Dixon domina a Detroit.

Pole, vittoria, giro più veloce, in testa dal primo dall’ultimo giro: non poteva essere più netta la vittoria di Scott Dixon a Detroit, teatro del sesto appuntamento stagionale del campionato IndyCar.
Il pilota neozelandese, molto consistente in questo 2012, è riuscito finalmente a vincere dopo che nelle prime 5 gare aveva raccolto ben 3 secondi posti, l’ultimo dei quali proprio ad Indianapolis.
Come sette giorni prima il team Ganassi porta a casa una straordinaria doppietta, questa volta a posizioni invertite: Franchitti, debilitato dalla febbre e autore di una brutta qualifica (quindicesimo), in gara ha rimontato alla sua maniera sino a raccogliere la piazza d’onore.
Simon Pagenaud, terzo, ha chiuso un podio tutto Honda proprio in casa dei rivali della Chevrolet (Detroit ne è la sede principale).
La gara è vissuta intorno a due temi principali. In avvio i primi 3 (Dixon, Power e Pagenaud) sono riusciti a prendere il largo grazie anche al “tappo” operato da Viso.
Il venezuelano, autore di un’ottima qualifica (a differenza dei più quotati compagni di squadra Kanaan e Barrichello, costretti,invece, a partire nelle retrovie), in gara si è trovato in grande difficoltà, specie nella curva 14 dove accusava un fortissimo sovrasterzo che lo ha portato a commettere più di un errore.
Pur molto più lento del terzetto di testa, Viso (complice la natura del tracciato “nemico” dei sorpassi) è riuscito a tener dietro un gruppone di monoposto, all’interno del quale sono successe le cose più interessanti della prima parte di gara.
Briscoe è giunto a contatto con Hunter-Reay venendo passato,tra gli altri, da Castroneves e Sato; un altro contatto ha visto protagonisti Franchitti e Bourdais: il francese ha accusato un problema al motore in rettilineo e lo scozzese, nel tentativo di scansarlo, lo ha colpito al posteriore riportando un danno alla propria ala anteriore.
Con tutti i piloti impegnati a conservare carburante in modo da poter effettuare solo due soste, Dixon e Power si sono fermati contemporaneamente al giro 32: al rientro in pista il primo aveva ormai accumulato un vantaggio di oltre 10 secondi.
Anticipando la sosta di qualche giro Kanaan, Castroneves e Franchitti sono riusciti a bypassare il trenino guidato da Viso e a portarsi, rispettivamente, in quarta, quinta e sesta posizione.
E veniamo al secondo tema principale della gara: al giro 39 si sono registrati due incidenti distinti. Sato, colpendo con troppa veemenza il cordolo interno, ha picchiato a muro in curva 12, mentre Hinchcliffe è finito nelle barriere di pneumatici poste in curva 7.
Il canadese è stato tradito da una stricia d’asfalto che in quel punto si è letteralmente staccata.
Bandiera gialla e vetture dietro la safety car fino al giro 45: giunti alla boa di metà gara viene data bandiera rossa per permettere di rimediare al problema.
Interruzione di due ore e finalmente si riprende dopo che in curva 7 è stato applicato del cemento a presa rapida. Per via della lunga pausa la gara è ridotta di un terzo: dagli originari 90 giri si scende a 60, dunque rimangono da percorrere solo 15 giri, durante i quali si verificano diversi contatti ed incidenti (Castroneves-Carpenter, Briscoe-Newgarden, Andretti-Viso) che richiamano due bandiere gialle.
Le ripartenze sorridono a Franchitti, che riesce ad issarsi in seconda posizione, passo del gambero invece per Will Power che chiude in quarta posizione.
L’australiano di Penske rimane al comando della generale con 232 punti, ma il suo vantaggio su Dixon (secondo con 206 punti all’attivo) si è ridotto sensibilmente nelle ultime due gare.
Franchitti continua la sua risalita in campionato dopo uno start da incubo: ora il vincitore di Indianapolis è quarto a quota 176 punti e ha nel mirino Castroneves che lo precede di una solo lunghezza.
Passo falso per lo sfortunato Hinchcliffe: quel pezzo d’asfalto gli è costato il primo ritiro stagionale (prima di Detroit il canadese era l’unico pilota ad aver completato tutti i giri delle gare precedenti).
Ma l’oscar della sfortuna và senza dubbio a Barrichello, qui senza dubbio tornato in versione “Paperino”: il brasiliano ha accusato prima un problema al telaio che lo ha costretto a partire col muletto (e di conseguenza a retrocedere in fondo alla griglia come vuole il regolamento), poi la sua gara è durata appena 11 giri prima che il suo motore si arrendesse.
Di seguito l’ordine d’arrivo.
Pos Driver Team/Car Time/Gap
1. Scott Dixon Ganassi DW12-Honda 1h27m39.5053s
2. Dario Franchitti Ganassi DW12-Honda + 1.9628s
3. Simon Pagenaud Schmidt DW12-Honda + 2.4773s
4. Will Power Penske DW12-Chevy + 3.5435s
5. Oriol Servia Panther/DRR DW12-Chevy + 9.6619s
6. Tony Kanaan KV DW12-Chevy + 10.1676s
7. Ryan Hunter-Reay Andretti DW12-Chevy + 10.6455s
8. Charlie Kimball Ganassi DW12-Honda + 11.1048s
9. Mike Conway Foyt DW12-Honda + 11.5315s
10. Alex Tagliani Herta DW12-Honda + 12.5688s
11. Marco Andretti Andretti DW12-Chevy + 24.5855s
12. Ed Carpenter Carpenter DW12-Chevy + 26.6600s
13. Simona de Silvestro HVM DW12-Lotus + 28.4369s
14. JR Hildebrand Panther DW12-Chevy + 1 lap
15. Josef Newgarden Fisher DW12-Honda + 1 lap
16. Ryan Briscoe Penske DW12-Chevy + 1 lap
17. Helio Castroneves Penske DW12-Chevy + 1 lap
18. EJ Viso KV DW12-Chevy + 1 lap
19. Graham Rahal Ganassi DW12-Honda + 2 laps

Retirements:

Takuma Sato Rahal DW12-Honda 38 laps
James Hinchcliffe Andretti DW12-Chevy 38 laps
Justin Wilson Dale Coyne DW12-Honda 28 laps
James Jakes Dale Coyne DW12-Honda 26 laps
Sebastien Bourdais Dragon DW12-Chevy 24 laps
Rubens Barrichello KV DW12-Chevy 11 laps