Dallara DW12 Aerokit 2018 – Analisi

Al dipartimento tecnico IndyCar, guidato da Tino Belli e al lavoro in stretto contatto con Dallara (arrivata al 20° anno di partnership con la competizione americana) furono dati nel 2016 solamente due obiettivi da centrare con il nuovo aerokit universale. Favorire l’azione in pista e fornire allo stesso tempo un look accattivante e slanciato alle vetture.

Da quando infatti l’attuale telaio DW12 fu introdotto 6 anni fa (nel 2012, come appunto suggerisce il nome) le sue linee pulite sono state fin da subito intaccate da appendici aerodinamiche, condotti ed elementi a protezione delle ruote, sempre crescenti in numero e complessità anno dopo anno. Puntare quindi su un vestito nuovo da cucire addosso alle monoposto 2018 è sembrata una scelta vincente, che segue un pò la rotta tracciata dalla FIA, la scorsa stagione, con F1 e WRC, una novità in grado di catturare l’attenzione di appassionati e non, nonchè un’ottima piattaforma pubblicitaria per costruttori e sponsor.

Nel ridisegnare le vetture l’ispirazione non poteva che venire dagli anni più popolari della categoria, da quelle auto da corsa che negli anni ‘90 conquistarono milioni di spettatori con il loro look sobrio ed elegante, ma allo stesso tempo aggressivo.

“C’è una componente storica nel design di queste monoposto” ha infatti ammesso il direttore tecnico Jay Frye “ma insieme al look retrò c’è anche un importante sguardo al futuro” grazie ad una progettazione che ha potuto sfruttare i più avanzati ritrovati tecnologici.

Sono stati analizzati infatti tutti gli aerokit delle stagioni precedenti, con simulazioni CFD e sessioni nella galleria del vento di Varano, e tenendo poi conto di tutti i dati raccolti come un punto di partenza si è cercato di migliorare in ogni area.

Sempre con un occhio al marketing, si è anche deciso di rendere l’aerokit universale, togliendo quindi il fardello economico del suo sviluppo ai costruttori (con la speranza magari di attirarne anche di nuovi), oltre che garantire la massima competitività ad ogni vettura con i motori come unica variabile rimasta in campo. Si è pensato poi anche ai telespettatori, sfruttando il redesign per posizionare telecamere di nuova generazione in posizioni strategiche per gli onboard.

Belli e il suo team hanno cominciato lavorando ai primi concept e disegni, in modo da renderli conformi ai requisiti di deportanza e resistenza all’avanzamento per i diversi tracciati in calendario. “Abbiamo puntato prima sul look della carrozzeria” ha detto il direttore tecnico “poi abbiamo adattato il design in modo che rientrasse tra i valori minimi e massimi di lift e drag”.

Nonostante si tratti di un aerokit universale, è stato poi fondamentale coinvolgere nel processo di sviluppo anche Chevrolet e Honda, affinché i loro 2.2 Twin-Turbo V6 possano sempre ricevere un flusso d’aria adeguato per alimentazione e raffreddamento.

A livello puramente aerodinamico, le ali sono più piccole, basse e formate da molte meno componenti diverse (riducendo di conseguenza il numero di potenziali detriti in pista). Sono state rimosse le protezioni delle ruote posteriori, che rendevano l’auto ingombrante e disturbavano il flusso mentre si allontanava dalla vettura.

I piloti hanno chiesto che le auto generassero più downforce dal basso ed ora il 66 per cento della deportanza viene generata dal fondo (19% in più rispetto al 2017). La riduzione del carico generato dalle nuove ali ha portato anche ad una considerevole riduzione della resistenza all’avanzamento, costringendo i piloti a frenare di più rispetto alla scorsa stagione.

Il nuovo aerokit inoltre genera molte meno turbolenze di quelli che lo hanno preceduto. La distanza tra vetture in scia infatti è stata dimezzata. Questo unito ad un leggero spostamento in avanti del baricentro, che rende l’auto marcatamente più agile, dovrebbe aumentare le occasioni di sorpasso durante le gare.

Per quanto riguarda la sicurezza sono stati fatti notevoli passi avanti, con una nuova struttura per l’assorbimento degli impatti laterali, 10 cm più spessa rispetto allo scorso anno. Si è anche lavorato per evitare il sollevamento o il ribaltamento delle monoposto durante gli incidenti nei superspeedway, anche tramite l’impiego di flap che si aprono controvento come sulle vetture NASCAR.

L’attuale configurazione dell’aerokit permette anche l’installazione di un parabrezza a protezione del pilota, che è stato scelto come alternativa all’Halo, ma che si trova ancora in fase di test.

L’aerokit 2018 rappresenta senza dubbio un importante rottura con il recente passato, nonchè un punto di partenza per il futuro prossimo. E sebbene abbia raccolto fino ad ora soltanto pareri estremamente positivi, è comunque lecito chiedersi, con un pò di malizia, se fosse davvero necessario fasciarsi la testa prima di rompersela.