Indy500: Takuma-san porta la Honda sul tetto del Mondo. Provaci ancora Fer!

Chi ricorda l’edizione 2012 della 500 Miglia di Indianapolis? In molti immagino, grazie al suo finale rocambolesco dove Sato, in lotta con Franchitti, ne combina un altra delle sue ed all’inizio dell’ultimo giro si butta all’interno dello scozzese finendo poi rovinosamente a muro.

Insomma quell’errore da pivello, bastava pazientare il rettilineo opposto e tentare un più comodo attacco alla penultima curva, non solo gli costò una probabilissima vittoria ad Indy, ma sopratutto gli portò via l’ultima briciola di credibilità in un mondo spietato, quello del motorsport, sempre pronto a pugnalarti alle spalle. Dopo quell’anno, il giapponese si accasò al team di AJ Foyt, ultima spiaggia per una redenzione assai improbabile. Poi Andretti e la Honda, connubio perfetto per tentare di ristabilire l’onore di Samurai ormai perduto nei bui anni trascorsi da quella incredibile edizione della Indy500.

Finalmente l’ormai quarantenne di Tokyo dopo molti errori, si i soliti errori, è riuscito nel compito e potrà tornare nel suo paese fiero non solo di essere il primo nipponico a conquistare Indianapolis, ma soprattuto di averlo fatto a bordo di una vettura spinta da un propulsore ‘made in Japan’, il top!. Ripaga così la fiducia che Honda ha riposto in lui sin dai suoi primi passi nelle quattro ruote – dal ciclismo!!! – e può finalmente godersi gli ultimi stralci di carriera consapevole di aver fatto tutto quello che c’era da fare, poi magari da Detroit torneremo a vedere il solito Takuma pasticcione!.

Fernando Alonso incredulo al cedimento dell’ennesimo motore Honda

Sato a parte, il tema principale era, è, e sarà Fernando Alonso. Finito KO con l’ennesimo motore Honda andato in fumo ma consapevole che la vittoria non era solo utopia ma poteva essere una solida realtà, anche se va detto che vista la forma smagliante di chi ha dominato la gara nell’ultima frazione, Sato e Castroneves su tutti, difficilmente avrebbe acciuffato la prima piazza ne tantomeno il podio. Resta però negli annali del motorismo sportivo l’ottima prova disputata fin li, sempre presente nei piani alti e sempre lucido anche nelle pericolose azioni di traffico in pista, mai sperimentate veramente fino a quel momento. Speriamo che si sia divertito e troni presto da queste parti!.

A sei giri dal termine Takuma Sato supera Helio Castroneves e si invola verso la vittoria

Indianapolis incorona il vincitore si sa, ma chi finisce secondo e terzo va menzionato. Allora ecco qua un bell’applauso per Helio Castroneves, sempreverde brasiliano che a quanto pare potrebbe presto salutare Indianapolis per nuovi lidi, si dice la IMSA in coppia con Montoya. Il brasileiro ha vissuto una 500 davvero inusuale, prima passando per un pelo sotto la macchina di Dixon decollata dopo un contatto con Howard – Iceman sta benone – poi ha lottato con Sato fino alla bandiera a scacchi addirittura privo della piccola ala posteriore posta sopra il rear-bumper, persa nella quasi-collisione con il jet-Dixon. Terzo sul podio ma primo nei nostri cuori l’anglo-arabo Ed Jones, fantastico al volante dell’auto del team Coyne al primo podio sul catino dell’Indiana. Per il nativo di Dubai c’è ovviamente il titolo di Rookie of the Year, almeno quello di Motorsport Rants, visto che ad Indianapolis hanno ben pensato di regalarlo ad Alonso, come se un due volte campione di F1 ne necessiti veramente. Mistero…

 

Roberto Del Papa – @papix27