IndyCar, Danica Patrick: pilota o personaggio? Seconda Parte.

Come anticipato nella prima parte, al fine di stilare un bilancio finale dell’esperienza di Danica Patrick in Indycar, vi proponiamo una sorta di botta e risposta virtuale nel quale confrontiamo aspetti positivi e negativi,luci ed ombre,pregi e difetti, lasciando al lettore il compito di trarre le sue conclusioni e di rispondere, se crede, alla domanda del titolo, ovvero Danica Patrick è un pilota di talento o un personaggio mediatico?
In questa seconda parte analizziamo i “contro”.
Secondo la rivista Forbes Danica Patrick è la terza atleta donna più pagata al mondo incassando qualcosa come 12 milioni di dollari all’anno (una cifra che molti colleghi, ai vertici in IndyCar, in MotoGp, nei rally, nelle maggiori categorie motoristiche e perfino in F1, si sognano).
Durante la diretta, sul canale americano ABC, della 500 miglia di Indianapolis dello scorso maggio (una gara storica perchè si festeggiava il centesimo anniversario dalla prima edizione), nelle pause pubblicitarie, su 4 spot in cui compariva un pilota, ben 3 avevano come protagonista Danica Patrick.
Nella splendida introduzione alla gara (di cui vi segnaliamo il link: http://www.youtube.com/watch?v=vkito3LZ1_4 ), ad un certo punto l’attore William Fichtner, volto del video, parlando del fatto che ad Indianapolis conta soltanto la vittoria, dice giustamente: “Le cose stanno cosi: a Indy o vinci o sei dimenticato.”
Nello stesso momento alle sue spalle, come piloti più rappresentativi dello schieramento, compaiono Castroneves (3 vittorie ad Indianapolis), Franchitti (2 vittorie), e, con una scelta discutibile e in contraddizione con l’assunto precedente, proprio Danica Patrick, nonostante al via ci fossero altri due vincitori (Dixon e Rice).
Ci chiediamo: l’attenzione degli sponsor e dei media, i guadagni e le opportunità professionali concesse alla Patrick corrispondono ad un profilo di meritocrazia sportiva?
Se guardiamo ai risultati,ai freddi numeri, dobbiamo constatare che la Patrick è arrivata in IndyCar senza mai aver vinto niente nelle formule minori, nè un campionato, nè una sola gara.
Dopo la stagione d’esordio (dove aveva conquistato 3 pole), nelle 6 stagioni successive (pur correndo per squadre di primo piano) non ha mai ottenuto la pole e ha vinto una sola gara (per altro grazie alla particolare sequenza di bandiere gialle) e non è mai stata in lotta per la conquista del campionato.
Da quando c’è stata la riunificazione tra IRL e Champ Car e susseguentemente il campionato ha visto progressivamente aumentare il numero di gare stradali e ridursi quello di gare su ovali, le prestazioni della Patrick sono via via peggiorate, evidenziando palesi limiti tecnici e velocistici nelle gare in cui si gira anche a destra.
L’arrivo di nuovi piloti dalla vecchia Champ Car, dalle formule addestrative americane e dall’Europa ha via via ridimensionato la Patrick, spesso oscurata dal talento più genuino di Simona De Silvestro.
In questa stagione tutti e tre i suoi compagni di squadra hanno vinto almeno una gara,lei no,in ben 11 occasioni su 17 gare in qualifica è stata la più lenta tra i 4 piloti del team Andretti, sui circuiti stradali ha ottenuto come migliore qualifica un diciassettesimo posto,attestandosi in tutti gli altri casi sempre dopo la ventesima posizione,mentre in gara,sempre sugli stradali, non ha mai finito nella top-five, ottenendo appena tre piazzamenti nella top-ten.
Certo negli ovali la situazione migliora, ma diventa solo discreta con una prima fila in qualifica e un quinto posto in gara come migliori risultati.
Un curriculum, numeri alla mano, davvero mediocre.
Eppure la Patrick è stata a lungo contesa tra IndyCar e Nascar, ricevendo proposte importanti (sia in termini economici che di garanzie tecniche) d’ambo le parti, per non parlare delle voci che ciclicamente l’hanno accostata alla F1 (specie alla mai nata scuderia USF1).
Eppure piloti molto più capaci, cronometro alla mano, rimangono a piedi,faticano a trovare un sedile, si devono accontentare di impieghi part-time, di soluzioni di ripiego in team di terza fascia.
Non per fare sempre i nazionalisti, ma un Pantano o un Filippi,messi al posto della Patrick, avrebbero fatto a mio avviso molto, ma molto meglio o nella improbabile ipotesi che avessero ottenuto gli stessi (modesti) risultati di Danica sarebbero stati defenestrati da tempo, altro che contratti milionari.
E lo stesso dicasi ovviamente per tanti altri piloti (uomini e donne) di talento.