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IndyCar al via: ecco i bad boys (and girls) delle ruote scoperte USA

Questo fine settimana nella splendida cornice di St.Petersburg tornano in pista i protagonisti della IndyCar, con un roster davvero d’altri tempi, da come non se ne vedeva da un decennio a questa parte. Ne è testimone l’abbattimento del record sul giro del Barber Motorsports Park nei recentissimi open test da parte di ben venti piloti. Un mix micidiale di amanti della velocità e del rischio pronti a battersi sul filo dei 380 km/h per la gloria eterna.

American Pride  Sono americani, sono tanti ed agguerriti; i padroni di casa cercano la conferma di un motorsport stelle e strisce in continua crescita, spesso ingiustamente troppo vittima dello strapotere tecnico europeo.

Ryan Hunter-Reay (Andretti Autosport, #1): E’ il campione in carica, il numero uno. Non serve aggiungere altro se non che rappresenta il mix perfetto di pilota all-around capace di vincere in Iowa come a Toronto. Al limite della perfezione!

AJ Allmendinger (Team Penske, #2): Il californiano torna alle origini, seppur part-time. Poco fortunato nelle stock-car della NASCAR sta di nuovo cercando ci cavalcare l’onda nelle ruote scoperte come ai bei tempi della Champ Car, sognando una vittoria ad Indianapolis. La sua classe è indiscussa.

Graham Rahal (Rahal Letterman Lanigan Racing, #15) Abbandonato senza troppi bei ricordi il team Ganassi, il giovane Rahal ha trovato riparo all’ovile di famiglia e chissà che non sia la volta buona. Le capacità ci sono, basterebbe un pizzico in più di fortuna.

Marco Andretti (Andretti Autosport, #25) Goodbye #26. A suo avviso il numero finora usato era una incredibile fonte si sfiga, vedremo. Fatto sta che il suo rendimento in questi anni è davvero scarso in modo esponenziale dalle aspettative che si erano create intorno a lui sin dai tempi delle formule propedeutiche, misurabile in anni luce.

Josef Newgarden (Sarah Fisher Hartman Racing, #67) E’ lui il futuro made in USA. Lo dicono tutti e lo dico pure io. Josef è guardato da vicino dai top-team, è coccolato da una buona precettrice come la Fisher ed è soprattutto una manna dal cielo per il campionato, alla disperata ricerca di personaggi con un minimo di carattere per avvicinare nuovi fans. Bingo!

JR Hildebrand (Panther Racing, #4) Probabilmente il vero JR Hildebrand è rimasto ancora appiccicato al muro esterno di curva 4 ad Indianapolis, nella quasi-vittoria del 2011. Quello visto di li in poi è il classico talento che non è riuscito a maturare e che purtroppo si è perso per sempre nel limbo della mediocrità, peccato.

Charlie Kimball (Novo Nordisk Chip Ganassi Racing, #83) Per il diabetico Charlie questa sarà l’ultima occasione per dimostrare qualcosa in questo campionato, tanto è vero quel che si dice di una certa poca pazienza di Chip per quelli che non portano a casa dei risultati degni del team. Da quest’anno il team ‘satellite’ farà parte della stessa struttura del team principale e non trarne un minimo di vantaggio sarebbe un vero disastro.

Ed Carpenter (Ed Carpenter Racing, #20) Come l’ultimo dei mohicani, è ‘Special Ed’ l’ultimo dei grassroots racers ancora in attività nell’universo IndyCar, dove in passato gli ovalisti che si erano fatti nelle midget e sprint cars intasavano le griglie di partenza. Questo ovviamente non gli permetterà di vincere a Long Beach, ma lo mette in pole per delle vittorie a Pocono e Fontana, il che per lui equivale a vincere il campionato.

 

Crazy Canucks Come i pazzi discesisti canadesi degli anni ’80, i due ‘Maple Leaf’ della serie animano il campionato dando quel tocco naif ad ogni occasione.

James Hinchcliffe (Andretti Autosport, #27) Greg Moore è con lui in ogni momento, sul suo casco e sulle sue mani. Il ‘Sindaco’ è il futuro della IndyCar, sportivamente e commercialmente parlando. Ha grinta, spigliatezza, umorismo da vendere e tanta, tanta classe; la vittoria è li a pochi metri, il campionato è questione di pochi, pochissimi anni.

Alex Tagliani (Bryan Herta Autosport, #98) Un tempo fece parte dello squadrone Forsythe e non riuscì a sfruttare un certo strapotere tecnico a sua disposizione. Ora con uno dei più piccoli team della serie si toglie numerose soddisfazioni come la pole in Texas dello scorso anno, ed il tutto a quaranta anni suonati, un vero ever-green!

 

Down-Under Boys Provengono dall’emisfero australe due dei più forti piloti del campionato. L’aussie Will Power da la caccia al primo titolo, il kiwi Scott Dixon vuole la conferma di essere ancora al top.

Will Power (Team Penske, #12) Perdere il titolo all’ultima gara fa male, ma Power è il Re della IndyCar versione pan-europea, veloce e ‘incazzato’ al punto giusto quando c’è da girare sia to the left che to the right. Gli ovali restano la sua spina nel fianco, ma finché la IndyCar si chiamerà ancora IndyCar dovrà conviverci.

Scott Dixon (Target Chip Ganassi Racing, #9) Cinque anni sono passati da quando vinse il titolo e per il neozelandese ogni anno sembra quello buono per stappare la seconda bottiglia di champagne sul podio dei vincitori. I test al Barber hanno confermato la sua posizione di guida-top del campionato.

 

Paris Express Bourdais, Pagenaud e Vautier: Tre nomi sinonimo di grinta e velocità, i tre migliori piloti transalpini in attività al Mondo.

Sebastien Bourdais (Dragon Racing, #7) Il quattro volte campione della Champ Car non avrebbe bisogno di presentazioni, ma ci tengo a dirvi che lo scorso anno con un Lotus sfacciatamente lento alle spalle teneva il passo dei colleghi meglio equipaggiati. Purosangue da corsa!

Simon Pagenaud (Schmidt Hamilton Racing, #77) Dopo Bourdais è lui il galletto più veloce che c’è. Chiusa la pratica 2012 al quinto posto, Simon è alla ricerca quantomeno della prima vittoria, obiettivo minimo per un pilota dalle prestazioni invidiabili ed invidiate.

Tristan Vautier (Schmidt Peterson Racing, #55) Dominatore assoluto nella Star Mazda 2011 e nella Indy Lights 2012, degno successore di Bourdais se deciderà di continuare la carriera negli USA. Sam Schmidt ci ha visto (ancora una volta) lungo ingaggiandolo, può rilevarsi una vera miniera d’oro se metterà a segno risultati di rilievo.

 

Sabor Latino A ritmo di Samba la definitiva colonizzazione della IndyCar da parte dei piloti latino-americani è avvenuta con successo. Kanaan e Castroneves i pionieri, Viso e Saavedra gli eredi.

Tony Kanaan (KV Racing Technology, #11) Ormai americano d’adozione, è il n.1 tra i fans grazie alla sua spigliatezza ed alla sua genuinità. In pista è ancora un vero mastino, lo dimostrano i numerosi podi del 2012, ma ovviamente non è più l’arzillo giovanotto proveniente da Bahia di 15 anni fa. Ora tocca alla banda Vasser/Kalkhoven sistemarlo in un mezzo all’altezza, Kanaan è li che ringhia.

Helio Castroneves (Team Penske, #3) Ad ogni inizio stagione si mormora sempre di un suo ritiro alla successiva fine, ma l’ormai provetto ballerino di show televisivi sembra aver invece preso la direzione opposta al viale del tramonto. Sempre veloce e deciso, può ancora dire la sua per una vittoria ad Indianapolis, pensare al campionato ci sembra francamente troppo.

EJ Viso (Andretti Autosport, #5) Ad essere franchi la sua permanenza ad Indianapolis è dovuta esclusivamente ai fondi che ogni benedetta stagione l’azienda petrolifera nazionale venezuelana PDVSA sborsa nel suo conto alle Cayman. Morto Chaves la sua permanenza negli USA è a rischio e quindi dovrà convincere Michael Andretti a suon di risultati, che nei passati anni non sono mai arrivati.

Sebastian Saavedra (Dragon Racing, #6) Il giovanotto di Bogotà ha scalzato senza troppi complimenti la Legge dal suo trono e dovrà fare di tutto per restarvi. Sprazzi di talento li ha dimostrati nei tanti, troppi, anni di militanza nella Indy Lights, ora è arrivata la promozione in serie A, quindi forza Seb!

 

Road Runners Sempre protagonisti e battaglieri nei numerosi circuiti stradali e cittadini che compongono il calendario, i puristi dei circuiti vecchia maniera sono una minoranza d’elite.

Justin Wilson (Dale Coyne Racing, #19) Ha regalato al piccolo team di Coyne gli unici due successi in 20 anni di corse ed ancora non si sa perché nella sede di Plainfield non campeggi un statua in oro massiccio. L’inglese è il tipico pilota all’europea, deciso e veloce nei circuiti stradali, a suo agio anche tra i muretti, benché la sua seconda vittoria nella Indy sia arrivata sull’ovale del Texas e non per demeriti altrui.

Oriol Servia (Panther/Dreyer & Reinbold Racing, #22) Il catalano (non chiamatelo spagnolo) è rispettato dai colleghi e dai media, malgrado il palmares non sia d’alto rango. Il rispetto verso di lui nasce dalle numerose dimostrazioni di classe e velocità seppur assecondato da mezzi meccanici di seconda-terza fascia. A differenza dello scorso anno sarà spinto sin dall’inizio dal V6 Chevy, tutta un’altra musica.

James Jakes (Rahal Letterman Lanigan Racing, #16) Proveniente dalla GP2 con i soldi dell’azienda di famiglia, il suddito di Sua Maestà è alla ricerca di una vera posizione all’interno del campionato dopo due anni da Coyne. A volte veloce a volte lento ed impacciato tarda ancora a trovare una propria dimensione ed avere come mentore un certo Bobby Rahal lo farà senz’altro crescere, in attesa di una ritardata maturazione.

Stefan Wilson (Dale Coyne Racing, #18) Il fratello minore di Justin si avvicenderà al sedile con Ana Beatriz, non il massimo per iniziare una stagione da rookie, ma in tempi di vacche magre è pur sempre un occasione. Avere al proprio fianco il big brother Justin lo farà maturare in fretta. Possibile sorpresa in arrivo.

Takuma Sato (A.J. Foyt Enterprises, #14) Il giapponese che ha rischiato di vincere la Indy 500 è pronto al grande salto di qualità. Molto veloce nei test invernali, ora ha tutto per ben figurare e la “strana coppia” con A.J. è un incentivo non da poco a lasciarsi alle spalle gli errori del passato. Se l’irascibile boss si incazza, son banzai per tutti!

 

Girl Power Fu negli anni ’90 il motto delle Spice Girls, gruppo ‘all female’ che cambiò radicalmente il volto della musica pop. A poco più di 20 anni di distanza Simona De Silvestro ed Ana Beatriz scendono in pista con lo stesso grido di battaglia, nella speranza di cambiare il volto della IndyCar nel post-Danica Patrick

Simona de Silvestro (KV Racing Technology, #78) Dopo una disarmante stagione di tribolazioni ai limiti della depressione con il V6 Lotus-Judd, la ‘Swiss Miss’ da Thun è pronta ad issarsi sin lassù sulle più alte vette della classifica. Nei test di Barber ha dimostrato tutte le sue doti di scalatrice provetta, conquistando la top-5 nella prima giornata.

Ana Beatriz (Dale Coyne Racing, #18) Da Paulista DOC sarà presente proprio nel round casalingo oltre che in altri pochi eventi accuratamente selezionati (ovvia la 500 Miglia) dal suo munifico sponsor. Sarà della partita anche nella opener di St.Petersburg, obiettivo minimo vedere la bandiera a scacchi.

                           2013 IndyCar Drivers

Di Redazione

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