una volta appurato che Vettel è un campione (e su questo non si discute), il tedesco è “grandissimo” o “grandissimissimo”?

La domanda è pertinente nella misura in cui in questi giorni Ecclestone ha dichiarato che Vettel è il pilota più forte di tutti i tempi e Horner,Marko,Lauda ed altri hanno posto Seb sullo stesso piano di Senna, Schumacher e Fangio.

I numeri di Vettel sono impressionanti e su questo non c’è tema di smentita. Ma essendo lo sport del motore fortemente influenzato nei suoi risultati dalla competitività del mezzo meccanico, chi è chiamato ad analizzare le gare deve cercare di giudicare i freddi numeri con un minimo di prudenza, prenderli cioè con il beneficio dell’inventario.

Vettel (a soli 26 anni..) ha vinto già 4 mondiali, cioè lo stesso numero di titoli che mettono insieme Alonso (due), Hamilton e Raikkonen (uno a testa).

Ora io mi (vi) chiedo: tra i piloti citati c’è una differenza di talento talmente schiacciante da giustificare da sola il fatto che uno (Vettel) abbia vinto lo stesso numero di titoli che assommano gli altri tre?

La mia risposta è: probabilmente no! Probabilmente per giustificare tale differenza numerica và opportunamente valutata la competitività delle rispettive vetture.

E allora prima ancora di scomodare la definizione di “pilota più forte di tutti i tempi” (Ecclestone) o quella di pilota attuale con “ L’intensità agonistica e la voglia di vincere superiori a quelle di qualsiasi altro” (Turcato) varrebbe un attimino la pena di attendere.

Hamilton nei giorni scorsi, pur riconoscendo pieni meriti a Vettel, ha dichiarato che Alonso al posto del tedesco avrebbe vinto ugualmente, anzi probabilmente avrebbe fatto persino meglio.

Ora il giochino di Hamilton e Alonso lo abbiamo capito: i due lodandosi a vicenda indirettamente vogliono in realtà autocelebrarsi perché ognuno dei due,sotto sotto, crede di essere più forte dell’altro ed entrambi pensano di essere migliori di Vettel.

Al netto di queste strategie comunicative, un interrogativo legittimo resta.

Io credo che Vettel abbia dimostrato il 99.99% del suo valore. Gli manca uno 0.01%.

In cosa consiste questo 0.01%? Consiste nel vincere il mondiale o lottare per il titolo con una macchina che non è la migliore del lotto, con una macchina che è (ad essere generosi) la terza forza del mondiale, con una macchina che quando va bene ti permette di partire in seconda-terza fila, oppure consiste nel vincere il mondiale con la migliore macchina del lotto ma avendo come compagno di squadra un altro campione di livello simile (perché, con tutto il rispetto di questo mondo, Webber non è mai stato,neanche nei suoi anni migliori, un fuoriclasse, del resto Senna deve la sua meritata fama al confronto interno con Prost, non certo a quello con Berger).

Dico questo perché, per impostazione personale, se qualcuno mi chiedesse “Qual è stato il miglior Senna?” io risponderei “Non quello che ha vinto i titoli mondiali, ma quello del 1993 che faceva i miracoli con una macchina oggettivamente inferiore”

Allo stesso modo il miglior Schumacher per me non è quello del 2002 o del 2004 (che chiuse il mondiale già a luglio o ad agosto), ma quello del 1998 che riusci’ fino all’ultima gara a contendere il mondiale ad una McLaren in quel momento superiore, quello che vinceva i mondiali con la Benetton contro l’astronave Williams o quello che quando la Michelin era più performante era l’unico Bridgestone a rimanere della partita.

Ecco, per rispondere al collega Turcato, quel qualcosa in più (lo 0.01%) che a mio modestissimo avviso serve a Vettel per dimostrare non di essere un campione,non di essere “grandissimo” (che lo è già, lo abbiamo detto più volte), ma per dimostrare di essere “grandissimissimo”.

Lo già scritto in un altro post e lo ripeto. Io ho la sfortuna (o fortuna?) di aver qualche anno in più e ricordo la vicenda Rossi.

Io suoi detrattori (opinionisti o colleghi-piloti) gli rinfacciavano il fatto di aver sempre vinto con la moto migliore nel team migliore. Cosi’ in 125 e 250 con l’Aprilia ufficiale, cosi’ in 500-MotoGp con l’Honda ufficiale.

Benissimo, Rossi a fine 2003 ebbe il “coraggio” di lasciare la Honda e decise di andare in Yamaha. La gente diceva che il 2004 sarebbe stato un anno di transizione, nel quale puntare al podio e a qualche vittoria episodica, e che solo dal 2005 Rossi e la Yamaha avrebbero potuto pensare al mondiale. Sappiamo tutti come è finita.