Under pressure

Era il 25 Ottobre 1981 quando i Queen pubblicarono il singolo “Under pressure”, inciso insieme a David Bowie negli studi svizzeri di Montreux. Quella con il “Duca Bianco” fu la prima grande collaborazione del quartetto londinese e risultò in un brano sensazionale e ficcante, che entrò di prepotenza nella storia del rock (ovviamente, verrebbe da dire, visti i nomi in ballo). Trentatré anni scarsi più tardi, il motivetto scandito dai giri di basso di John Deacon risuona nella mente di un uomo. Australiano, capello castano, naso un po’ aquilino, Ray-Ban a specchio modello Top Gun e piede pesante: si chiama Will Power e questo weekend, sull’ovale dell’Auto Club Speedway di Fontana, si gioca il campionato IndyCar e una grande fetta di credibilità.

Il portacolori del team Penske si ritrova a battagliare per il titolo per il quarto anno consecutivo; le ultime tre stagioni lo hanno sempre visto lottare fino all’ultima gara e soccombere in modi piuttosto rocamboleschi, ma questa volta le premesse sembrano decisamente migliori e se è vero che il “3”, numero perfetto, non ha portato fortuna al pilota della Dallara-Chevrolet #12, oggi Power ci riprova puntando tutto sul “4”, cifra dell’eccesso.

Sarà lui effettivamente a trionfare?

Sì, perché…

Un Will Power così in forma probabilmente non si è mai visto. Sornione nella prima parte di stagione, tanto da sembrare alle volte in difficoltà e non abbastanza veloce da confermarsi al top, l’Aussie quest’anno si è dimostrato un diesel, ingranando nella seconda metà del campionato ed inanellando prestazioni sempre più convincenti che lo hanno portato a sopravanzare il compagno di squadra Helio Castroneves per la testa del classifica. Da questo punto di vista lo Zenith si è raggiunto a Milwaukee, dove Power ha ottenuto pole position, vittoria e giro veloce annichilendo la concorrenza; la partenza al palo in quel di Sonoma, poi, è un’ulteriore conferma delle possibilità della squadra capitanata da Tim Cindric.

Will ha inoltre sviluppato un inedito feeling con gli ovali. Oltre al weekend perfetto di Milwaukee, il pilota del Queensland è stato velocissimo sia al Texas Motor Speedway, dove ha firmato la pole, sia a Pocono, dove ha lottato per la vittoria fino al drive through che ha rovinato la sua gara. A Fontana, tra l’altro, Power è stato capace di trionfare lo scorso anno e questa potrebbe essere un’importante iniezione di fiducia per la sua mai tranquillissima psiche.

Ciò che più conta, però, è il buon margine di vantaggio che il nativo di Toowoomba può amministrare nei confronti degli inseguitori. L’unico veramente in grado di impensierirlo è infatti il senatore Castroneves, ma il brasiliano parte con un handicap di 51 punti che rischiano di rappresentare uno scoglio invalicabile. Simon Pagenaud e Ryan Hunter-Reay, rispettivamente terzo e quarto nella generale, pagano un distacco di 81 e 92 lunghezze; ragionevolmente, solo la matematica li tiene ancora in corsa.

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No, perché…

Indaghiamo gli eventuali punti deboli dell’Aussie, partendo dal titolo di questo articolo: la pressione. Will ha più volte dimostrato di non brillare per lucidità e due esempi calzanti possono essere le già citate corse di Forth Worth e Pocono: in Texas ha gettato via la pole position e la leadership della gara con un errore che ha consegnato le redini a Ed Carpenter, mentre sul “Tricky Triangle” della Pennsylvania un “eccesso di autodifesa” dato dalla troppa foga gli è valso una penalità che lo ha escluso dalla lotta per il successo. L’episodio più clamoroso, però, è chiaramente la finale del campionato 2012, quando solo Power poteva perdere quel titolo e infatti lo perse, finendo ingloriosamente a muro schiacciato dalla pressione della sfida lanciatagli da Hunter-Reay, laureatosi poi campione.

In quell’occasione, che il pilota non fosse tranquillo lo si poteva notare dal suo volto e dall’atteggiamento. Power ha sempre avuto una mente complessa, una psiche piuttosto tormentata e sia la fresca debacle nella domenica di Sonoma che il sistema di punteggio della gara di Fontana (nella quale si assegneranno doppi punti) potrebbero minare l’attuale fiducia e l’equilibrio dati dalle ultime prestazioni dell’australiano, come il già citato en plein di Milwaukee.

Come se non bastasse, Power non ha dalla sua nemmeno i precedenti. Nel 2011 egli vide sfumare le sue chances con la cancellazione dell’appuntamento di Las Vegas a seguito del dramma dell’indimenticato Dan Wheldon; nel 2013 la vittoria non gli bastò per colmare il gap di punti che lo separava dal leader di classifica Dixon, quinto al traguardo e campione. Del fattaccio del 2012 avete letto poco più in alto.

Inutile nascondersi dietro un dito, Will Power non è mai stato un pilota fortunato e un po’ per i suoi errori, un po’ per la malasorte, non è riuscito a raccogliere tutti gli onori che avrebbe meritato. Riuscirà finalmente, al quarto tentativo, ad impossessarsi dello scettro di campione? Questo lo sapremo solo nella mattinata italiana di domenica, quando la bandiera a scacchi della MAVtv 500 sventolerà a chiarire ogni dubbio.

Nel frattempo, però, “Under pressure”.