Indy500 – Alexander Magno! Il Rossi d’America vince all’ultima goccia di etanolo

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“Rossi c’èèè, Rossi c’èèè, Rossi c’èèè.” Alzi la mano chi vedendo la vettura n.98 del team Andretti/Herta tagliare un solitaria il traguardo non ha pensato all’intramontabile happy ending di Giudone Meda durante le cronache della MotoGP, magari gridandolo rigorosamente in piedi sul divano! Questa volta però il Rossi in questione non è il funambolo di Tavullia ma bensì Rossi Alexander da Aburn, California, conosciuto molto più in Europa che non negli USA per i suoi trascorsi, brevi, in F1.

Davanti a 400mila persone Rossi vince la storica centesima edizione della 500 miglia di Indianapolis, roba da portarti dritto dritto nel libro delle leggende sportive. Trionfo a sorpresa per l’ex pilota della Marussia: era dal 2001 che un rookie non si aggiudicava la leggendaria corsa a stelle e strisce, quando fu Castroneves a chiudere davanti a tutti. L’esordiente californiano, partito undicesimo, beffa dunque Munoz – che viene omaggiato con il titolo di eterno secondo, roba da farti partire di testa – e Newgarden, pronto per la chiamata di Penske.

 

L’America si ferma per i cento anni della 500 miglia: dal 1911 ad oggi soltanto le due guerre l’hanno interrotta. Il preludio alla gara è uno spettacolo da urlo, come consuetudine dei grandi eventi americani: c’è anche spazio per Lady Gaga, protagonista di un giro in pista su una biposto guidata da Mario Andretti. Inno statunitense, omaggio al Memorial Day e pronti via con l’evento sull’ovale, con Hinchcliffe in pole position. La prima parte è un continuo cambio al comando fra il poleman e Hunter-Reay. La caution numero uno arriva al giro 47 per detriti in pista, mentre la corsa di Montoya – campione in carica – finisce dopo 64 tornate: gara anonima a centro gruppo per il colombiano, prima di andare a sbattere all’uscita di curva.

Gara lineare, che va in porto con pochi incidenti di rilievo, quello di Karam al giro 93 è il più serio: nella seconda parte sono Kanaan, Castroneves, Munoz, Newgarden ad alternarsi al comando. Fino agli ultimi quattro giri, quando succede l’impronosticabile: Munoz è in riserva di etanolo ed è costretto ad uno splash-and-go in vista degli ultimi chilometri, stessa sorte per Kanaan e Newgarden poco prima. Al comando passa dunque Rossi, classe 1991: grazie ad una perfetta strategia di gara ideata da Bryan Herta – vinse allo stesso modo nel 2011 con Wheldon – gli ultimi due giri sono a ritmo davvero ridotto spremendo fino all’ultima goccia il serbatoio, ma il vantaggio sugli inseguitori basta per il trionfo di una vita e la Honda ringrazia sentitamente.

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“Eravamo molto al limite, troppo per stare tranquilli. Ma il mio muretto sapeva quello che stava facendo e ci siamo riusciti”. ha detto il vincitore nella conferenza stampa. “Le montagne russe emotive di questa gara sono incredibili. Ci sono stati dei momenti in cui ero entusiasta, momenti in cui avevo il cuore spezzato, altri in cui ho ritrovato nuove energie. Avrei bisogno di vedere uno psichiatra ora (ride, ndr). E’ stata dura, ma sono rimasto sempre concentrato sul mio lavoro. Bryan mi ha dato un grande sostegno via radio e gli spotter sono stati fantastici. Il mio lavoro quindi è stato quello di fare in modo di essere al posto giusto nel momento giusto in base alle richieste della squadra“.

È dunque l’ex Formula 1 ad accomodarsi incredulo in victory lane per bere il tanto agognato latte. Ora non resta che fare il calco per il faccione sul trofeo del vincitore.

 

La classifica della 100th Indianapolis 500

Classifica campionato: 1. Pagenaud 292; 2. Dixon 235; 3. Castroneves 224; 4. Newgarden 211; 5. Hinchcliffe 205; 6. Rossi 203.

 

Roberto Del Papa – @papix27