Frederic Sausset: Roar to Le Mans

Siamo già a mercoledì. Il tempo vola, e la cosa bella è che il divertimento deve ancora arrivare. Un po’ quello che è lo spirito di Le Mans, una grande festa che va oltre il semplice riscontro cronometrico o l’aspetto prettamente sportivo, oltre le date segnate sui manifesti, oltre gli appuntamenti in televisione! L’entusiasmo fiorisce molto prima e finisce assai dopo. E oggi, con l’inizio delle prove e qualifiche ufficiali, si può dire che siamo entrati nel vivo dell’evento.

Qui si chiude invece la Road to Le Mans, proprio con questo articolo. E credo che, in quanto ultimo della serie, si meriti un vezzo, una peculiarità. Da qui il cambio di nome in “Roar to Le Mans”. No, Katy Perry non c’entra niente, il ruggito a cui si fa riferimento ha un suono e una valenza totalmente diversi, intrecciati con storie di vita, coraggio e determinazione. Come quella di Frederic Sausset.

Frederic è un imprenditore francese, classe ’69, un uomo tutto sommato normale con un lavoro normale e un normale interesse per l’automobilismo. Ma quando la normalità ristagna, arriva puntualmente qualcosa per equilibrare la situazione: nel caso di Sausset, una grave e rara infezione causata da una trascurabile ferita. Talmente aggressiva da costringere l’equipe medica che lo ha in cura ad amputargli tutti e 4 gli arti, ormai finiti in uno stato di cancrena. Momenti terribili che cambiano una vita per sempre.2

Frederic sfiora la morte, finisce in un lungo periodo di riabilitazione e, quando tutto si conclude, arriva la parte peggiore: rivedere il mondo, ma stavolta con gli occhi di un quadri-amputato. Qualcuno finisce nel baratro della depressione, altri si sforzano di vivere con dignità ciò che la vita gli riserva, altri ancora non ci stanno. Reagiscono. Certo, bisogna essere spinti non solo da una grande forza morale, ma anche dalla possibilità di trovare aiuto e supporto all’esterno, un lusso che molti non hanno mai avuto.

Perchè raccontare questa storia? Semplice: Frederic Sausset in questo momento è nel garage n°56 del tracciato di Le Mans, quello destinato a vetture con tecnologie alternative o sperimentali. E la monoposto che condivide con Christophe Tinseau e Jean-Bernard Bouvet, una Morgan Lmp2 motorizzata Nissan, alternativa lo è senza ombra di dubbio: freno e acceleratore sono azionati da due comandi posti nel sedile, sotto le cosce del conducente, mentre il volante è fissato ad un’estensione removibile che si attacca direttamente al braccio destro. Non solo, il seggiolino ha un sistema di molle che permette l’espulsione in caso di incidente, essendo ovviamente Frederic impossibilitato a scendere da solo dalla vettura. Il cambio è automatico. Inoltre la monoposto preparata dalla Onroak Automotive è strutturata in modo tale da poter essere guidata anche con la configurazione classica. Unico neo: per la sostituzione del pilota sono necessari circa 4 minuti.1

L’obiettivo? Finire la gara, così come è successo nella 4h di Silverstone disputata ad aprile nell’ELMS. Stessa vettura, stesso spirito, stessi piloti. E se Sausset salta subito all’occhio per coraggio e ambizione, degni di nota sono anche i suoi compagni di squadra, Tinseau e Bouvet. Diciamocelo: la particolarità di questo progetto difficilmente si sposa con prestazioni degne di risultati altisonanti, ma loro lo sanno e lo accettano. A dimostrazione che un messaggio di speranza vale più dei punti, degli allori e della gloria.

Perchè di questo si tratta, dimostrare che nulla è impossibile. Sausset ha trovato appoggi e mezzi, questo è fuori discussione: non tutti i quadri-amputati ottengono il supporto del direttore sportivo dell’ACO – Vincent Beaumesnil – e una fornitura di motori per mano di Wolfgang Ullrich. Ma la voglia di rimettersi in gioco, che sia su una monoposto da 300 orari o nella vita di tutti i giorni, rimane la stessa.

Lorenzo Michetti