IndyCar 2015, Antemprima: Aerokit e Will Power le grandi incognite 2015

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Sulle ali della libertà

Aerokit: insieme di componenti aerodinamiche assimilabili su un telaio base allo scopo di aumentare deportanza e garantire maggiori performance sul giro.

Aldilà delle definizioni ‘vocabularistiche’ gli aerokit pensati e voluti dall’ex-CEO Randy Bernard faranno il loro debutto in gara questo week-end a St.Petersburg, Florida per la season opener della Verizon IndyCar Series 2015 e di certo hanno centrato già il loro primo obiettivo focalizzando tutta la stampa di settore e non sui test che sia in forma privata che ufficiale si sono tenuti al Barber e a Sebring durante le ultime settimane. Insomma primo obiettivo pienamente centrato.

Ora è il turno di ottenere i risultati in pista, verificare se insomma i milioni di dollari spesi da Honda e Chevy e le notti insonni dei ragazzi di Pratt & Miller (Chevy) e Wirth Research/HPD (Honda) davanti ai monitor nel verificare le loro creazioni al CFD sono stati un investimento realmente redditizio. E per far ciò l’obiettivo minimo che la IndyCar si è posta è quella di ottenere un nuovo record sul giro in ogni circuito, abbassando la soglia di almeno 1.5 secondi ed abbattere il record ad Indianapolis di Arie Luyendyk di 237.498 mph il prossimo anno in occasione della 100esima 500 Miglia. Vedremo…

Le configurazioni che i due avversari hanno scelto sono nettamente contrastanti, a riprova che la libertà di operare lasciata dai vertici del campionato è servita a far sbizzarrire i tecnici delle due parti. Chevrolet è scesa in pista con un kit dalle linee molto filanti ed all’apparenza meno esasperato da quello che invece è sembrato il kit della Honda, più ‘spigoloso’ e molto ispirato ai dettami stilistici della Formula 1 attuale. In una nota alquanto altisonante quelli della Honda hanno asserito che con il loro kit sono possibili addirittura 1 milione di varianti tra ali, alette e flap vari…

I recenti test al Barber Motorsports Park di Birmingham, Alabama hanno di fatto confermato, in parte, la tesi dei giapponesi. I team marchiati Honda sono stati molto indaffarati nel provare le varie soluzioni che il kit disegnato da Nick Wirth concede, mentre i team schierati con Chevrolet hanno svolto un lavoro più lineare concedendosi pochi ‘svaghi’. Questo potrebbe non solo portare ad una sostanziale differenza di prestazioni tra costruttore e costruttore -in questo caso due-, ma addirittura potrebbe allargare i divario tecnico/prestazionale tra team e team fin quando le scuderie più benestanti potranno provare le varie configurazioni aerodinamiche al CFD ad ogni vigilia di gara. Non stupiamoci se ad esempio Penske, Ganassi e KV Racing – i tre team di punta Chevy – porteranno tre soluzioni diverse ciascuna ad un determinato circuito e chi come nel caso di Penske e Ganassi avrà dalle 3 alle 4 auto a disposizione ad ogni gara potrà lavorare a più soluzioni contemporaneamente, aumentando sulla carta le loro possibilità di vittoria rispetto ai piccoli team con meno risorse a disposizione. Per St.Pete questo non dovrebbe succedere per via di una fisiologica lacuna di dati a disposizione, benché i tecnici Chevy e Honda invieranno i loro esperti in-loco ad assistere i team ed invieranno telematicamente ad ogni week-end di gara il loro setup consigliato.

 

Penske il Dream Team, Filippi con CFH Racing

Lo scorso anno Will Power è finalmente riuscito a conquistare il titolo dopo ben tre secondi posti consecutivi e quella che poteva sembrare una maledizione si è spezzata quando l’australiano ha preso coscienza di poter essere dei migliori anche nei circuiti ovali sua spina nel fianco fino al 2013. Quest’anno però le difficoltà non saranno rappresentate tanto dai circuiti ad ‘anello’ ma da dai suoi compagni di squadra ed in particolare da un certo Simon Pagenaud, volto nuovo della scuderia del ‘Capitano’ Roger Penske, ed è per questo che Power resta l’incognita per eccellenza anche quest’anno. Il francese, invece, quinto in 2014 è in continua crescita ed in lui patron Roger vede un nuovo volto capace di garantire successi e campionati in futuro. Insieme ad un sempreverde Helio Castroneves ed un ritrovato Juan Pablo Montoya (vincitore a Pocono lo scorso Luglio) il team di Charlotte è la trasposizione in chiave motoristica del dream team che ha sbancato le Olimpiadi di Barcellona nel 1992.

Gli sfidanti numeri uno saranno gli alfieri della corazzata Chip Ganassi Racing capitanata da Scott Dixon, lo scorso anno lento in avvio ma poi efficace nella seconda metà del campionato dove è riuscito a recuperare il terreno perso all’inizio terminando terzo con due vittorie a Mid-Ohio e Sonoma. Tony Kanaan è sembrato in calo e sicuramente il peso degli anni sembra farse sentire, ecco perché il buon Chip ha deciso di mettere in pista il suo nuovo pupillo, Sage Karam, cresciuto nelle formula junior con Andretti e poi pescato prima che finisse nel dimenticatoio da Ganassi che vede nel giovane americano un nuovo Zanardi. Per Sage ufficialmente l’accordo è valevole solo per St.Pete ma tutto lascia pensare che l’accordo si estenderà a tutto il campionato. Charlie Kimball è un buon gregario e nulla più.

Primo tra i team Honda è la mega-scuderia di Michael Andretti, che tra un po’ di difficoltà è riuscito a mettere in pista tre auto in pianta stabile più una quarta per Simona de Silvestro proprio per l’apertura di St.Pete. Il pilota di punta per la scuderia di Indianapolis è ovviamente il vincitore della Indy500 2014 Ryan Hunter-Reay, unico del tridente Andretti che sembra realmente in grado di poter dire la sua contro i vari piloti di Penske e Ganassi. Marco Andretti è un pilota esperto ma non ha dimostrato granché negli anni e forse della generazione dei ‘figli d’autore’ è quello che non ha mantenuto del tutto le promesse, con sole due vittorie in ormai dieci anni di militanza nel team di famiglia. Munoz potrebbe rivelarsi un pilota efficace e i tre podi del 2014 potrebbero aumentare quest’anno se saprà ripetersi in costanza.

Bourdais ed il monegasco Stefano Coletti se non rappresentano i classici terzi incomodi, sono sicuramente i quarti dietro i tre squadroni sopracitati. Il pilota di Le Mans ora ha tra le mani l’intero supporto della scuderia e con l’aiuto di un pilota valido come il quasi-connazionale – top-5 nei test ufficiali – potrà tirar fuori tutto il potenziale inespresso della scuderia di Jimmy Vasser che alterna risultati eccellenti a prestazioni opache. Se Chevrolet come team di rincalzo può puntare sul KV Racing, in casa Honda la seconda scelta è quella rappresentata dalla nuova accoppiata di Sam Schmidt rappresentata dal canadese James Hinchcliffe e dall’inglese James Jakes, il primo fuggito a gambe levate da Andretti, il secondo al rientro dopo un anno di stop forzato. Entrambi sino combattivi e veloci e durante gli ultimi test il pilota britannico si è ben comportato.

Ed ora passiamo ai nostri colori! Luca Filippi si è accordato con il team CFH per disputare l’intera stagione sui circuiti stradali e cittadini lasciando le redini della Dallara/Chevy #20 a patron Carpenter in occasione degli ovali. Una buona mezza-opportunità per il nostro portacolori, che nelle recenti uscite in IndyCar con il team Rahal aveva chiuso in ogni occasione mestamente a muro, segno che il campionato americano non perdona e non è un impegno da prendere alla leggera. Il team sta crescendo di gara in gara come il suo pilota di riferimento, un tale Josef Newgarden di cui sentiremo molto parlare in futuro, magari meglio se in coppia fissa con il nostro Luca!. Menzione di merito anche per il torinese Francesco Dracone che affronterà le prime quattro gare con il team Coyne.

 

Roberto Del Papa – @papix27