Milwaukee: Hunter-Reay è il sesto uomo.

Se in F1 l’equilibrio regna sovrano con 7 piloti diversi ad imporsi in altrettante gare, anche l’IndyCar non scherza visto che Milwaukee ha proposto il sesto vincitore diverso (in 8 appuntamenti).
Si tratta di Ryan Hunter-Reay, che proprio qui nel 2004 aveva colto il suo primo successo su un ovale (parliamo dei tempi della Champ Car).
La gara, partita con un’ora e mezza di ritardo a causa della pioggia, ha messo in evidenza nella prima parte i piloti di Ganassi: Franchitti, scattato dalla pole, ha condotto in testa i primi 63 passaggi, mentre Dixon, costretto a schierarsi in ventunesima posizione dovendo scontare la penalità per aver sostituito il motore, ha rimontato alla grande sino a portarsi al terzo posto (giro 67).
Mentre Franchitti dopo la prima sosta ai box ha progressivamente perso terreno sino all’incidente che lo estromesso dalla contesa (Dario è finito a muro al giro 194 probabilmente a causa di una rottura dovuta ad un precedente contatto con Briscoe), Dixon è stato vittima di una vera e propria ingiustizia, un errore semplicemente inaccettabile per un campionato di questo livello.
Al pilota neozelandese è stato comminato un drive through per ripartenza anticipata quando in realtà la ripartenza stessa era stata annullata a causa del riavvio lento da parte del leader (in quel momento Castroneves): a causa di un problema al sistema di cronometraggio la manovra di Dixon è stata segnalata con circa 30 secondi di ritardo inducendo la direzione gara a ritenere erroneamente che la (presunta) infrazione fosse stata commessa in occasione del restart successivo.
A fine gara sono giunte le scuse del direttore di corsa Beaux Barfield, scuse che evidentemente niente restituiscono al “povero” Dixon, che, perso un giro a causa della penalità, ha chiuso in undicesima posizione.
A partire da metà gara (dopo che in testa si era portato Castroneves che aveva provato a mischiare le carte con una strategia alternativa) Hunter-Reay si è portato al comando: il pilota di Andretti, partito in seconda posizione, aveva seguito da vicino Franchitti nel primo stint e una volta guadagnata la testa della gara (giro 142) non l’ha più lasciata fino alla bandiera a scacchi, portando a casa anche i due punti bonus per il maggior numero di giri al comando (84).
Il trionfo all’Indyfest del team di Michael Andretti (che, tra l’altro, è anche l’organizzatore dell’evento) è stato completato dal terzo posto di James Hinchcliffe: il canadese, approfittando dei problemi dei “big”, con questo risultato si è portato in seconda posizione in classifica generale, staccato di 31 punti da Power.
Pur non avendo ancora vinto, Hinchcliffe, miglior esordiente della scorsa stagione, stà dimostrando in questo 2012 grande consistenza offuscando coi fatti il ricordo della Patrick.
Milwaukee ha riportato in alto la Chevrolet: dopo tre vittorie consecutive della Honda (coincise con l’approvazione delle modifiche al turbocompressore del propulsore giapponese), il costruttore americano ha monopolizzato le prime 6 posizioni.
Secondo ha concluso un ottimo Tony Kanaan, ma in generale tutto il team Kv ha brillato con Viso quinto e Barrichello decimo: Rubens con il terzo posto in griglia ha ottenuto la sua miglior prestazione in qualifica in IndyCar, poi in gara ha costantemente viaggiato nelle prime posizioni sino ad un ultimo pit stop problematico che gli ha fatto perdere terreno, ma il suo weekend rimane decisamente positivo visto e considerato che questa era la sua prima esperienza su un ovale da un miglio.
Oriol Servia ha concluso in quarta posizione: da quando il team Dreyer & Reinbold è passato ai motori Chevrolet lo spagnolo è al terzo arrivo nella top-five in 4 gare.
Castroneves, sesto, è il migliore del team Penske: come accennato in precedenza Helio ha provato una strategia diversa che lo ha portato si’ in testa per 50 giri, ma che alla fine non ha pagato.
Peggio è andata ai suoi compagni di squadra. Power, condizionato dalla penalità di 10 posizioni in griglia per la sostituzione del motore, ha chiuso in dodicesima posizione (anche se il suo bicchiere può essere visto come mezzo pieno pensando ai punti persi da Dixon e Franchitti), mentre Briscoe, anche lui penalizzato in griglia, è giunto quattordicesimo.
Weekend sfortunato per Justin Wilson: il vincitore del Texas aveva ottenuto il secondo tempo nelle qualifiche ma la solita penalità di 10 posizioni lo ha costretto a partire indietro, infine in gara una nuova rottura del motore ne ha determinato il ritiro.
Continua la sofferenza per Simona De Silvestro, unica rappresentante del marchio Lotus. Condizionata da un motore lontano da un livello accettabile di competitività la svizzera ha costantemente occupato le ultime posizioni per poi finire in testacoda.
In conclusione una nota su Takuma Sato: il giapponese è finito di nuovo a muro (coinvolgendo tra l’altro l’incolpevole Jakes) e con questa fanno 4 volte di fila. Non sarebbe il caso per Bobby Rahal di provare il nostro Filippi?

Nel link che segue le classifiche e le statistiche complete di Milwaukee.

MIL–Milwaukee_IndyFest_Box_Score