“Darò tutto per fare vincere il mio team”: intervista a Markus Palttala

“Vuoi qualcosa da bere?”

Markus Palttala riesce a farti sentire perfettamente a tuo agio, rimettendo in discussione i classici stereotipi sui finlandesi: freddi, distaccati, di poche parole. Lo sguardo è quello, glaciale, determinato e dall’occhio severo, ma il soggetto ha una confidenza e una loquacità che spiazzano.

Palttala è un punto di riferimento per quanto riguarda l’endurance. Da diversi anni nell’orbita del team Marc VDS, con il quale corre nella NASCAR Whelen Euro Series e ha appena ottenuto il secondo posto alla 24 Ore di Spa-Franchorchamps, in questa stagione il pilota di Nakkila si cimenta soprattutto nel Tudor United SportsCar Championship e nel VLN. Con il team belga ha conquistato anche due secondi posti consecutivi nel Blancpain Endurance Series (2011 e 2012).

Quest’anno gareggi in due campionati agli antipodi: la NASCAR Whelen Euro Series è la serie europea più vicina agli Stati Uniti, mentre il Tudor United SportsCar Championship è il più europeo tra tutti i campionati a stelle e strisce. Quali sono le principali differenze a tuo avviso?
“Non conosco bene la NASCAR americana, so solo che negli States è colossale, è massiccia. Penso che nella Whelen Euro Series si abbiano belle gare, la serie sembra in crescita e spero continui in questo senso, perché è un format che credo possa avere successo anche in Europa. Voglio dire, è molto importante negli Stati Uniti, quindi perché non fare sì che diventi importante anche qui? La mia impressione dopo Brands Hatch e Nurburgring è positiva, vediamo come si svilupperà il tutto. Il Tudor Championship è sostanzialmente una fusione tra Grand-Am e American Le Mans Series; la ALMS aveva molte regole in comune con l’ACO e con Le Mans, quindi dal punto di vista del pilota gareggiare in America o in Europa non fa molta differenza. Gli americani hanno un rapporto più stretto con i fans e gestiscono un po’ diversamente le Safety Car, ma alla fine i due modi di fare non sono distanti”.

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(Photo: Marc VDS)

E’ difficile gareggiare nella TUSCC con BMW e il weekend successivo passare ad una stock car NASCAR?
“Ad essere sincero no, anche perché sono abituato a correre con vetture diverse. Questa è la mia quarta stagione con BMW, ma ogni anno corro anche con Porsche. Per esempio, sto facendo il VLN con una Porsche in versione Cup e ho corso a Le Mans con una RSR. Penso sia addirittura più facile passare ad una macchina completamente diversa come una NASCAR, perché non ti aspetti le stesse reazioni dalla vettura e fai una sorta di “switch mentale”. Tutto è diverso, il che facilita il processo di adattamento e mi rende subito pronto ad affrontare la nuova sfida. Per me guidare auto diverse ogni weekend è positivo, mi aiuta a crescere”.

Recentemente hai ottenuto due belle vittorie nella 6 ore di Watkins Glen e a Mosport; ora il tuo team sembra molto competitivo. E’ stato difficile raggiungere questo livello o la vettura è sempre stata veloce?
“Questa è la macchina ex-Marc VDS con cui ho corso nel Blancpain l’anno scorso. Nei test pre-stagionali e a Daytona abbiamo avuto con noi alcuni uomini di Marc VDS che ci hanno dato una mano. Turner Motorsports è una compagine con grande esperienza, formata da ottimi ingegneri e una bella squadra, ma bisogna sempre conoscere la macchina e i ragazzi di Marc VDS ci hanno aiutato molto in questo processo. Abbiamo imparato la vettura molto velocemente e a Sebring abbiamo iniziato a fare tutto in proprio. Daytona è stata una corsa difficile e siamo stati lenti, perché il problema della nostra BMW è la velocità sul dritto e su quel tracciato la velocità di punta è il requisito più importante. A Sebring avremmo potuto vincere, ma abbiamo avuto un problema ad una ruota; poi abbiamo vinto a Laguna Seca, quindi direi che a parte Daytona siamo stati competitivi fin da subito. E’ un campionato nel quale può succedere di tutto, ci sono molte macchine in pista. Abbiamo avuto gare buone e gare cattive: abbiamo vinto a Laguna Seca e al Glen e a Mosport siamo arrivati terzi malgrado una penalità stop and go; Detroit non è un buon circuito per la nostra macchina, ma era andata bene fino a che non abbiamo avuto un problema al pit stop che ci ha relegati al sesto posto finale. Le corse sono così”.

Com’è stata la tua esperienza alla 24 Ore di Le Mans?
“Ah, Le Mans è stato il weekend peggiore di tutto l’anno! Siamo partiti con un leggero svantaggio in termini di Balance of Performance, perché il team aveva scelto di correre con una vettura 2011 per la sua velocità di punta maggiore rispetto alla versione attuale e per la gara poteva essere una buona idea. Purtroppo dopo i test collettivi i commissari hanno fatto degli aggiustamenti in termini di BoP aiutando le altre vetture e per noi era troppo tardi per tornare indietro. Bene, andiamo comunque in pista con grandi aspettative per la gara, salvo accorgerci subito di poter percorrere stint molto più corti del previsto: la benzina ci bastava per soli nove giri invece di quattordici, che tradotto significa dover compiere otto pit stop supplementari. Praticamente come spararsi da soli in una gamba e gareggiare zoppi. Come se non bastasse, siamo rimasti fermi al box due ore per un problema al cambio e ci siamo fermati in mezzo alla pista dopo aver perso una ruota: tutto quello che poteva andare storto è andato storto. Al di là delle vicende sportive, sono felice di esserci stato, il team è rimasto soddisfatto del mio lavoro e sicuramente ne è valsa la pena. Ho incontrato tante belle persone, conosco il team Prospeed Competition e i suoi componenti da tanti anni, così come il mio compagno di squadra Emmanuel Collard, con cui avevo già corso alcuni anni fa. Ho incontrato per la prima volta l’altro mio compagno d’equipaggio, François Perrodo, ma ora ci manteniamo in contatto e il nostro rapporto va ben al di là delle gare, è una brava persona. Ho vissuto una bellissima settimana a Le Mans, a parte la corsa che, a dirla tutta, è stata una m…”

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(Photo: Laurent Cartalade)

Parlando di Balance of Performance, ultimamente nel Tudor Championship si è discusso molto e il malcontento è palpabile. Ad esempio, a Mosport le vetture P2 si sono rivelate imprendibili per i DP e molti si sono lamentati.
“Non ho molto da dire sulla situazione dei Prototipi, non seguo la categoria da vicino. Per fare un altro esempio, però, un DP ha vinto a Watkins Glen grazie ad una migliore accelerazione e una velocità maggiore, ma le P2 erano nettamente le più veloci nel misto; è parte della competizione. Le squadre delle P2 si lamentano del loro deficit prestazionale, ma il gap di velocità che abbiamo noi rispetto alle altre GTD è persino più grande. La differenza è che nel nostro caso il divario può essere facilmente colmato con qualche aggiustamento, mentre nella divisione Prototipi è decisamente più difficile. Questo è ciò che posso dire sui Prototipi”.

Voi avete avuto problemi di BoP con la vostra vettura? Cosa pensi del disordine causato dal Balance?
“Come accennavo in precedenza, a Daytona eravamo oltre dieci miglia orarie più lenti in termini di punta massima, il che significa risultare ridicoli. Gli altri ci giravano praticamente attorno sui rettilinei. Dopo quella gara non abbiamo ricevuto alcun aiuto, siamo diventati competitivi sui tracciati “normali”, ma a quel punto ci hanno subito penalizzati. A mio avviso stanno intervenendo con il BoP basandosi solo sui risultati dell’ultima gara corsa e non riflettendo sul tipo di tracciato appena affrontato o da affrontare nella gara successiva. Voglio dire, a Sebring non eravamo nemmeno vicini ad essere i più veloci in pista, ma in qualche modo, grazie  al lavoro fatto dal team, abbiamo lottato per la vittoria: bene, ci hanno dato un restrittore e nessuno è ancora stato in grado di spiegarmi il perché. Voglio dire, come puoi dare un restrittore più piccolo alla vettura più lenta in assoluto in rettilineo? Se vuoi rallentarla puoi mettere una zavorra, lavorare sull’aerodinamica, fare qualsiasi cosa, ma non puoi darle un restrittore più piccolo, perché così facendo non fai altro che aumentare la differenza, invece di ridurla. Il BoP ha bisogno di tempo per diventare efficiente. In Europa, quando è stato introdotto nel 2003, era un sistema lacunoso ed è migliorato di anno in anno. Non sarà mai un sistema perfetto, ma penso che gli americani dovrebbero imparare dagli europei a gestirlo; avrebbero un’immensa mole di dati ed esperienze su cui basarsi. Devo dire che non sono molto contento del Balance, sembra quasi che stiano cercando di penalizzarci solo perché stiamo vincendo: se vinciamo è perché i piloti sono veloci e la squadra sta lavorando al meglio. Il BoP dovrebbe bilanciare le auto, non i team o i piloti”.

Cosa ci dici del rapporto con il tuo compagno di squadra Dane Cameron?
“E’ puramente platonico”.

Wow.

Ok, questa era una gran bella uscita. In ogni caso, quanto è importante avere una buona relazione con il proprio compagno di squarda, soprattutto nelle gare endurance?
“E’ un punto cruciale. I compagni di squadra si spingono a vicenda e questo aiuta a raggiungere performance migliori. Diventa importante soprattutto quando si ha poco tempo a disposizione per girare in pista, perché è necessario concordare su cosa ci sia da fare, su chi dei due debba iniziare la sessione e chi portarla a termine. E’ fondamentale poi che i due piloti apprezzino lo stesso setup della vettura, altrimenti bisogna scendere a compromessi. Con Dane funziona tutto alla perfezione. Inizialmente ho potuto dargli una mano perché, come detto, conoscevo già la vettura, mentre lui continua tuttora ad aiutare me in quanto conosce i circuiti. Lavoriamo davvero a stretto contatto, prima delle gare facciamo la trackwalk insieme, solo noi due, in modo da preparare al meglio il weekend. Lui fa un ottimo lavoro nel settaggio della macchina e io cerco di dare il mio contributo. Dane è un ragazzo stupendo, è piacevole averlo intorno, ma è soprattutto molto veloce e non commette errori. Sta facendo un lavoro mostruoso quest’anno e ci stiamo divertendo molto”.

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(Photo: MotorSportsMedia/Halston Pitman)

Siamo entrati nella metà finale della stagione. Cosa ti aspetti di ottenere nei campionati ai quali partecipi?
“Nella NASCAR ho corso solo due gare, Brands Hatch e Nurburgring, quindi non è troppo importante per me come campionato, benché sia stata una bella esperienza. Avrei dovuto partecipare anche all’appuntamento italiano di Magione, ma purtroppo è concomitante con la gara TUSCC di Austin. Per quanto riguarda la Tudor, ho dovuto saltare la gara di Indianapolis per correre la 24 Ore di Spa. Sono un po’ rammaricato, perché non ho più la possibilità di giocarmi il titolo piloti, ma Dane e il team possono ancora aspirare al successo finale e io sarò lì per dare loro una mano. Mancano ancora quattro gare, la strada è lunga, ma farò tutto quello che posso per aiutarli a conseguire il risultato. Se dovessero laurearsi campioni, avrò anche io il mio bicchiere di champagne con cui brindare!”

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“I’ll do everything I can to bring the team on top”: interview with Markus Palttala

“You want something to drink?”

Markus Palttala makes you feel immediately comfortable, reversing all the classic stereotypes on the Finns: cold, distant, people of few words. For sure he has that icy, determined and severe look, but the subject shows flooring speaking skills.

Palttala is an authority of endurance. Driver for Marc VDS since many years, he just achieved a second place finish in the Spa 24 Hours with the Belgian team and races part-time in the NASCAR Whelen Euro Series. This year the Nakkila native competes full time in VLN and in the Tudor United SportsCar Championship. His career highlights are two second places in the Blancpain Endurance Series in 2011 and 2012.

This year you compete in two different championships: the NASCAR Whelen Euro Series, the closest European championship to an American one, and the Tudor United SportsCar Championship, which the most European among all the Stars-and-Stripes series. What are the main differences in your opinion?
“Well, I don’t know the “American version” of NASCAR, I just know that it’s massive. My opinion is that in the NWES we have good racing, the series seems to be growing and I hope it keeps going on this way, because it’s a format of racing which can be succesful also here in Europe. I mean, it’s really big in the States, so why not getting it a little bit bigger here? My first impression after Brands Hatch and Nurburgring is good, let’s see how it develops. The Tudor Championship is basically a combination of the old American Le Mans Series and Grand-Am; ALMS had a lot of rules in common with the ACO and Le Mans, so from a driver’s point of view it doesn’t make a big difference to race over there or here in Europe. They have a different relationship with the fans and some different rules for the Safety Cars, but basically it’s pretty similar”.

Is it difficult to race with the BMW in the TUSCC and the following weekend come here and switch to the NASCAR?
“No, to be honest. I’ve always done it. This is my fourth season with BMW, but every year I also raced with Porsche. For example, this year I’m competing in the VLN with a Porsche Cup, I did Le Mans with a RSR, so I’m used to drive different kind of cars and switch from one to another. I think it’s even easier when you step in a completely different car like a NASCAR stock car, because you don’t expect the same reactions you have in the other one. The seat is different, everything is different and that makes me immediately ready to face a new challenge. For me it’s good to drive different cars every weekend, it helps me to improve”.

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(Photo: Brecht Decancq Photography)

Recently you have achieved two great wins in the 6 Hours of the Glen and Mosport; now your team is very competitive. Has it been difficult to reach this level or the car has always been good?
“This is the car I raced in Blancpain last year, it’s an ex-Marc VDS car. We had some VDS guys to give a hand in the tests and in the Daytona race, I think that helped us. Turner Motorsports is very experienced, they have great engineers and a great crew, but you always need to learn your car and the VDS guys helped a lot in this process. We got confident with the car very quickly and in Sebring we started to do everything on our own, now the team is doing a very good job. Daytona was a tough race, because the problem with our car is the straight line speed and that track is all about straight line speed, so there we were slow. In Sebring we could have won, but we had a problem with a wheel; then we won in Laguna Seca, so I would say we’ve been immediately competitive apart from Daytona, a track that doesn’t suit our car at all. In the Tudor Championship everyting can happen, there are so many cars on track. We had good races and bad races: we won Laguna, we won Glen, we finished third in Mosport despite a stop and go penalty; Detroit was not a good track for us, the competition was going well until we made a mess in the pits and finished in sixth place. That’s racing”.

What about your experience in Le Mans?
“Oh, Le Mans was probably the worst weekend this year! We started with a little BoP disadvantage, because the team chose a 2011 car which was quicker on the straight and could have been a good choice for the race; but then they helped the other cars after the tests and it was too late for us to chanche the veichle. Anyway, we went there with high hopes for the race and had a good start, but immediately we noticed that we couldn’t run as long as we expected in the stints with the fuel. We could do only nine laps instead of fourteen and eight pit stops more than expected, which is like shooting yourself in a leg. Moreover, we had to stay two hours in the garage for a gearbox problem, we lost a wheel and stopped on the track: everything went wrong. Apart from that, I was happy to be there, the team was satisfied of my job and for sure it was worth going. I met good people, I’ve known the Prospeed Competition crew for many years and my teammate Emmanuel Collard, as I had raced with him longtime ago. François Perrodo was new to me, but now we are friends and keep in contact not only for racing, he’s a very cool guy. I had a beautiful week in Le Mans apart from the race, which was sh…”

Speaking about the Balance of Performance, there have been some discussions in the Tudor Championship recently. For example, in Mosport the P2 cars were too fast for the DPs and many people complained about that.
“I don’t have much to comment on the Prototypes, I don’t follow that division very closely. Yes, a DP won the race in Watkins Glen with a better acceleration and top speed, but the P2s were the quickest cars in the corners; it’s part of racing. The P2s complain about being slower on the straight, but the speed gap between our BMW and the other GTD cars is even bigger; the difference is that in our class this problem can be easily fixed, while in the Prototypes class it’s difficult to solve it. That’s what I can say about the Prototypes”.

Have you had problems with your car and your team? What do you think about all the mess it’s been made with the Bop?
“In our case, we started in Daytona being more than ten miles down on the top speed, which means looking ridiculous. The others could turn around us on the straights. After that race we got no help, we became competitive on “normal” tracks, but as soon as we started showing good performances we’ve been penalised. For me they are changing the BoP too much “race by race” and not thinking about the circuts. I mean, in Sebring we were not even close to being the fastest on track, but managed to fight for the win anyway: they gave us a restrictor and this is something nobody has been able to explain to me. How can you give a smaller restrictor to the slowest car on the straight lines? If you want to make that car slower you put weight, you work on the aero, you can do no matter what, but you cannot give a restrictor, because it just makes the difference between the cars even bigger instead of smaller like it should be. The BoP needs some time to become efficient. in Europe, when it was introduced in 2003, it was a faulty system and became better and better over the years. It will never be perfect, but I think in America they should try to the European way of approching the BoP; they would have a lot of data to compare and contrast. I’m not entirely happy with the Balance, as they seem to be trying to penalize us just because we are winning races: if we win is because the drivers are fast and the team is working well. The system should balance the cars, not the teams or the drivers”.

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(Photo: Marc VDS)

What about your relationship with Dane Cameron, your teammate?
“It’s purely platonic”.

Wow, that was a master comeback.

Is it that important to have a good relationship with your teammate, in an endurance race in particular?
“Yeah, it’s crucial. Teammates push each other and this is important in order to reach a better performance. But the crucial thing is that when you have limited tracktime you have to agree what to do, who starts the session and who closes it, and you must also like the same car setup. If not, you have to make big compromises. With Dane everything is working very well. In the beginning I could help him because, as I said, I already knew the BMW Z4, and in the other hand he could help me because he knew the tracks. We are really working together, we do the trackwalk together, just the two of us, in order to prepare the weekend in the best way. He does a good job setting up the car, I try to give my contribution. I have nothing negative to say, the last races went very well. Dane is a great guy, it’s nice to have him around and he’s fast, makes no mistakes. He’s doing hell of a job this season and we’re having a lot of fun”.

We’ve entered the second half of the season. What are your expectations in the two championships you are racing?
“In NASCAR I did just two races, Brands Hatch and Nurburgring, so it’s not that important for me as a championship, but a very nice experience. I was supposed to do the Itlian round in Magione, but it’s together with the TUSCC race in Austin. In Tudor it’s a little bit bad because I missed Indianapolis, as I was entering the Spa 24 Hours. Personally, I can’t do anything in terms of winning the championship, but Dane an the team can, so I’ll be there to help them. It’s still a long way to go with four races left, but I’ll do everything I can to get the team on top. At the end of the season, I’ll have a glass of champagne too if they win”!

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