The Italian Spirit of Le Mans – Inervista a Cetilar Villorba Corse

Alla vigilia della 85esima 24 ore di Le Mans abbiamo contattato Cetilar Villorba Corse, per sapere che aria tirasse al garage 50 del Circuit de la Sarthe. E a farci conoscere meglio il team trevigiano c’è niente di meno che il direttore sportivo della squadra: Raimondo Amadio.

Dopo aver portato a compimento la ‘Road to Le Mans’ è iniziata quest’anno una nuova fase del vostro progetto sportivo che avete titolato ‘The Italian Spirit Of Le Mans’. Raccontaci un pò di questa bella avventura e di cosa significa per voi.

“Avventura entusiasmante, titoli assolutamente densi di significato. Prima una lunga strada che passo dopo passo ci ha portato nel tempio sacro dell’automobilismo, della passione e della competenza del mondo del motorsport. Poi tutto il nostro spirito di team italiano che in questi giorni sta venendo fuori come non mai proprio qui a Le Mans. Abnegazione, fantasia, saper star bene insieme e grande senso dell’impegno. Non siamo un colosso, anzi, siamo un team arrivato qui dopo anni di gavetta, conditi però da tante vittorie anche al cospetto di squadre più grandi. Quanto lavoro ci aspetta ancora!”

E in futuro? Villorba è sulla cresta dell’onda, il prossimo passo potrebbe magari essere il WEC? O avete altri obiettivi, magari in altre categorie?

“Presto per dirlo. Non è una scusa, ma davvero prima affrontiamo un ‘colosso’ come Le Mans e poi vedremo in che direzione si avvierà il nostro futuro. Endurance a parte, abbiamo una lunga tradizione vincente in GT, le opzioni sono tante. Certamente poter di nuovo disputare la 24 ore (anche senza il WEC intendo) con un anno di esperienza sulle spalle, sarebbe bello.”

Tra i prototipi sarete l’unico team completamente tricolore. C’è orgoglio nel rappresentare il Made in Italy e l’eccellenza italiana ad un evento sportivo di questa portata?

“Sì, è certamente una bella soddisfazione. Però pochi proclami, solo tanta passione e volontà di dimostrare che possiamo disputare una bella gara. L’obiettivo è tagliare il traguardo, incrociamo le dita perché a Le Mans stiamo sempre più scoprendo che è davvero dura. Molto più di quanto dicono!”

Il divario tra LMP1 e LMP2 si è ridotto notevolmente negli ultimi anni e sembrerebbe quasi colmato dopo l’ultimo Balance of Performance. Credi che la LMP2 possa diventare in futuro la classe regina, come in America dopo l’uscita di scena dei Daytona Prototype o in passato con le GT3 che hanno lentamente preso il posto delle GT1? L’entry list della 24 ore 2017 parla chiaro: 25 vetture P2 e soltanto 6 P1..

“ Il ragionamento fila, ma non sono certo questioni semplici, anche soltanto da giudicare. E ogni categoria fa storia a sé. La Formula 1 è costosissima ma esiste da sempre. Dipende da molteplici fattori e francamente non ho le chiavi per tutti. Posso dire che le LMP2 sono fortissime ora, già prototipi ad altissime prestazioni. Vedremo, certamente anche la sfida tecnica delle LMP1 è notevole e piuttosto varia, nonostante abbia perso Audi quindi il futuro può ancora appartenergli. Senza dubbio nel 2018.”

Come mai, dopo gli inizi in GT, avete scelto di passare ai prototipi per cercare di raggiungere l’ambita griglia di partenza della 24 ore francese?

“In generale Le Mans è sempre stato un sogno per Villorba Corse. Siamo stati bravi e anche fortunati a mettere insieme tutti i pezzi e a cogliere le opportunità che si sono presentate. Credo che anche il livello sempre alto di professionalità che abbiamo mostrato in GT abbia pesato molto nel raggiungere questo punto di arrivo. Ma, come detto anche sopra, il mondo GT è cugino stretto di quello dei prototipi e l’uno non esclude l’altro. Siamo una scuderia che ha corso ormai quasi ovunque, in gare sprint o endurance, con gt e prototipi, e non solo in pista, quindi saremo pronti anche alle prossime sfide, sono sicuro.”

Certo il Circuit de la Sarthe ha un fascino ineguagliabile, ma anche la 4 ore di Monza è stato un appuntamento molto speciale. Siete soddisfatti del risultato ottenuto? Come ha risposto il pubblico italiano al secondo appuntamento dell’ELMS?

“Atmosfera molto ‘casalinga’, davvero un bel weekend. Non fosse stato per una piccolezza e un po’ di sfortuna, chissà, magari avremmo anche regalato un podio al pubblico italiano. Rispetto a Silverstone abbiamo migliorato, sì, ma a Le Mans è un’altra storia e quindi dobbiamo continuare a sudare. Speriamo comunque di avere tante altre occasioni per vincere all’Autodromo Nazionale, al quale sono legati diversi successi della nostra storia.”

A sedersi dietro il volante della Dallara #47 però ci sono (in foto da sinistra) Giorgio Sernagiotto, Roberto Lacorte e Andrea Belicchi. Abbiamo quindi fatto qualche domanda anche all’equipaggio tricolore.

Giorgio, Roberto, Andrea a Le Mans siete di fatto l’unico equipaggio tutto italiano, in un team italiano e su un prototipo italiano. Una bella responsabilità..

“E’ esattamente quello che volevamo! Portare il tricolore nella gara più importante del mondo! Siamo consapevoli di avere una grande responsabilità, sia nei confronti di chi ha creduto nel progetto dall’inizio sia nei confronti di tutti i nostri tifosi che ci hanno dimostrato che la passione per l’automobilismo in Italia è fortissima!”

Fa comodo avere in squadra un pilota come Belicchi che ha già partecipato ad 8 edizioni della maratona francese?

Risponde in particolare Sernagiotto: “Ho preteso personalmente Andrea in squadra, ci conosciamo da 20 anni, dai tempi del kart ed è la persona giusta per integrarsi nel nostro gruppo. Inoltre la sua velocità e la sua esperienza sono un fantastico riferimento per me e Roberto”.

Come ci si prepara fisicamente e mentalmente ad una gara di 24 ore? E non a una qualsiasi, proprio a quella 24 ore..

“La preparazione è lunga e costante, abbiamo cominciato a prepararci fisicamente a Ottobre dello scorso anno e mentalmente è un percorso graduale che stiamo facendo insieme, stringendo dei forti legami tra noi piloti e tutti i ragazzi della squadra. Una grande famiglia che si sostiene vicendevolmente.”

Avete tutti corso con delle GT prima che vi venisse affidato un prototipo. Quali sono le differenze principali, volante alla mano?

“L’aerodinamica è la grande variabile! La Dallara P217 è una vettura che fa della downforce il suo principio costruttivo, le velocità che si sviluppa in curva è incredibile, la forza laterale a cui siamo sottosposti noi piloti è veramente importante e se calcoliamo che si guida per 2 o 3 ore filate potete immaginare lo sforzo fisico e mentale! E’ quindi la velocità in curva la differenza più evidente con le GT e a sua volta influisce sulle traiettorie, più rotonde e fluide, e sulla modulazione della frenata in inserimento, più secca e precisa.”

Quanto contano le conoscenze tecniche per un pilota che compete al vostro livello?

“Conoscere la vettura, le sue varie componenti, le caratteristiche della gestione dell’assetto sono aspetti fondamentali che influiscono, oltre che sulla messa a punto, anche sullo sviluppo della gara. Oggi ci sono molti, forse troppi piloti di estrazione italiana che si fossilizzano sul giro da fenomeni, sul tempone (dicono scherzando, ndr) da raccontare al bar.. Ma dimenticano che le gare si vincono anche grazie a numerose altre variabili e senza dubbio tra queste la tecnica è una delle più importanti.”

Infine abbiamo fatto quattro chiacchere anche con Gianluca Marchese, che per conto di ErregiMedia cura la comunicazione del team.

Avete avuto un buon riscontro da parte di fan e media italiani dopo l’annuncio della partecipazione a Le Mans?

“Assolutamente. L’eco si è propagata in fretta e l’interesse, fra servizi radio, tv, giornali, internet e interviste varie, è presto lievitato. La nostra rassegna stampa può testimoniarlo facilmente. Poi alla presentazione del prototipo Dallara e di tutto il team sotto alla Torre di Pisa c’è stato un autentico boom di presenze, fra l’altro con tanto di pioggia. Ma nessuno ha voluto rinunciare a quel momento. E poi, al coperto, la conferenza stampa ha coinvolto tutte le testate principali, del motorsport ma anche generaliste e locali e c’è stato un interessante scambio di domande e considerazioni mai scontate e andato ben oltre le aspettative. Abbiamo respirato un grande entusiasmo capace di coinvolgere anche chi è “abituato” a un certo clamore, tanto che, ad esempio, pure l’ingegner Dallara si è lasciato trascinare e ha raccontato davvero molto sul progetto e su che cosa significhi affrontare la 24 Ore di Le Mans, non tralasciando di stuzzicare con qualche aneddoto.”

Pensate di poter dare alle competizioni endurance un pò dell’attenzione che meriterebbero qui in Italia?

“Non sappiamo come andrà il debutto di Cetilar Villorba Corse a Le Mans, ma confidiamo sul fatto che i colleghi giornalisti, gli appassionati e in generale il pubblico prima di tutto considerino quanto sia imponente e impegnativo un progetto del genere. Di quanto tutto questo sia una gran bella storia da raccontare e conoscere. La squadra, i piloti, lo staff, tutti ci stanno lavorando ormai da tre stagioni.. Ci mettono l’anima. È una storia tutta italiana fatta di competenza e passione ma anche di senso della sfida, con gli altri e con se stessi. Difficile dire se qui da noi faremo aumentare l’attenzione nei confronti delle corse di durata, ma certamente stiamo cercando di fare la nostra parte e soprattutto sarebbe positivo se si riuscisse in qualche modo a “vivere” insieme tutta la storia della quale si diceva prima. Per il resto sono diversi i pezzi del puzzle che si devono mettere insieme, l’endurance è un pezzo importante del motorsport e meriterebbe di più, ma questo dipende da quanto di più possano e vogliano fare tutte le componenti in causa. Segnali positivi, vedi il ritorno a Monza e appunto un progetto così importante per Le Mans, comunque ci sono.”

Ringrazio Roberto Del Papa per il contributo e Villorba Corse per la disponibilità.