Indy 500: La cronaca e le statistiche.

Fa’ molto caldo ad Indianapolis, la temperatura si alza ben oltre i 30 gradi.
Pre-gara come al solito coinvolgente con la presentazione dei piloti, l’inno, il ricordo dei militari caduti (siamo nel Memorial Day). Quest’anno non c’è Jim Nabors ad interpretare dal vivo “Back Home again in Indiana”:il cantante è malato e viene diffusa una registrazione.
Brian Herta guida la monoposto di Dan Wheldon per un giro d’onore come tributo per lo sfortunato pilota inglese.
Allineamento quasi perfetto delle 11 file da tre: bandiera verde e il poleman Briscoe prende la testa della corsa.
La nuova Dallara, con le grandi protezioni per le ruote posteriori, crea un potente effetto scia: Hinchcliffe ne approfitta per superare Briscoe portandosi momentaneamente in prima posizione.
Sarà una costante della giornata: a fine gara si conteranno ben 34 cambi di leadership, un record per la Indy 500.
La gara dei due motorizzati Lotus dura appena 10 giri: Alesi e la De Silvestro sono troppo lenti (girano con tempi superiori al 105%) e la direzione gara impone loro di rientrare ai box e ritirarsi.
Con Briscoe e Hinchcliffe che si alternano in testa arriviamo al giro 14: il rookie Clauson si gira in curva 1 richiamando la prima bandiera gialla della giornata.
Tutti ne approfittano per effettuare la prima sosta e nel caos della corsia dei box Viso tampona Franchitti: lo scozzese rientra in ultima posizione.
Alla ripartenza (giro 18) si apre la fase più lunga di corsa senza interruzioni della giornata:
ben 62 giri consecutivi. Dopo un’iniziale schermaglia con Hinchcliffe e Briscoe, Marco Andretti prende il comando, guidando la gara per 19 giri consecutivi e costruendo un buon margine su Briscoe.
Straordinaria progressione di Franchitti che rimonta posizione su posizione.
Giro 44: inizia la seconda tornata di pit stop e comincia ad emergere quello che sarà uno dei fattori chiave della giornata. Il motore Honda appare più efficiente, consuma meno carburante e consente ai suoi piloti di allungare gli stint rimanendo in pista qualche giro in più dei concorrenti Chevrolet.
Cosi’ se Marco Andretti si ferma al giro 45, Dixon e Franchitti imboccano la corsia dei box due passaggi dopo. Dopo che tutti hanno effettuato la seconda sosta Andretti riprende la leadership, ma ora Dixon, salito in seconda posizione, gli si avvicina pericolosamente, mentre Franchitti continua a risalire la classifica portandosi in zona podio.
Giro 80: seconda neutralizzazione della gara per un brutto incidente che coinvolge Conway e Power.
Il primo si era appena fermato ai box, dove per una manovra errata aveva colpito il muretto, danneggiando probabilmente l’ala anteriore: appena rientrato in pista il giovane inglese và a muro tra le curve 1 e 2 e Power non può evitarlo. Incidente fortunatamente senza conseguenze per i due.
Power, leader della generale, perde punti preziosi in ottica campionato.
Si riprende al giro 87, solo per pochi giri però, visto che al passaggio numero 90 c’è una nuova caution: Ana Beatriz si gira colpendo il muro in uscita della curva 1.
A questo punto diversi piloti (tra questi Andretti, Sato, Briscoe, Hinchcliffe e Kanaan) ne approfittano per effettuare la terza sosta, ma il pit stop di Marco Andretti è tutt’altro che perfetto: il nipote di Mario perde diverse posizioni (ora è undicesimo).
Alla ripartenza (giro 95) in testa si insedia il duo di Chip Ganassi (che, a differenza dei piloti citati in precedenza, non si è fermato), con Dixon davanti a Franchitti: la loro sosta arriva tra il giro 118 e 119.
Sato prende brevemente la leadership prima di fermarsi ai box (giro 124). Dopo che tutti hanno effettuato il pit stop Sato precede i due Ganassi e Marco Andretti.
Quest’ultimo, però, si lamenta di vibrazioni al posteriore e rientra ai box per un nuovo pit stop (giro 144). Due giri dopo problemi tecnici costringono Saavedra a parcheggiare la sua Dallara proprio nella corsia di uscita dei box: nuova bandiera gialla e i primi 12 ne traggono vantaggio per effettuare la sosta.
Al restart (giro 152) Franchitti e Dixon superano Sato e si insidiano al comando, scambiandosi più volte la prima e seconda posizione nel corso dei successivi 12 passaggi.
Sato è terzo, Wilson quarto, Hinchcliffe quinto, Kanaan sesto, Barrichello decimo.
Newgarden richiama la quinta bandiera gialla della giornata fermandosi nel rettilineo opposto (giro 164): tutti ai box per quello che sarà l’ultimo pit stop della giornata, pit stop che sarà lunghissimo per Hinchcliffe escludendolo, di fatto, dalla lotta per il vertice.
Si riprende al giro 171, ma solo per 10 giri: Carpenter, in quel momento ottimo quinto, va’ in testacoda, riesce a non toccare il muro e a riprendere, ma un altro pretendente è tagliato fuori dalla contesa per la vittoria.
La vittima successiva è Marco Andretti, a muro al giro 188: il figlio di Michael chiude ingloriosamente una gara che lo aveva visto condurre il maggior numero di giri in testa (59).
Sembra continuare la maledizione degli Andretti ad Indianapolis.
Nel frattempo Kanaan, autore di una strordinaria ripartenza, si era portato al comando, ma al nuovo restart (giro 194) viene risucchiato da Franchitti, Dixon e Sato.
Mancano 5 giri al termine e si apre una vera e propria partita a scacchi: sembra che nessuno voglia stare in testa per non recitare la parte della vittima sacrificale (data l’importanza della scia il leader può fare poco in un arrivo al fotofinish).
Come i ciclisti che cercano la “ruota giusta” cui attaccarsi in volata, tutti sembrano voler approcciare l’ultimo giro in seconda posizione per effettuare l’attacco decisivo proprio in extremis, senza dare agli avversari modo e tempo di replica.
Sato, entrando di forza su Dixon, si porta alle spalle del leader Franchitti. Bandiera bianca, inizia l’ultimo giro: Sato affianca Franchitti in rettilineo e i due giungono appaiati in curva 1.
Ma Franchitti all’esterno non molla di un centimetro. Sato, all’interno, tocca la linea bianca sfiorando probabilmente anche l’erba: si gira, sfiora Franchitti e và a muro.
Bandiera gialla: Franchitti (che non si sà come abbia fatto a controllare la sua Dallara all’esterno della curva 1 e ad evitare Sato) vince la sua terza 500 miglia di Indianapolis.
Completano il podio Dixon e Kanaan, Servia è quarto davanti a Briscoe, Hinchcliffe, Wilson, Kimball, Bell, Castroneves e Barrichello (undicesimo e miglior rookie).
Di seguito: nel primo link la race lap chart (giro per giro tutte le posizione della classifica), nel secondo l’ordine d’arrivo, le classifiche e le statistiche (numero, cause e durata delle bandiere gialle, penalità, riepilogo dei leader e dei cambi di leader con la classifica del numero di giri percorsi in testa).

Indy500indycar-race-lapchart

Indy_500_Box_Score