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Signora 500 dica 33?

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In che stato di salute è la ‘Signora 500’? A pochi giorni dal via del mese sacro di Maggio e a trenta giorni dalla green flag della 98esima edizione della più classica delle classiche la domanda è sacrosanta e la risposta, ahimè, non è quella che vorremmo sentirci dire.

Siamo obiettivi: la Indianapolis 500 paga lo scotto di far parte di un campionato che sta facendo acqua da tutte le parti e la riprova sta nel fatto che si sta faticando più del necessario e del dovuto per trovare i consueti 33 piloti che si sfideranno allo ‘speedway’ per bere il latte nella victory lane. I ratings televisivi sono pessimi e l’alleanza con la NBC Sports Network non funziona affatto, complice il fatto che l’emittente non copre tutti gli USA e così per i team è difficile trovare gli sponsor che possano coprire la partecipazione alla 500 Miglia, figuriamoci l’intero campionato.

Quest’anno più che mai per arrivare ai 33 partenti di rito si sta facendo molto affidamento sulle ‘one-offs’ cioè le partecipazioni extra che vengono messe in pista dai vari team appositamente per la corsa di fine Maggio, l’unica di tutto il calendario IndyCar ad avere un rating televisivo pari o di poco superiore al 3.0, che per una gara NASCAR è il minimo sindacale.

Per gli americani il 33 ad Indianapolis è un numero intoccabile, guai a non avere al via le classiche undici file composte da tre auto e di certo il ‘It’s just a number’ esclamato da Tony George molti anni fa quando si faticava come oggi a riempire lo schieramento non deve essere una giustificazione ma un monito per fare di meglio, per far si che in una serie in continuo stravolgimento non si perda anche questa tradizione.

A conti fatti ad oggi le ‘entry’ confermate sono 32, ma di tre di queste non si conosce ancora il nome di chi sarà al volante. Ne manca una quindi. Dale Coyne sta facendo un lavoro immane per garantire addirittura tre auto e se il colombiano Carlos Huertas deciderà di non affrontare gli ovali al suo posto verrà chiamato molto probabilmente l’aussie James Davison. Sulla terza monoposto salirà con tutta probabilità l’inglese Pippa Mann, sempre portatrice di sponsor per questo evento. Il Dreyer & Reinbold Racing ha confermato la sua partecipazione e magari con l’aiuto di Chip Ganassi potrebbe schierare il giovane astro nascente americano Sage Karam, campione Indy Lights 2013, mentre sembra che almeno una Dallara del Panther Racing sia stata comprata da un investitore misterioso che potrebbe rispondere al nome di Stefan Wilson, fratello minore di Justin.

Arriveremo a 33, ma quanta fatica…

 

Roberto Del Papa


Di Redazione

INDYCAR insider. Tutto su IndyCar Series, Indy Lights, Pro Mazda Championship e USF2000. Seguo anche AutoGP, USAC e World of Outlaws. Kartista nel tempo libero. Follow me on twitter @papix27