Bernie giù le mani da Long Beach

Mr. E vuole Long Beach. E’ quindi nostro dovere, almeno morale, esprimere il nostro dissenso per questa inutile campagna politica che da vari anni il deus machina della F1 sta adottando contro il motorsport nord-americano, annunciando gare di qua e di là con poi ritrovarsi nelle mani solo le briciole, Austin nella fattispecie.

Il recente slittamento della gara di Weehawken al 2014 (ma ne siamo poi così sicuri) non fa altro che aumentare la consapevolezza che il modello F1 in America non funziona, almeno finanziariamente parlando, con entry-fees da capogiro che nel lungo periodo non valgono il gioco.

Dalla California grazie a Dio stanno giungendo parecchi ‘No thank you’ da parte di Kevin Kalkhoven e Gerry Forsythe, proprietari della Long Beach Grand Prix Association, consci che con la F1 negli USA non si fa parecchia strada.

Austin è stato sì un successo, almeno al primo anno, ma quanto ci metteranno i nostri buontemponi amici d’oltreoceano, abituati a paddock ad accesso libero, a sessioni di autografi e a prezzi nettamente accessibili, per capire quello che la F1 è in realtà, ossia un circolo ristretto di VIP e surrogati?.

Long Beach non è l’India e nemmeno il Bahrain. Long Beach è l’anima delle corse ‘Made in USA’, quelle vere, passionevoli e soprattutto accessibili.

Bernie, No Thank You!

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