Audi dichiara scacco matto all’America, occasione d’oro per la IndyCar

L’Audi è pronta per la mossa finale sullo scacchiere del motorsport mondiale dichiarando ufficialmente il suo intento di espandere le ‘racing operations’ anche negli USA con partecipazioni nella Grand Am (dal 2014 USCR), nel vociferato DTM America e udite udite nella IndyCar Series.

Per la serie di Indianapolis è una opportunità da prendere al volo, anche al costo di piegarsi ad alcune pretese che sicuramente i teutonici, consci del loro prestigio, vorranno far rispettare, come ad esempio un regolamento tecnico più elastico e non legato per forza alla formula del V6 turbo 2.4 attuale, non proprio nell’orbita di pensiero Audi.

Sicuramente ad Ingolstadt preferirebbero trovare una soluzione ‘made in USA’ unica che possa includere tutti i tre impegni senza dover progettare un motore per ogni campionato, magari partendo dalla base del motore DTM V8 4.0, perfettamente regolamentare anche nella serie endurance americana tramite alcune accortezze.

Invece di impantanarsi come al solito in una sorta di monomarca ultra-milionario che, di fatto, non giova né a spettatori né a team, visto che i costi non sono mai calati di fatto, aldilà dell’Atlantico farebbero meglio a chiedersi se tanto vale non provare una formula più ‘open minded’ che conceda l’utilizzo di più tipi di motorizzazioni, anche quelle derivate di serie come lo furono i mitici stock block di Menard degli anni ’90, e perché no l’utilizzo dei motori diesel…

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