Ritorno al Motor Show, l’ex patron Zodiaco: «Servono idee eclatanti»

Mario Zodiaco, fondatore e primo patron del Motor Show, in una foto d’archivio

 

A cura di Ermanno Frassoni

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Ci vorrebbe forse il visionario acume di Mario Zodiaco, fondatore e quindi patron del Motor Show di Bologna dal 1976 al 1980 nonché premuroso «papà» delle mitiche dune buggies commercializzate dall’autosalone All-Cars, per dissipare d’emblée le incertezze relative all’idea della terza monoposto in Formula 1, estemporaneo artifizio invocato da più parti per mettere una pietra sopra alla più o meno certa dipartita (leggasi fallimento) di Caterham e Marussia.

L’effervescente imprenditore originario di Lizzano in Belvedere, alle porte del capoluogo felsineo, da tempo residente a Santiago de Veraguas, a sud dello Stato di Panama, in America Centrale, ricorrerebbe probabilmente a quattro modellini in scala da schierare allegramente sulla griglia di partenza dei Gran Premi per passare dalle diciotto monoposto alle classiche ventidue scese in pista con regolarità fino al quartultimo appuntamento del campionato stravinto dalla Mercedes.

Chi conosce Zodiaco e le sue gesta alla guida del Salone ricorderà infatti il singolare episodio del 1976, quando in seguito al rifiuto di Enzo Ferrari di esporre una Rossa di Formula 1 a Bologna in quello che il Commendatore battezzò avventatamente un «saloncino di provincia», il signor Motor Show, supportato dall’asso di motociclismo Giacomo Agostini e dal campione di rally Sandro Munari, suoi partners nel progetto, non fece una piega rimpiazzando la 312T di Lauda con un modellino della monoposto di Maranello. Il Drake, va da sé, non apprezzò l’iniziativa, eppure la goliardica trovata del trentatreenne Zodiaco, una delle tante, ebbe risalto mondiale riuscendo a catalizzare l’interesse della stampa e delle televisioni sulla sua inedita «creatura» col risultato di dare il via a una manifestazione che si prepara, dal 6 al 14 dicembre 2014, a tagliare il traguardo dell’edizione numero 39 sotto l’egida del gruppo GL Events.

Da sinistra verso destra Munari, Agostini, Lauda e Molinari: un parterre de roi per il Motor Show 1976

 

Code ai cancelli del Motor Show 1979: è il quarto anno della gestione Zodiaco

 

La rubrica Push to Rants, qui nella versione «in Action», ha raggiunto Zodiaco al telefono sottraendolo per circa un’ora alla quiete della campagna tropicale per parlare di Motor Show mescolando passato, presente e futuro non senza compiere una digressione relativa al tentativo, finora non troppo riuscito, del suo successore Alfredo Cazzola di allestire il Milano Auto Show, nelle intenzioni un nuovo Salone dell’automobile rimasto però ai nastri di partenza.

Ciao Mario, bentornato sulle pagine di Motorsport Rants. Sinceramente, ci credevi alla possibilità di una rinascita del Motor Show dopo lo stop forzato del 2013?

«Non so se è il caso di parlare di rinascita. Dal mio osservatorio non mi risulta che le principali Case automobilistiche mondiali abbiano fatto a gara per assicurare la propria presenza al Motor Show. Il nuovo format punta a promuovere soprattutto il comparto «racing» e prevede tanto spettacolo nella Motorsport Arena, eppure mi sorge un dubbio: a questo punto è utile restare a BolognaFiere? Perché non andare, giusto per fare un esempio, sul circuito di Imola? L’Italia sta vivendo un momento di stagnazione economica ed è questo il frangente più idoneo per far lavorare la fantasia. Spero che ci siano i presupposti per un’edizione all’altezza del brand Motor Show».

La macchina pubblicitaria del Motor Show 2014 ripete spesso lo slogan «God save the original»: pensi che si tratti di un tributo al format adottato agli albori?

«Posso soltanto dire che, se mi avessero interpellato, qualche suggerimento sarei stato in grado di darlo. Sono un po’ preoccupato per il futuro del Motor Show perché lo spettacolo da solo non basta, bisogna sempre estrarre dal cilindro nuove idee e proposte anche a costo di sembrare stravaganti. A mio avviso gli appassionati che decideranno di andare a Bologna si aspettano qualcosa di più di una serie di gare ed esibizioni nell’Area 48; occorrerebbe infatti rinnovare il Salone per motivare le Case a partecipare. Nella seconda metà degli anni Settanta, quando il Motor Show muoveva i primi passi, non tutti avevano la televisione e toccava a noi dello staff fornire un’impronta precisa alla manifestazione con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico. Oggi, diversamente da allora, Internet è a portata di mano, pertanto servono idee eclatanti che possano fare la differenza. L’appassionato si raggiunge con la pubblicità, che di questi tempi ha costi notevoli; il Motor Show ha una tradizione tutta sua da rispettare, quindi se mi trovassi al posto di chi tesse la tela farei in modo che fossero i giornali a interessarsi alla kermesse complice qualche stratagemma ordito dagli organizzatori».

Verrai di persona al Motor Show? Chi o cosa potrebbero convincerti a prendere un aereo per Bologna?

«Presenzierei volentieri se qualcuno mi invitasse! Ho ideato e poi realizzato questo evento, eppure già nel 2008, quando optai per una rapida sortita dicembrina al Salone in concomitanza con l’uscita del mio libro autobiografico «Nel segno dello Zodiaco» (Gingko Edizioni, ndr), compresi subito di non essere persona gradita. Ecco, mi piacerebbe avere una sorta di riconoscimento di paternità, visto che il Salone di Bologna l’ho lanciato io con Agostini e Munari».

La showgirl serba Nina Senicar, una delle affascinanti madrine del Motor Show

 

Cosa ti sentiresti di suggerire oggi agli organizzatori e a chi ha a cuore le sorti della kermesse bolognese?

«Gli appassionati vanno ingolositi, altrimenti chi si prenderà la briga di pagare un biglietto di ingresso per una manifestazione all’insegna del déjà-vu? Non siamo più negli anni Settanta e la formula del Motor Show necessita di essere rivisitata. Mi auguro che si evitino forzature».

Capitolo Milano Auto Show: perché secondo te la società Promotor di Cazzola ha scoperto soltanto a ottobre di dover posticipare la prima edizione al 2015?

«Il signor Cazzola, cui decisi di vendere i diritti della manifestazione dopo l’edizione del 1980, è stato sicuramente abile nel portare avanti il Motor Show di Bologna fino al 2006, anno della cessione ai francesi di GL Events, ma un conto è gestire con successo una macchina già oliata e un altro paio di maniche è inventarsi da zero un nuovo Salone dell’automobile. A lui va dato atto di aver saputo amministrare bene lo staff di collaboratori che gli avevo girato insieme al pacchetto Motor Show, per il resto non è evidentemente riuscito a generare interesse nelle Case al momento di concretizzare il progetto del suo Milano Auto Show nel quartiere espositivo di Rho Fiera».

Di recente Cazzola ha parlato di una possibile alternanza tra il Motor Show di Bologna e il Milano Auto Show: secondo te è una strada percorribile?

«Se c’è già Bologna, un secondo Salone non serve e non vedo come il signor Cazzola possa pensare di metterlo in piedi nel 2015 visto il periodo di crisi internazionale che ammorba purtroppo anche il mercato dell’auto. Il Motor Show, peraltro, deve galleggiare in un mare increspato fatto di Saloni prestigiosi quali Parigi, Francoforte e Ginevra, solo per citarne tre che sono tra i più quotati in Europa. La verità è che il Milano Auto Show ha giocato a carte scoperte con troppo anticipo e, alla fine, il suo promotore è andato incontro a una magra figura. Una volta gettato il sasso non si può nascondere la mano: doveva essere tutto pronto e invece, almeno nell’immediato, non se ne farà nulla, perché le Case non intendevano acquistare stands espositivi nemmeno quale cassa di risonanza in vista dell’Expo in programma a Milano l’anno venturo».

Alfredo Cazzola (da sinistra), ex patron del Motor Show, con Enrico Pazzali, AD di Fiera Milano

 

Al momento il Motor Show sembra essere uscito vincitore dal confronto: la cosa ti fa piacere? Inoltre, hai una ricetta per ridestare l’interesse delle Case automobilistiche?

«Forse sarò pessimista, ciononostante temo che la kermesse viva di luce riflessa, cioè di quanto di buono seminato negli anni d’oro. Cosa farei io per incentivare l’interesse? Intanto organizzerei un’esposizione statica di tutti i prototipi delle varie Case per raccontare agli appassionati l’evoluzione dell’automobile; da qui partirei per richiamare l’attenzione dei costruttori e chissà che, sulla base dei riscontri ottenuti, dall’edizione successiva non si riesca nel miracolo di avere davvero le grandi Case al Motor Show! Valuterei infine positivamente l’istituzione di un concorso che coinvolga le più prestigiose università del mondo, con un ricco premio in palio, così da stilare una graduatoria delle innovazioni tecnologiche più attraenti tra quelle presentate dai futuri ingegneri dell’auto. Per accendere i riflettori le ricette possono essere molteplici».

I bolidi della Nascar Whelen Euro Series, più nota come Nascar europea, approderanno nell’Area 48 il prossimo weekend: cosa ne pensi di questa novità?

«È proprio qui che volevo arrivare. Le novità dovrebbero essere il pane quotidiano del Motor Show, anche se non escludo che alcuni, tra gli appassionati che andranno a Bologna, abbiano già potuto ammirare dal vivo una vettura della serie Nascar durante un viaggio in America. Il sottoscritto, quando aveva le redini del Motor Show, fece sensazione portando nell’arena un dragster che nessuno all’epoca aveva mai visto in azione in Italia. I tempi cambiano, ma la costante è che dietro al Motor Show agisce ancora oggi una struttura, o meglio un’azienda, che ha la capacità di investire nella speranza di soddisfare i palati sempre più esigenti del moderno pubblico pagante».

Twitter @Fra55oni