IndyCar, Le prime due sessioni di libere della Indy 500.

Dopo il Rookie Orientation Test il programma della 500 miglia di Indianapolis prosegue con le prime due sessioni di prove libere, che hanno visto scendere in pista tutti i piloti tranne Bourdais e Katherine Legge del team Dragon (la squadra ha lasciato i motori Lotus ed è in procinto di accordarsi con la Chevrolet).
Molti driver si sono alternati su più vetture, visto che ad Indianapolis la procedura di qualificazione prevede che ogni team elegga per ogni pilota due monoposto (una come “titolare”, l’altra come muletto). Inoltre ad Indianapolis risulta qualificata la vettura e non il pilota, questo vuol dire che un pilota che è riuscito a qualificare la sua vettura può essere sostituito in vista della gara da un altro driver (quest’ultimo, però, sarà retrocesso in ultima posizione).
Questa possibilità fa si’ che compagni di squadra possano guidare la stessa vettura anche nel corso delle prove libere, scambiandosi opinioni e sensazioni in modo da trovare il giusto set-up. Per esempio Marco Andretti, oltre alla sua Dallara n.26, ha guidato anche la n.25 di Ana Beatriz, che parteciperà alla Indy 500 con il team di Michael,papà di Marco.
Jean Alesi migliora progressivamente ed è ad un passo dal completare tutte le fasi richieste dal rookie test. Il francese è stato al centro di una piccola polemica insieme agli altri piloti non “regular”: poichè è stato deciso che eventuali penalizzazione di 10 posizioni in griglia per sostituzione del motore saranno scontate non ad Indianapolis, ma nella gara successiva a Detroit, in pratica i piloti che correranno solo la 500 miglia potranno sostituire tutti i motori che vorranno senza mai incorrerre in sanzioni (visto che non disputeranno altre gare nelle quali scontarle).
A proposito di motori,l’appello della Chevrolet è stato rigettato e quindi la Honda è definitivamente autorizzata ad utilizzare l’aggiornamento del turbocompressore del proprio propulsore.
Molti piloti hanno sottolineato che la nuova Dallara, a causa di una veste aereodinamica diversa e soprattutto della presenza delle strutture di protezione delle ruote posteriori, determina un effetto-scia molto più accentuato rispetto a quello della generazione precedente. Servia, pilota molto esperto che ha vissuto anche l’epoca della vecchia Cart, sostiene che l’effetto-scia si sente ad una distanza 5 volte superiore rispetto a ciò che accadeva in passato.
Si tratta di un’arma a doppio taglio: da un lato può essere un vantaggio (e infatti Saavedra ha ottenuto il miglior tempo delle due sessioni traendo giovamento da un’ottima scia seguendo il team mate Hunter-Reay), ma dall’altro lato, specialmente in gara, si potrebbero avere dei problemi. Viaggiando in scia, in quella che gli Americani chiamano “dirty air”, la vettura che segue perde deportanza e diventa sottosterzante, come ha evidenziato Justin Wilson.
Se in passato era sufficiente spostarsi leggermente rispetto alla traiettoria della vettura di testa per entrare nella “clean air” e recuperare cosi’ downforce, oggi l’effetto-scia di queste vetture è talmente aumentato che questa manovra potrebbe non essere più efficace.
Pagenaud ha dichiarato che è sufficiente avere una macchina davanti ad una distanza tale da riuscire a vederla per comiciare a sentire l’effetto-scia. Si tratta di qualcosa di nuovo cui i piloti dovranno riuscire ad abituarsi, per il momento comunque non c’è stato alcun incidente e i muri sono per cosi’ dire “immacolati”.
Tornando alle prove libere, di seguito vi proponiamo le classifiche del primo e del secondo turno, più la graduatoria del combinato dei due turni, con l’ avvertenza che i tempi sono da prendere col beneficio dell’inventario visto che alcuni piloti hanno girato in assetto da gara, altri hanno simulato la qualifica, altri ancora hanno goduto di scie importanti.

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