Due chiacchiere con Luca Filippi: “In IndyCar ho una grande opportunità”

Luca Filippi è l’uomo del momento. Autentica star al debutto nelle GT, dove con la Ferrari 458 del team Villorba sta dominando il GT Open in coppia con Montermini, il forte e veloce pilota di Savigliano, uno dei migliori talenti del panorama italiano, ha la concreta possibilità di essere tra i protagonisti dell’IndyCar. E’ consapevole di avere davanti a se l’occasione della vita ed è deciso a ben figurare. Parlando della sua nuova squadra, il BHA Racing di Bryant Herta, usa sempre il noi, a testimonianza di quando sia già entrato in sintonia con il team. Ora si prepara a tornare negli States, il BHA Racing lo ha confermato per altre due gare.

Luca, il team, convinto dalle prestazioni di Mid Ohio, ti ha appena confermato per altre due gare.
“Si, mi hanno confermato per Baltimora e Houston. La prossima, Sonoma, non la farò io ma Hilldebrand, ma il team mi ha chiesto di andare lo stesso, di stare con loro, di fare squadra a tutti gli effetti.”

Ti sarebbe piaciuto provare sull’ovale di Fontana?
“Per me gli ovali sono ancora un oggetto misterioso, una cosa che non conosco. Quindi mi è molto difficile valutare, ma sono molto curioso di poter provare. Spero di poterlo fare un giorno.”

Non ci sarà tempo di un test prima di Baltimora.
“Eh no, anche perché Baltimora è tra poco più di due settimane. Da Sonoma ci sposteremo direttamente a Baltimora, perché è giusto il week end successivo. Ma va bene così. Sono salito in macchina a Mid Ohio tutto sommato pochi giorni fa, avrò quindi già un’esperienza migliore rispetto a quello che avevo la prima gara.”

Cosa è lecito aspettarsi in gara?
“Sarò probabilmente l’unico a non conoscere il circuito e non ci saranno tante prove libere come a Mid Ohio per impararlo. Non mi voglio fare false illusioni ma allo stesso tempo a Mid Ohio le performance erano state molto buone. Mi piacerebbe essere costantemente nella top ten, questo sarebbe un bel risultato, anche se non facile visto il livello molto alto. Fare un week da primi 10 sarebbe bello.”

Nel 2014?
“Per ora facciamo queste due gare. Però è chiaro che il team sta dando a me e Hilldebrand questa chance in ottica 2014. L’idea del team è quella di puntare il prossimo anno su qualcun altro (Alex Tagliani ha corso fin’ora senza ottenere grandi risultati, ndr) e al momento noi siamo i due su cui loro stanno puntando. E’ una grande opportunità”

Sfatiamo un mito, tu non porti budget…
“No, assolutamente. E ci tengo a sottolinearlo. Io non dispongo di alcun tipo di budget. Io sono stato chiamato dal team, per una scelta del team. Non ho nessuno sponsor mio personale, difatti non c’era scritto nulla né sulla tuta, né sulla macchina, né da nessun’altra parte. E’ stato il team che mi ha scelto, Bryan ha sempre avuto un occhio di riguardo per me. E questo mi fa molto piacere. Ci tengo veramente a dirlo, io sono stato chiamato dal team, sono stati loro che han scelto di fare così, dando due gare a Hilldebrand e tre a me. E’ una bella iniezione di fiducia!”

Sei stato contattato dalla Csai?
“Dalla Csai ho avuto in regalo la licenza, da questo punto di vista li ringrazio. Per il resto purtroppo conosciamo la situazione economica che c’è in Italia e un po’ tutte le Federazioni, non solo la nostra, hanno budget ristretti e stando faticando tanto. E’ un problema comune a tutti gli sport, il nostro è un po’ più costoso degli altri e quindi per noi si sente di più questa cosa. In ogni caso mi ha fatto piacere la telefonata che ho ricevuto dal segretario Marco Ferrari, una persona con cui ho ottimi rapporti. Da parte mia c’è sempre stato un ottimo dialogo con loro. Purtroppo è ovvio che ora come ora non ci sono i mezzi per fare di più, ne sono consapevole. Rivolgo le mie speranze altrove.”

Alla F1 ci pensi ancora? Con l’IndyCar e l’esperienza Sky si può essere sbloccata qualche porta?
“No, no, assolutamente no. Non fa parte dei miei pensieri. Gia l’IndyCar è stata una sorpresa incredibile che non mi sarei aspettato. Sono già contentissimo così.”

Si dice che sia stata la Honda a fare il tuo nome per l’IndyCar…
“Beh, diciamo che la Honda ha chiesto ai team di alzare il livello dei piloti perché probabilmente forse la media dei piloti potrebbe essere superiore a quelli Chevrolet. Non è un punto di vista sbagliato, in effetti. Così ha chiesto ai team di cercare di alzare il livello e ha proposto tre nomi, di cui uno era il mio. Nel caso di Bryan ( Herta, owner del team BHA Racing) il mio nome era anche nella sua testa quindi le due cose alla fine hanno anche combaciato.”

Come hai trovato la Dallara DW12?
“Bella e divertente. Il pilota fa davvero la differenza, sia guidando che lavorando bene con il proprio ingegnere. Sono auto tutte “uguali” ed è bello sapere che il risultato che otterrai sarà frutto del tuo lavoro durante il weekend con la squadra. I tempi sono tutti molti vicini, tutti all’interno di un secondo, e basta davvero poco per salire o scendere di parecchie posizioni.”

Volendo fare un confronto, prendendo ad esempio una GP2, come l’hai trovata?
“Diversa. Ovviamente il motore turbo si fa sentire, si sente la spinta leggermente in ritardo rispetto ad un aspirato, ma mantiene comunque una buona guidabilità. Il carico aerodinamico è molto simile, l’IndyCar è un pochino più pesante. Nel complesso sono simili come velocità ma molto diverse come guida. Anche se ovviamente le Indy sono un po’ più veloci.”

Sei riuscito a trovare un buon setup? Quanto ti hanno aiutato i test svolti qualche giorno prima?
“Purtroppo i test sono stati rovinati dalla pioggia arrivata a metà giornata, così non ho potuto fare tutto quello che avrei voluto. Però fin dalle prove del venerdì ero molto contento della macchina, eravamo quinti nelle prime libere vicinissimi ai primi. Quindi veloci fin da subito.”

Hai in un certo senso dimostrato che le scarse prestazioni del team era dovute più a Tagliani che al lavoro del team…
“Non mi permetterei mai di dirlo perché non conosco a malapena Tagliani e non ci ho mai lavorato insieme. Il dato di fatto è che è un team con una macchina sola, il che vuol dire non avere la stessa mole di dati come possono avere altri team, come ad esempio un Andretti che ha quattro macchine. Ciò comporta che il pilota si deve sobbarcare una mole di lavoro diversa. In questo senso è più difficile arrivare ad un livello pari a quello di team con più auto. In ogni caso sono riuscito a lavorare benissimo col team e la macchina è andata bene. La squadra aveva bisogno di dimostrare, prima di tutto a loro stessi ma anche ai media, che comunque la macchina funziona, può andare forte. Ed in parte è stato fatto.”

Sei soddisfatto della gara?
“Non sono soddisfatto per via della qualifica. E’ stato un errore mio. E’ stato molto penalizzante soprattutto vista la gara senza bandiere gialle, in una pista dove non si sorpassa ha reso il recupero ancora più difficile. Avevamo un passo sicuramente migliore della nostra posizione in classifica, per questo non posso essere molto soddisfatto anche se tutto sommato andavo molto bene.”

Cos’è successo all’ultimo giro?
“C’è stata un’incomprensione con Sato. Takuma era doppiato ed era davanti a me, io l’ho affiancato e stavo per passarlo, lui per darmi strada si è spostato dalla mia stessa parte e sono finito nell’erba. Servia e Davidson , che erano dietro di un paio di secondi ne hanno approfittato. Purtroppo non ci siamo capiti, non è stata colpa sua o mia, ci siamo spostati dalla stessa parte e… Un errore banale da parte di entrambi.”

Il fatto di aver usato 8 push to pass su 10 tutti a inizio gara era parte della strategia…
“Si, dovevamo recuperare tante posizioni e quindi era giusto così. Dovevamo provarci subito, era assurdo non sorpassare gli altri e perdere secondi preziosi all’inizio. Anche perché poi dopo non sono serviti, bandiere gialle non ce ne sono state e quindi giusto così.”

Come hai trovato l’ambiente USA? In gara Graham Rahal ti ha dato il benvenuto quasi a suon di ruotate!
“Si, ma è stato uno scontro più che corretto. Ci siamo lasciati spazio a vicenda. Nulla da dire. Un ambiente corretto, un ottimo benvenuto da parte di tutti. Mi è piaciuto molto.”

Tutti gli “europei” che vanno in America raccontano di quanto in USA sia diverso il rapporto con i fan, rispetto a quanto siamo abituati qui da noi. Hai avuto modo di riscontrarlo?
“E’ vero, molto vero. C’è molta gente nel paddock. Viene proprio chiesto ai piloti di essere disponibili, di venire sempre in anticipo in modo da poter passare del tempo col pubblico e con i tifosi. E’ una mentalità un bel po’ diversa dalla F.1”

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In GT Open, con la Ferrari di Villorba, sei riuscito ad ottenere 10 podi in 10 gare in coppia con Montermini. Continuerai quest’esperienza?
“Ho un rapporto fantastico con Montermini e col team Villorba, sono sempre stati al corrente di tutte queste possibilità con l’IndyCar. Con loro sono stato trasparente fin dall’inizio e valuteremo gara per gara il da farsi. Non abbiamo ancora preso un decisione, anche in questi giorni mi sono sentito con Raimondo Amadio, che rispetto e ringrazio davvero per l’opportunità che mi ha dato, e vedremo come continuare. Io purtroppo ho già saltato una gara, ma lo sapevamo fin dall’inizio, e quindi Montermini è solo in cima alla classifica. Proveremo a fare quante più gare possibile.”

Il GT Open è anche una strada per l’endurance…
“Si, è anche una strada che mi piace e mi diverte. E che voglio continuare a seguire. Mi sta anche aiutando in quest’esperienza americana, perché secondo me più uno si fa un quadro generale del motorsport, sia dal punto di vista della guida che di ambienti diversi, meglio è.”

Twitter: @Palumbo_Max

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