Intervista esclusiva a Giorgio Pantano sul suo ritorno in Indycar, la Formula 1 e… i rally!

A causa di un problema di compatibilità dell’applicazione di Google Plus per Ipad con cui era connesso, la puntata di Retro Box con Giorgio Pantano in diretta dagli Stati Uniti è saltata, ma speriamo di addolcire almeno un po’ la vostra delusione con questa intervista che Giorgio ci ha concesso nella stessa serata, reduce da una riunione col team Ganassi dopo il consistente 14esimo posto di domenica, ottenuto al debutto sulla DW12 e sulla pista di Mid-Ohio a 11 mesi dall’ultima volta che aveva guidato una monoposto.

Speriamo di averlo presto in trasmissione per potergli porre tutte le vostre domande.

Buona lettura!

Giorgio, per prima cosa grazie infinite per la disponibilità. Partiamo dalla Indycar: come è andata la gara di Mid-Ohio?

“La gara è andata molto bene per me. Sono molto contento soprattutto perché abbiamo ottenuto degli ottimi riscontri. Abbiamo fatto deglio ottimi tempi verso la fine e ho trovato subito un gran feeling. Purtroppo non abbiamo avuto tempo di fare test in precedenza. Per me il test è stato direttamente la gara ed è stato un vero peccato, perché avevo un feeling perfetto con la macchina e il tracciato.”

Cosa ci puoi dire del tuo esordio sulla DW12?

Erano 11 mesi che non salivo in macchina e me ne sono trovata una completamente diversa da quella dell’anno scorso, una molto bella da guidare. Mi sono trovato a imparare tutto da capo: vettura e pista. Dopo mesi che non giravo non potevo certo pretendere di volare. Per di più abbiamo avuto anche dei problemi prima della qualifica, perché sabato mattina, nell’ultima sessione delle libere, sembrava che a volte scattasse il limitatore e quindi non siamo riusciti a fare dei run con gomme nuove e ad arrivare alle qualifiche più pronti.

Quali sono le differenze tra la vecchia e la nuova dallara da un punto di vista della guida?

E’ proprio necessario uno stile di guida differente, praticamente l’anno scorso si percepiva una macchina più pesante, che richiedeva di essere meno aggressivo. Quest’anno invece sembra molto di più una macchina da corsa, anche grazie ai freni in carbonio e della maggiore downforce che creano una frenata più pulita e maggior grip in generale. C’è più stabilità e si avvicina molto di più allo uno stile di guida di una formula 1.

Abbiamo letto che non hai potuto spingere a fondo per risparmiare carburante…

Nell’ultimo stint di gara ho dovuto risparmiare carburante perché abbiamo spinto troppo all’inizio, così negli ultimi 15 giri ho dovuto cercare di amministrare per non fermarmi più.

Il fatto stesso che Ganassi abbia pensato a te per sostituire l’infortunato Kimball, nonostante fossi ferma da un po’, la dice lunga sulla stima che Chip nutre per te, sia come pilota che come persona.

Lui si ricordava di me dal 2005 e mi ha aiutato anche il fatto che da gennaio mi sono trasferito qui, per essere più vicino a qualsiasi team possa avere necessità. E sempre brutto salire in macchina quando qualcuno si fa male, però… Chip sapeva che ero qui a disposizione, io sto cercando di lavorare per il futuro e credo anche quello sia stato il motivo che lo ha spinto a chiamarmi.

Uno dei commenti più ricorrenti nel dopo gara sul web è stato “Ora rimangono solo da trovare i soldi per una stagione intera”. Qual è la situazione da questo punto di vista?

Mi sono appoggiato ad una agenzia di New York e stiamo lavoriamo da 2 mesi. Stiamo aspettando delle risposte e sembra che si possa far andare in porto qualcosa, ma finché non è tutto definito aspettiamo a parlare.

Un nostro lettore, Mickissimo, ci chiede da Twitter se non sei tornato in Formula 1, dopo aver vinto il campionato GP2, per questioni economiche o per altre di diversa natura.

Non voglio parlar male, ma tutti i piloti che sono andati in f1 avevano qualcosa alle spalle dalla GP2. A me è stato detto che ero troppo vecchio, a 29 anni, per la f1. Invece bisogna dire quella che è la verità, cioè che tutti quelli che sono passati in f1 hanno portato qualcosa. Vedi l’esempio di Grosjean, che è entrato e uscito dalla F1 e ora è tornato e sta dimostrando quanto vale. Lui ci è tornato anche se ci era già stato, ma nessuno dice che ha la Total alle spalle, che gli fornisce capitali e supporto, e che i suoi manager sono i padroni del team Lotus Renault. Queste cose non si vogliono dire. Purtroppo poi bisogna dire anche un’altra cosa: se noi piloti italiani avessimo un po’ di aiuto da parte di una scuderia che si chiama Ferrari, sarebbe tutta un’altra cosa.

In questo senso sono diverse puntate che critichiamo il programma Driver’s Academy, il quale finora chi ha portato in Formula 1?

“Nessuno. Ma in questo senso non voglio più pensare a quello che è stato il mio passato perché mi fa solo arrabbiare. Sono molto arrabbiato perché penso di aver dimostrato qualcosa in Europa ma non mi è stata data nessuna possibilità. Ormai va bene così. Vedo che qui le persone sono diverse, nel paddock sono in molti gli addetti ai lavori a dire che mi merito un sedile per una stagione intera per l’anno prossimo. Credo che ancora apprezzino il talento e i piloti che hanno passione e voglia di vincere. Certo, anche qui il fattore soldi gioca un ruolo molto pesante, ma è più una questione di economia, perché attualmente è più difficile trovare i soldi, però se un team ha soldi a sufficienza, va a prendere un pilota veloce, non ne cerca un altro con la valigia. Anche perché non mi stanno chiedendo 5 o 6 milioni di dollari come potrebbero chiedere a un pilota con meno esperienza. Mi stanno chiedendo di portare qualcosa.”

E’ un mondo dove la meritocrazia ha ancora un po’ di valore?

“Esatto! Ha ancora un po’ di valore.”

Quanto è diversa l’interazione con il pubblico tra Europa e Stati uniti?

“Qui il pubblico lo vogliono coinvolgere, renderlo partecipe. Lo spettatore paga un biglietto 20/25 dollari e può vedere tutto quanto, entrando anche ai box. E’ tutto molto aperto, non devi spendere 2 o 3 mila euro per vedere i box della Formula 1. Qui è il pubblico che dà la forza al campionato e quindi si cerca di trovare un sistema per coinvolgerlo. Senti proprio l’affetto di uno o dell’altro pilota, più o meno amato. I piloti al venerdì e al sabato hanno una sessione di autografi, quindi il pubblico vede il proprio beniamino, è a contatto diretto.”

Una domanda da appassionato di NASCAR: hai mai valutato l’idea di passare alle stock-cars?

“No, per il momento no. Dopo la Indycar magari potrei farlo. Ancora mi piacciono i circuiti veri, dove si gira anche a destra. Non sono ancora focalizzato su quel tipo di corse.”

Hai dichiarato che al prossimo test, Kimball proverà la macchina per qualche giro e si vedrà quali sono le suo condizioni. A prescindere dal fatto che tu corra o meno, quali sono i tuoi prossimi passi?

“Io sono a disposizione del team. Naturalmente spero come tutti che Charlie guarisca presto. Tra una settimana dovrei avere notizie definitive sulla gara di Sonoma.”

Come l’hai trovato il push-to-pass, per giunta ritardato? Non ti è sembrato troppo vicino a un videogame?

“Si sente parecchio la differenza quando lo usi perché ti regala una sessantina di cavalli in più. L’hanno ritardato per non agevolare troppo chi sta davanti, che poteva controbattere la tua mossa. Ora invece lo azioni prima di uscire dalla curva, quando sai che ci sarà un rettilineo. Quello davanti non sa se tu lo hai attivato e rischia così di sprecare i suoi push-to-pass. Personalmente non mi cambia molto. In certe occasioni però serve, specie quando chi ti sta davanti li ha esauriti.”

C’è un messaggio che vuoi mandare agli appassionati di motori italiani?

“Appassionatevi di più alla Indycar, lasciate perdere la Formula 1. Ci sono gare molto più appassionanti. Venirla a vedere o anche solo guardarla in televisione è molto emozionante. Ci sono due ore di gara e fino alla fine non sai mai come andrà a finire.”

Speriamo di averti ospite in diretta a Retro Box molto presto, per coinvolgerti su tutti i temi della settimana. Stasera ti sarebbe toccato parlare anche di rally.

“Ho letto una dichiarazione molto interessante a proposito di rally, che diceva che in pista, e in Formula 1 in particolare, c’è molta attenzione per la sicurezza, mentre nei rally non si fa nulla. Noi guardiamo alla sicurezza e si è sempre fatto molto, però nei rally, andare a 200 all’ora su stradine dove passa appena passa la macchina, magari con dei burroni intorno, è come andare a 400 o 500 all’ora in pista. E’ una cosa che bisognerebbe rivedere per salvaguardare la vita delle persone. Io ho sempre apprezzato i piloti di rally, più di noi che corriamo in pista. Il pilota di rally è davvero un grande e fa davvero la differenza. Ha sempre il pericolo che incombe, da quando parte a quando arriva. Togliere certe speciali, o correre dove ai lati della strada ci sono solo campi e prati, oppure ancora costruire dei tracciati appositi, servirebbe solo a snaturare la specialità. Bisogna lavorare sulla sicurezza passiva, sulle macchine, e magari avere più personale sul percorso per essere più vicini possibile in caso di incidenti.”

Grazie mille Giorgio, un saluto da tutta la redazione e soprattutto dagli appassionati di motori italiani! Speriamo di averti presto con noi per la diretta di Retro Box.

“Grazie, altrettanto a tutti voi! A presto.”

A Giorgio vanno tutti i nostri migliori auguri e un colossale grazie per la pazienza e disponibilità che ha dimostrato nel cercare in ogni modo di realizzare la puntata. In bocca al lupo Campione e a presto!

Stay Tuned!

Per chi volesse approfondire:

Sito ufficiale di Giorgio Pantano
Account Twitter di Giorgio Pantano